Margherita Remotti, ”I libri sono tutte le vite che possiamo vivere oltre la nostra”

''Troviamo sempre degli indizi se vogliamo cambiare''. Con queste parole Margherita Remotti esprime la sua convinzione che nei dettagli attorno a noi si nascondano piccoli particolari rivelatori che indirizzano la nostra vita verso un dato corso. È quello che accade ad Anna, la protagonista di ''Vetro''...
L’attrice e scrittrice ci parla di “Vetro”, il suo primo romanzo
MILANO – “Troviamo sempre degli indizi se vogliamo cambiare”. Con queste parole Margherita Remotti esprime la sua convinzione che nei dettagli attorno a noi si nascondano piccoli particolari rivelatori che indirizzano la nostra vita verso un dato corso. È quello che accade ad Anna, la protagonista di “Vetro”, il suo primo romanzo. La sua vita, fatta di abitudini consolidate e apparentemente perfetta, viene stravolta dall’apparizione di una statua di vetro nel suo ufficio, nella casa d’aste in cui lavora, di cui lei si impadronisce.  Questo episodio, e l’incontro con un uomo, Marco, dà inizio a un percorso di profondo cambiamento, un viaggio fuori e dentro di sé. L’attrice – lavora in teatro e al cinema e ha recitato di recente nel film “New Order” – e scrittrice ci parla di sé e del libro.
La narratrice è una voce squisitamente femminile, dà forma nelle parole alle sensazioni, alle sofferenze, alla sensualità, allo spirito e al corpo di una donna. È stato difficile trovare questa voce? C’è qualcosa di lei nella protagonista, Anna?
Credo sia una voce che ho dentro da sempre. C’era un’urgenza di raccontare, di dare corpo a questa voce. Anna è nata così, come un personaggio in grado di interpretare questa voce. C’è sicuramente parecchio di me in Anna, nel suo approccio alle cose, nelle sue contraddizioni, nella sua forza e nelle sue fragilità. Lei è tutto questo ma anche molto di più. Mi ha portato in posti dove da sola non ero mai arrivata. 
Lei crede che nella vita siano piccoli dettagli rivelatori – un oggetto, un accadimento improvviso – a dare alla nostra esistenza un corso inaspettato, come accade ad Anna?
Certo. Che siano persone, oggetti o episodi improvvisi, troviamo sempre degli indizi se vogliamo cambiare. 
C’è stato anche per lei un “episodio rivelatore” che l’ha spinta a intraprendere il percorso di scrittura di “Vetro”? Com’è venuta l’idea di questo suo primo romanzo?
Ho in mente “Vetro” da parecchi anni, dal momento in cui ho deciso di seguire i famosi indizi sul mio percorso. L’episodio rivelatore è stato proprio il trovarmi a seguirli, un po’ come unire i puntini, direi. “Vetro” è una metafora, una storia nata per caso, un pomeriggio di qualche tempo fa. Non sapevo come sarebbe realmente finita la vicenda, so solo che a un certo punto ho iniziato a scrivere e ho lasciato che i personaggi mi trascinassero con sè.  
Cosa rappresentano nella sua vita i libri e la scrittura? Ci può dire qualcosa delle sue preferenze letterarie?
Scrivere fa parte di me da sempre. Come recitare, ballare. I libri sono tutte le vite che possiamo vivere oltre la nostra. E farlo è vitale per me. La mia ‘maestra’ è da sempre Marguerite Yorcennard, il suo “Memorie di Adriano” e “Come acqua che scorre” sono i miei libri culto (ma sia chiaro che non credo di sfiorare nemmeno lontanamente la sua grandezza). Da adolescente ho amato molto anche la letteratura francese del secolo scorso (Simone de Beauvoire, Marcel Proust, Albert Camus, Jean Cocteau) e per un periodo non ho divorato nient’altro che Shakespeare. A volte mi innamoro di certi autori e li leggo per anni, come è successo con Milan Kundera e Raymond Carver, e tra gli italiani con Margaret Mazzantini (e non è una questione di omonimia, giuro). Ho letto parecchio teatro, italiano e internazionale, e come attrice sono cresciuta alla scuola del cinema americano, dei personaggi che parlano attraverso le loro azioni, i dialoghi, e questo ha influenzato molto il mio modo di scrivere. E poi gli haiku.  
30 ottobre 2013
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