LIBRI - Intervista all'autrice

Michela Marzano, “Nel mio libro spiego cosa serve per far ripartire la politica italiana”

Abbiamo intervistato Michela Marzano, filosofa e parlamentare che nel suo libro “Non seguire il mondo come va” (edito da Utet) non intende scrivere l’ennesimo libro sulla delusione di chi entra per la prima volta a contatto diretto con il mondo politico...

Intervista a Michela Marzano, filosofa e parlamentare autrice di “Non seguire il mondo come va” (Utet), un libro che vuole mostrare come un’altra politica sia possibile

 

MILANO – Abbiamo intervistato Michela Marzano, filosofa e parlamentare che nel suo libro “Non seguire il mondo come va” (edito da Utet) non intende scrivere l’ennesimo libro sulla delusione di chi entra per la prima volta a contatto diretto con il mondo politico. Il suo obiettivo è quello di svelare i meccanismi della politica attraverso gli strumenti dell’analisi filosofica, per dimostrare che un’altra politica è possibile, purché si rimettano al centro del discorso precise emozioni morali e politiche.  

 

Qual è lo scopo di questo libro? In che modo la filosofia può analizzare e raccontare la politica?

Il mio obiettivo non è quello di raccontare la delusione vissuta nella mia diretta esperienza in politica, esistono già molti libri su questo argomento. La mia volontà è quella di mettere a nudo alcuni meccanismi della politica italiana affinché i lettori possano capire quello che succede veramente. In più voglio offrire delle indicazioni chiare delle piste perseguibili per realizzare questo cambiamento cui auspichiamo noi italiani. La filosofia permette di analizzare e mettere in relazione, ricordare l’importanza della nostra storia e della nostra memoria, facendo tesoro di ciò che abbiamo imparato per utilizzarlo in prospettiva futura, passo dopo passo, rendendosi criticamente mi rendo conto di cosa non è stato fatto e si può fare e di cosa invece non si può fare.

 

Come valuta la sua esperienza di parlamentare?

La valuto in maniera duplice: positivamente perché mi ha permesso di osservare dall’interno dei meccanismi che prima potevo vedere solo dall’esterno. Mi ha permesso di confrontarmi, di imparare a fare degli interventi in aula, degli emendamenti. Del resto io sono un’intellettuale che ha scritto di politica ma che prima di questa esperienza non ne aveva mai avuto una conoscenza diretta. D’altro canto è un’esperienza per certi versi negativa, nella misura in cui ho scoperto un mondo in cui ci sono persone che lavorano seriamente e che hanno veramente voglia di contribuire al cambiamento dell’Italia, ma ci sono anche moltissime persone che probabilmente hanno dimenticato le ragioni per cui avevano deciso di entrare in politica; queste ragionano solamente in termini di posti di potere e responsabilità e tradiscono loro stessi, gli elettori e gli italiani. Alcune logiche politico/politichesi mi hanno molto delusa.

 

Nel suo libro lei si propone di utilizzare gli strumenti analitici della filosofia per mostrare come un’altra politica sia possibile. Quali sono i tratti salienti di questa politica secondo lei “possibile”?

Il punto di partenza dovrebbe essere la riscoperta dell’importanza dell’ascolto. Nonostante il risultato eloquente delle elezioni del 2013, che avevano mostrato rabbia e impotenza e volontà che le cose cambiassero, la volontà di cambiamento da parte della gente non è stata presa abbastanza sul serio. Bisogna rimettere al centro della politica la nozione di rispetto: soprattutto degli altri, in quanto persone dotate di dignità. Terzo elemento: bisogna introdurre nella politica la compassione e il coraggio. Compassione, ovvero: p rendere sul serio la presenza altrui, creare quelle condizioni che permettono a ciascuno di poter portare avanti il proprio progetto di vita, soprattutto ai più giovani. Il coraggio significa due cose: da un lato uscire dall’immobilismo che ha caratterizzato la scena politica italiana degli ultimi vent’anni e più, dall’altro evitare di immaginare che si possa andare avanti con la sola forza di volontà. Niente immobilismo ma allo stesso tempo niente volontarismo: con questo mi riferisco alla “politica degli strappi” di Matteo Renzi. Sicuramente ha voglia di cambiamento, ma rispettando poco l’alterità finisce per immaginare che la realtà possa sempre “sciogliersi” davanti alla sua volontà. La realtà si può cambiare soltanto con delle idee ma anche con una reale percezione degli ostacoli esistenti.

 

Questo percorso è a suo avviso percorribile nell’attuale contesto italiano?

Per me in Italia un simile “modello” è possibile: c’è moltissima strada da fare, perché la tendenza è quella di oscillare dall’immobilismo agli “strappi” senza rimettere al centro la persona e senza ascoltare. Ci sono molte cose che l’attuale governo Renzi sta realizzando e altre ancora che realizzerà. Il problema che io mi pongo è però a lungo termine: quali saranno i risultati a livello di tessuto sociale? A livello di vivere insieme? Temo che il cambiamento in atto possa essere più formale che sostanziale, occorre fare qualcosa in più. Abbiamo sicuramente bisogno di riforme, ma il cambiamento deve essere più profondo. Bisogna ricostruire il tessuto sociale e culturale del paese.

  

6 marzo 2015

 

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