la rivoluzione degli e-book

Massimo Maugeri, “L’e-book rappresenta una rivoluzione dalla quale non si torna indietro”

Nel suo libro l'esperto di comunicazione letteraria sul web raccoglie le opinioni degli addetti ai lavori sul tema e-book
Maugeri e gli ebook

MILANO – Il “fenomeno ebook” è destinato a crescere, ma i libri di carta continueranno a essere stampati. E’ questa l’opinione di Massimo Maugeri, scrittore e collaboratore per diversi giornali e riviste. Nato a Catania nel 1968, Maugeri ha scritto per Historica il libro “L’e-book e (è?) il futuro del libro”. Lo scrittore è una figura di spicco della comunicazione letteraria sul web, come dimostrato dal suo blog Letteratitudine, il cui obiettivo è quello di creare un luogo d’incontro virtuale tra scrittori, lettori, librai, giornalisti culturali, critici letterari.

 

OPINIONI SULL’E-BOOK

Nell’opera, Maugeri ha voluto raccogliere le opinioni degli addetti ai lavori  riguardo l’e-book. “In linea generale direi che nessuno “condanna” l’e-book. Tutti sono più o meno consapevoli del fatto che si tratta di una sorta di rivoluzione dalla quale non si torna indietro. Alcuni evidenziano pro e contro del fenomeno. La maggior parte dei soggetti intervenuti, però, ci tiene a manifestare la propria preferenza nei confronti del libro di carta”. Non mancano secondo Maugeri posizioni sorprendenti, come quella dello scrittore e critico letterario, classe 1935, Ferdinando Camon, il quale sostiene “L’e-book sarà il libro di domani. Il libro elettronico è meglio del libro di carta, il libro di carta è meglio della pergamena, la pergamena è meglio della tavoletta di pietra. La nuova forma del libro è sempre più democratica della precedente”. Lo scrittore Valerio Evangelisti, fondatore di “Carmilla on line”, sostiene invece: “Non credo nel futuro degli e-book, come attualmente concepiti. I vari formati di e-book possono andare bene per i quotidiani (la lettura su schermo è rapida, si possono scorrere i titoli), per Wikipedia, per voci ipertestuali. Non va bene per i romanzi, a meno che non comprendano musiche e filmati.”

FENOMENO DESTINATO A CRESCERE 

Sentimenti contrastanti, quindi, quelli degli addetti ai lavori riguardo l’e-book. Massimo Maugeri da che parte sta? “Diciamo che la mia è una posizione intermedia. Però alcune considerazioni, a mio modo di vedere, sono difficilmente contestabili: 1) la storia della comunicazione scritta segue un percorso che va in tre direzioni: leggerezza, trasportabilità, riproducibilità, ovvero… trasmissione; 2) la comunicazione scritta ha sempre richiesto l’esistenza di supporti; 3) i primi supporti furono le pareti delle caverne (il massimo della pesantezza, intrasportabilità, irriproducibilità), poi si usarono lastre di roccia, pergamene, papiri, pagine rilegate e ricopiate a mano, i volumi stampati (Gutenberg); 4) con l’era digitale e l’e-book, vedi Kindle e altri supporti, il percorso che persegue la leggerezza, la trasportabilità, la riproducibilità beneficia di una rilevante impennata. In sintesi, ritengo che il “fenomeno e-book” sia destinato a crescere, ma che i libri di carta, soprattutto i romanzi, un po’ meno per quanto riguarda manuali o codici, continueranno a sopravvivere per un bel po’ di anni, anche se saranno stampati, nel tempo, in misura minore.

BARRIERE CULTURALI

Rispetto ad altri Paesi, il mercato degli e-book in Italia è ancora molto limitato, basti pensare che secondo i dati raccolti nel 2011 gli acquisti di libri elettronici hanno pesato soltanto dell’1% sui dati totali dei libri venduti. Secondo Maugeri è una questione di mentalità. “A mio avviso, l’Italia sconta la sua tradizionale lentezza ad adeguarsi alle innovazioni. Però, una volta superata la “barriera iniziale”, poi si cresce in maniera molto rapida. In genere è così. Immagino che per la diffusione dell’e-book possa verificarsi la stessa cosa”. Secondo Maugeri, però, ad una maggiore diffusione degli e-book non corrisponderebbe in automatico un incremento dei numeri di lettori in Italia. “Credo che l’incremento della lettura prescinda dal tipo di supporto usato. Credo sia un problema “culturale” e di “mentalità”. Per far crescere la lettura bisogna far capire alla gente perché è importante leggere. È su questo che bisogna lavorare”.

 

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