LIBRI - Alla scoperta dei messaggeri della lettura

Mario Tozzi, ”#ioleggoperché posso vivere tante vite attraverso le opere degli scrittori”

Cercare di trasmettere il più possibile il piacere del libro cartaceo a chi ormai si nutre solo di stimoli digitali. Con questa particolare missione il geologo e saggista italiano Mario Tozzi diventa messaggero della lettura il prossimo 23 aprile in occasione di #ioleggoperché...

MILANO – Cercare di trasmettere il più possibile il piacere del libro cartaceo a chi ormai si nutre solo di stimoli digitali. Con questa particolare missione il geologo e saggista italiano Mario Tozzi diventa messaggero della lettura il prossimo 23 aprile in occasione di #ioleggoperché, il primo evento dedicato ai non lettori capace di coinvolgere tutto il mondo dell’editoria. Noto anche come autore e personaggio televisivo, Mario Tozzi ci spiega come è nata in lui la passione per i libri e la poesia, spiegando perché la lettura di libri cartacei offre maggiori opportunità di conoscenza.

 

Come nasce la sua passione per la lettura ed i libri?

E’ una passione ereditata da mio padre, gran lettore. A casa si respirava sempre aria di libri. Mio padre leggeva sempre sia il pomeriggi oche la sera. E’ stato lui a trasferirmela.

  

Quanto i libri e la lettura hanno influito nel corso della sua carriera professionale?

Molto. Al di là dei professori, i libri sono stati fondamentali per la mia formazione. Per la mia carriera, hanno influito soprattutto i saggi, ma anche dai romanzi ho imparato tantissimo. Per la mia “sanità mentale”, la lettura di libri di poesia mi ha permesso di rilassarmi molto. Non amavo le poesie per bambini, crescendo mi sono molto appassionato alle poesie ermetiche, ad Ungaretti ed in particolare a Neruda.

 

Cosa significa per lei essere un messaggero della lettura?

Vuol dire cercare di trasmettere il più possibile il piacere del libro cartaceo a chi ormai si nutre solo di stimoli digitali. Trasmettere ai nativi digitali il piacere di leggere e di avere un libro in mano, affinché questa abitudine non vada perduta .

 

Nel suo ultimo libro “Tecnobarocco”, parla appunto di come la tecnologia del terzo millennio sia spesso inutile, fine a se stessa. Ritiene che l’eccessivo utilizzo delle tecnologie digitali possa snaturare l’uomo?

L’ebook non è negativo: in  un solo supporto ci metti tanti libri, risparmiando energia e carta. Certo, il libro di grande formato con belle illustrazioni è insostituibile… Questo comunque risulta essere l’unico vantaggio; per il resto gli stimoli elettronici non mi pare che permettano approfondimenti, e forniscono dei percorsi cognitivi diversi rispetto a quelli che io ricordavo. Sfogliare un vocabolario è diverso dal cercare un nome in rete, simbolicamente e fattualmente. Girare le pagine, prendere un volume da una libreria ti permette di ricordare più a lungo quello che hai fatto, mentre cercare i nrete è più superficiale.

 

Ultima domanda: lei legge perché…

Io leggo perché posso vivere tante vite attraverso le opere degli scrittori. Perché posso farmi leggere da una poesia, ed è la cosa migliore che posso fare, ovvero  specchiarmi in una poesia, fare in modo che sia lei ad interrogarmi piuttosto che essere io che leggo lei.

 

13 aprile 2015
 
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