Matteo Corona, ”Per evitare di scrivere libri noiosi conosco una sola tecnica: la fatica”

Diversi per stile e genere, ma uniti dalla stessa passione: quella per i libri e la scrittura. Parla così Matteo Corona, figlio del celebre scrittore Mauro Corona, per spiegare il particolare rapporto che lo lega al padre...

Il figlio di Mauro Corona parla del suo libro “Nelle mani dell’uomo corvo” e spiega come essere figlio d’arte l’abbia aiutato a coltivare la propria passione per la scrittura

MILANO – Diversi per stile e genere, ma uniti dalla stessa passione: quella per i libri e la scrittura. Parla così Matteo Corona, figlio del celebre scrittore Mauro Corona, per spiegare il particolare rapporto che lo lega al padre. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia in pittura e illustrazione, specializzandosi nell’utilizzo di tecniche tradizionali e digitali, Matteo parla del suo libro “Nelle mani dell’uomo corvo”, un appassionante thriller piscologico nato quasi per caso ma che ha proiettato il giovane Corona nel mondo della letteratura italiana. Matteo Parla della sua passione per la scrittura e analizza l’attuale situazione editoriale in Italia.

Da cosa ha tratto ispirazione per il suo primo libro, “Nelle mani dell’uomo corvo”?
Non c’è una vera e propria ispirazione. L’idea è nata, in origine, per cercare di conquistare una ragazza che, ai tempi dei miei studi a Venezia, mi piaceva moltissimo. Mi chiese se ero in grado di abbozzare una breve sceneggiatura per girare un cortometraggio da utilizzare per un esame. Dissi di si e iniziai a scrivere. Giorni dopo, quando mi chiese se avevo preparato qualcosa per lei, mentii: risposi di no. Sentivo che le quattro paginette di sceneggiatura preparate fin lì non bastavano per sviscerare tutti i misteri del racconto. Lei domandò aiuto ad un altro e non l’ho più sentita. Scrivere non è soltanto sottrarre parole inutili. Scrivere ti sottrae tempo, opportunità, amicizie. Ho preferito una storia di carta a una reale, ma forse la consistenza era la stessa.

 

Quali sono i suoi punti di riferimento in ambito letterario?
Non ho dei punti di riferimento in campo letterario. Ci sono dei testi che mi piacciono e interessano, di qualsiasi genere, e altri no. I primi li leggo, gli altri li lascio stare. Ogni persona si esprime col suo stile personale e unico. Questo è vero per la scrittura, ma anche per tutte le altre espressioni creative (dal cantare al dipingere) o nel semplice parlare o relazionarsi con gli altri. Si è unici anche nello stare soli. Tornando nel campo delle parole, riconosco un unico genere: quello noioso. E va fuggito a ogni costo. Con l’unica tecnica possibile: la fatica.

Che ruolo ha avuto suo padre nel coltivare la passione per la lettura e diventare scrittore?
Mio padre mi ha dato le chiavi per aprire scrigni zeppi di tesori incredibili. Grazie a lui ho conosciuto i classici della letteratura e dell’arte. Mi ha messo a disposizione i suoi libri e le sue conoscenze, regalandomi l’opportunità di scoprire e apprezzare questi universi fatti di opere meravigliose. Il piacere di inventare storie l’ho coltivato fin da bambino, quando, dopo la scuola, mi rifugiavo nei mondi invisibili che creavo con la mente, disegnando storie a fumetti dei personaggi immaginari. Per me essere scrittori è semplicemente trarre gioia e consolazione nel viaggiare con la fantasia. In questo sono scrittore da sempre, e lo sarei stato con qualsiasi genitore.

Essere un figlio d’arte e più un peso o un vantaggio?
I vantaggi non sono stati molti. Il lettore ha una coscienza collettiva e un gusto istintivo estremamente sviluppato. La moltitudine dei lettori è in grado di dare vita alla magia del "passaparola". Così se una qualsiasi opera umana (da un video sciocco di Youtube a un trattato scientifico) scatena interesse, il passaparola lo spargerà nella comunità. Allo stesso modo i lettori decideranno se il mio libro è un racconto emozionante, noioso o mediocre. Il cognome ha generato al massimo una piccola curiosità iniziale. Prima dello scandalo del Trota era più facile (scherzo, questa è una di quelle battute che non fanno ridere e che purtroppo faccio spesso). Per il resto io e il mio vecchio siamo troppo diversi per essere messi a confronto. Dallo stile al genere di cui ci occupiamo. E poi lui è uno dei top della narrativa italiana, io no. Non c’è competizione!

 

Lei è uno scrittore giovane. Cosa ne pensa dell’avvento del digitale e degli ebook nel mondo editoriale?
Il self publishing offre l’opportunità a un esercito di "dilettanti allo sbaraglio" di arrivare a veloce e comoda pubblicazione perché, grazie agli ebook, viene eliminato il lento e costoso processo di stampa su carta. Inoltre le percentuali sulla vendita di ogni singola copia sono molto vantaggiose rispetto ai sistemi originali. L’unico difetto dello stile contemporaneo "tanto e in poco tempo" è la scarsa qualità. Questo lo si vede non solo nel settore libri, ma anche in quello alimentare o dei servizi. In futuro bisognerà concentrarsi sulla bontà dei contenuti. Nasco con internet, ho sempre letto sia su schermo che su carta, per me non fa differenza. Gli ebook li trovo perfetti per la scuola invece: basta zaini da 15 chili e con due libri dentro. Un ebook contiene centinaia di testi e pesa pochissimo.

In Italia si legge poco. Cosa si può fare per promuovere la lettura?
Non ho mai visto Belen leggere un libro in uno spot tv. Peccato. Potrebbe essere una strategia valida. Non si può consigliare a una persona che si annoia a sfogliare libri, di leggere. Perché non lo farà. Leggere insegna molto, ma anche no. Si possono spargere centinaia di semi nel deserto, ma nella sabbia non crescerà nulla. Leggere è solo uno dei tanti sistemi per fare esperienza e migliorare la propria sensibilità. Aprirsi agli altri, aprirsi al nuovo, potrebbe essere un buon inizio. Il dialogo è una grande fonte di arricchimento. Il confronto fra persone di cultura ed esperienza diversa fa crescere e migliorare più di mille letture. Ma per parlare agli altri e a se stessi col cuore e con onestà, bisogna spogliarsi di tutte le maschere e delle finzioni. E’ non è per nulla facile. Leggere al giorno d’oggi richiede tempo. E tempo per se stessi ce n’è sempre meno.

 

4 settembre 2012

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