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Maria Pia Romano, ”Noi non balliamo da sole”

DONNE E LIBRI, SPECIALE 8 MARZO - Amo le donne quando indossano una sciarpa rossa e scendono a ballare in piazza, non importa che sappiano o meno andare a tempo, l’importante è muovere le gambe e le braccia nel nome dell’energia positiva che pulsa dentro, per dire no alla violenza...

di Maria Pia Romano

 

Amo le donne quando indossano una sciarpa rossa e scendono a ballare in piazza, non importa che sappiano o meno andare a tempo, l’importante è muovere le gambe e le braccia nel nome dell’energia positiva che pulsa dentro, per dire no alla violenza.

 

Amo le donne quando urlano il loro malessere a compagni di stanza che troppo spesso non vogliono sforzarsi di capirle e le amo ancora di più quando non esce fuori la voce e fanno tenerezza come bambine indifese. Amo le donne per le quali si sprecano aggettivi: complicate, esuberanti, aggressive, creative, taciturne, estrose, maldestre, appariscenti; tutte così diverse, eppure tutte così uguali nel nostro unico vero, inconfessato bisogno: essere accolte. Speriamo che gli altri capiscano, senza che ci sia bisogno di parlare, invece il più delle volte questo non accade e noi restiamo mute, con il nostro groviglio di dissapori nella pancia, che ci fa più male di un attacco di colite. Deglutiamo reprimendo a fatica la voglia di piangere, qualche volta, anzi, se siamo sole o con l’amica del cuore, ci concediamo anche il lusso di farci rigare le guance da quella lacrima che proprio non poteva farne a meno di venir giù. Passa anche da lì la nostra crescita, ad ogni età.

 

A volte aspettiamo uomini di cui non abbiamo bisogno e ce ne accorgiamo troppo tardi, altre volte la nostra paura d’amare è più forte del desiderio di ricominciare, e ci attardiamo a rimuginare nell’attesa di una felicità che non arriva mai. Eppure quella felicità ha semplicemente il nostro nome, che è bello ed andrebbe gridato con gioia al mondo, in ogni stagione.

 

Amo le donne che non aspettano l’8 marzo per uscire a mangiare fuori con le amiche, ma che si concedono questa fetta di benessere in un giorno qualunque, semplicemente perché ne hanno voglia e non perché l’ha imposto il calendario. Amo le donne che l’8 marzo sanno fermarsi a ricordare, senza mettere manifesti, ma proclamando reciprocamente la bellezza del loro coraggio, quello di piccole eroine normali, che tutti i giorni lavorano, cucinano, pensano alla casa, ai figli, magari senza avere lauree in ingegneria gestionale, ma semplicemente un grande cuore.

 

Le donne sanno annullarsi sorridendo e troppo spesso l’unico regalo che vogliono è sentirsi regine di un regno incantato, dove non ci sono pellicce e diamanti, ma poche parole scritte col cuore, da chi amiamo. Perché il dono più bello è il tempo e la cura di chi ci vuole bene. E non è mai tempo di crisi per una carezza.

Che possiamo essere sempre “donne che corrono coi lupi”, selvaggiamente vere, ad ogni istante.
E se qualcuno ci dirà che abbiamo troppi anni per credere ancora alle favole, noi diremo che da oggi, la favola siamo noi, giacché abbiamo iniziato a credere che un mondo senza violenza sia possibile. Noi non balliamo più da sole.

 

8 marzo 2013

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