LIBRI - Intervista a Massimo Bisotti

Massimo Bisotti: “Le mie fiabe contemporanee per mantenere vivi l’entusiasmo e la leggerezza”

“Foto/grammi dell’anima” ritorna in libreria con una nuova edizone Mondadori. Il libro d’esordio di Massimo Bisotti, una raccolta di fiabe contemporanee che l’autore scrisse a vent’anni, si presenta in una nuova veste grafica...

Intervista a Massimo Bisotti, che ci parla della nuova edizione del suo libro d’esordio, “Foto/grammi dell’anima”

                                                                 

MILANO – “Foto/grammi dell’anima” ritorna in libreria con una nuova edizone Mondadori. Il libro d’esordio di Massimo Bisotti, una raccolta di fiabe contemporanee che l’autore scrisse a vent’anni, si presenta in una nuova veste grafica, arricchito da illustrazioni inedite. Abbiamo intervistato l’autore, che ci racconta di cosa significhi per lui questo lavoro.

 

Com’è nata l’idea di questa nuova edizione di ‘Foto/grammi dell’anima’?

Mondadori mi ha proposto la ripubblicazione per permettere una maggior diffusione del mio primo lavoro. Ho accettato con entusiasmo, in collaborazione con il mio primo editore. 

 
Il libro è arricchito dalle immagini di Stefano Morri: com’è nata questa collaborazione?

Ho chiesto che il libro potesse avere delle illustrazioni. La prima edizione l’ho spesso mandata ai bimbi, mi sono arrivate molte fotografie in cui le mamme lo leggevano ai propri figli. I bambini, eccetto rari casi in cui gli adulti non rinnegano o rinunciano a questa bellezza densa d’ingenuità, hanno una fantasia incantevole. Per un omaggio ai più piccoli ho desiderato questa aggiunta. 

 
Perché la scelta di ricorrere al linguaggio della fiaba contemporanea?

Non è stata una scelta, è la scrittura a sceglierci. Ho scritto queste fiabe quando avevo vent’anni e mi piace pensare che, attraverso i cambiamenti a cui la vita ci sottopone, si possa mantenere vivo l’entusiasmo e la leggerezza. Veniamo tutti colpiti dal disincanto. Vincerlo è un regalo che abbiamo la possibilità di regalarci, è una conquista. Imparare a ridere sul latte versato anziché piangersi addosso per me è la resilienza.

 

A quali modelli ti ispiri per scrivere le tue storie?

Non ho mai avuto miti né modelli. Probabilmente tutto è già stato scritto, ognuno di noi rimette in pasto a modo suo e nell’ambito del periodo storico in cui vive, ciò che lo ha colpito e contaminato. Mi ha sempre spinto un sentimento positivo, l’ammirazione. Ancora oggi a volte apro una pagina a caso dei libri che ho più amato, da Hesse a Calvino. Ci trovo delle risposte che ho già in me. Non si può diffondere una fragranza che non si possiede e neppure riconoscerla, se non è già intrisa, come un profumo, nel nostro modo di vedere la vita. 

Sei un autore con molto seguito sui social network. Quanto sono importanti oggi i canali digitali e le community online per un autore?

I canali dei social sono importantissimi se parti da zero, com’è accaduto a me. Sono un grande trampolino di visibilità. Il loro lato negativo è l’insulto gratuito che spesso arriva immotivato. C’è una grande differenza fra il diritto inalienabile di espressione e di critica e il diritto di offesa. Mi rendo però conto che non tutti conoscono il vero significato di libertà. D’altronde non si può piacere a tutti. Diventa un punto di forza anche questo. Essere riconosciuti è un privilegio e permette di distinguere immediatamente chi e cosa può essere presente nella nostra vita per darci un aiuto, ciò che è in grado di lasciare un segno e non una ferita. 

 

 

14 febbraio 2015

 

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