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Monsignor Franco Buzzi, ”La Biblioteca Ambrosiana: da secoli centro di produzione culturale con un respiro universale”

Fondata e aperta all'inizio del Seicento, la storica Biblioteca Ambrosiana di Milano, oltre che garantire la conservazione di un patrimonio librario e artistico di immenso valore, porta avanti da secoli un lavoro culturale d'alto livello e di respiro universale. Monsignor Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca e Presidente dell'Accademia Ambrosiana, ne illustra la storia e l'attività...

Il Prefetto della storica Biblioteca Ambrosiana racconta la storia e l’attività di questa secolare istituzione milanese

 

MILANO – Fondata e aperta all’inizio del Seicento, la storica Biblioteca Ambrosiana di Milano, oltre che garantire la conservazione di un patrimonio librario e artistico di immenso valore, porta avanti da secoli un lavoro culturale d’alto livello e di respiro universale. Monsignor Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca e Presidente dell’Accademia Ambrosiana, ne illustra la storia e l’attività.

 

Qual è il quadro storico culturale entro cui nacque la Biblioteca Ambrosiana e con quale intenti venne fondata?

 

La Biblioteca Ambrosiana fu voluta dal cardinale Federico Borromeo – cugino del grande arcivescovo Carlo – che posò la prima pietra nel 1603 e la aprì al pubblico nel 1609. Il cardinale pensò alla Biblioteca non come un semplice luogo di raccolta dei libri, ma come centro di produzione culturale: per questo fondò contestualmente anche il collegio dei dottori, un gruppo di studiosi che fossero a disposizione del pubblico e fossero interessati a svolgere attività di ricerca nel loro ambito di competenza. Pur non escludendo nessuno dalla frequentazione della biblioteca, l’impegno di Federico Borromeo era rivolto soprattutto all’alta cultura. I componenti del collegio erano persone preparate in ambiti diversi, secondo un principio di specializzazione del sapere riassunto nel motto “singuli faciant singula”, cioè “i singoli dottori si occupino dei propri interessi peculiari”. Per facilitare il lavoro culturale dei dottori questa biblioteca venne composta con fondi librari provenienti da tutto il mondo conosciuto, non solo dall’area del Mediterraneo e del Vicino Oriente, ma dall’intera Europa: i Paesi slavi, la Germania, tutto l’arco alpino, la Francia e la Spagna, per concludere il giro con l’Africa. Non erano escluse neppure l’America da un lato e le Indie, l’Estremo Oriente, dall’altro. I libri in questo caso venivano portati dai missionari, ai quali il cardinale Borromeo chiedeva anche la stesura di un breva riassunto in latino. C’era dunque un’apertura universale da parte di questo grande cardinale, che era intellettuale di formazione umanistica e spirito aperto al confronto: agiva certamente in una prospettiva di evangelizzazione – il dialogo con le altre culture era animato dall’intento di diffondere il cristianesimo nel mondo di allora – ma era comunque molto disponibile all’ascolto e attento alle diversità.

 

Qual è oggi la mission di cui la Biblioteca si sente investita?

 

La Biblioteca Ambrosiana conserva oggi nel suo patrimonio genetico e vuole continuare ad alimentare questo respiro universale originario attraverso l’opera dell’Accademia Ambrosiana. Istituita nel 2008, questa è composta da sette classi di ricerca, gruppi di lavoro ad alto livello composti da professori e ricercatori provenienti da tutto il mondo, che si riuniscono qui una volta all’anno a lavorare sugli argomenti loro peculiari in rapporto ai fondi librari, manoscritti o stampati, qui conservati. Le classi si occupano di italianistica – abbiamo documenti dall’epoca di S. Francesco fino al 2000; di letteratura greco-latina; di patristica – i testi dei padri greci e latini risalenti ai primi secoli del cristianesimo; di letteratura dell’Ancien Régime – l’epoca dal Cinquecento al Settecento; di slavistica – dal paleoslavo fino alla letteratura del mondo russo contemporaneo; di studi sul Medio-Vicino Oriente, con quattro diverse sezioni, arabistica, giudaistica, armenistica e siriaca; e di studi sull’Estremo Oriente, con tre sezioni principali dedicate a Cina, Giappone e India cui si affiancano quelle dedicate a Vietnam, Corea e Tibet. Dal prossimo anno apriremo un’ulteriore sezione nella classe di studi sull’Estremo Oriente, quella degli studi euroasiatici, focalizzati sull’area tra la Cina e la Russia. Con questa linea di studi la Biblioteca porta avanti ancora oggi lo spirito e il pensiero germinale del cardinale Borromeo.

 

Accanto al patrimonio librario, la Biblioteca Ambrosiana vanta anche lo straordinario patrimonio artistico conservato dalla Pinacoteca: quando e perché fu istituita?
 
Costituita grazie alla donazione da parte di Federico Borromeo della sua collezione privata, la Pinacoteca fu aperta al pubblico nel 1618. Anche questa venne concepita non come un magazzino dove conservare i quadri, ma come una scuola d’arte: le opere donate dal cardinale – capolavori di Mchelangelo, Tiziano, Botticelli – dovevano servire come modello per gli allievi. Contestualmente alla Pinacoteca vennero infatti istituite quattro Accademie: quella di disegno, pittura, scultura e architettura. Queste portarono avanti la loro attività per più di un secolo e mezzo, finché Maria Teresa d’Austria, nella seconda metà del Settecento, decise di spostarle a Brera.

 

Ci può citare alcuni tesori custoditi dalla Biblioteca?

 

Oggi abbiamo un milione di libri e quattrocento quadri esposti in ventiquattro sale – con autori come Tiziano, Raffaello, Caravaggio, Botticelli, i fiamminghi. I tesori della Biblioteca sono numerosi: tra questi il Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci, sempre visibile in mostre tematiche che si rinnovano ogni tre mesi, le intere opere di Virgilio in un codice unico annotato di suo pugno da Francesco Petrarca, o ancora il Codice Resta, composto da padre Sebastiano Resta, che ha raccolto antologicamente tutta la storia del disegno italiano da Giotto fino alla fine del Seicento.

 

Con quali attività cercate di promuovere il vostro patrimonio e la cultura del libro nel nostro Paese?

 

Cerchiamo di sensibilizzare i giovani al patrimonio librario, e in particolare al patrimonio librario di valore artistico, attraverso varie iniziative. Innanzitutto le scuole curate dai nostri dottori, che introducono le classi del liceo alla comprensione della tradizione testuale – dal manoscritto miniato alla stampa – poi con piccoli corsi sulla storia del libro, della stampa, della scrittura. Ogni estate organizziamo una specie di summer school per gli studenti che si sono dimostrati particolarmente meritevoli durante l’anno scolastico, e poi per tutto l’anno ci sono in Ambrosiana i cosiddetti “giovedì letterari”, in cui vengono presentate particolari edizioni di pregio realizzate dalle grandi editrici, come Einaudi, Utet, Treccani, Sansoni, alla presenza di rinomati esperti. Di solito partecipa il giornalista Armando Torno, insieme ai nostri dottori e agli autori. Nel prossimo ottobre parteciperemo anche alla prima edizione di Milano Book Fair, che si terrà dal 26 al 29 ottobre.

 

Come giudica la digitalizzazione: rappresenta una nuova opportunità per i libri o un ostacolo?

 

La digitalizzazione, per il libro antico, è una necessità più ancora che un’opportunità: è una garanzia di conservazione e permette la fruizione del libro senza sottoporlo a usura. 

 

1 agosto 2012

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