Il vicedirettore del Fatto Quotidiano parla del rapporto Stato-Mafia

Marco Travaglio, ‘Lo stato è colpevole quanto la mafia della strage di via D’Amelio”

Marco Travaglio sale alle 18 e 30 sul palco della Piazza Rossa – la più grande - e si sistema tra le scenografie già pronte per il concerto di Caparezza, che canterà di lì a poche ore. Il pubblico attende curioso, certo di una gran performance...

BAROLO – Marco Travaglio per Collisioni 2014 sale alle 18 e 30 sul palco della Piazza Rossa – la più grande – e si sistema tra le scenografie già pronte per il concerto di Caparezza, che canterà di lì a poche ore. Il pubblico attende curioso, certo di una gran performance: Berlusconi è stato appena assolto dal processo Ruby e il litigio con Giuliano Ferrara in diretta tv ha messo in chiaro quale può essere lo stato d’animo di Travaglio. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano non delude: parla molto – più di un’ora e mezza – di tutto e con tanti incisi che in televisione finirebbero con un “bip”.

RAPPORTO STATO-MAFIA – Il tema dell’incontro è la trattativa stato mafia, su cui il giornalista ha scritto uno spettacolo teatrale, E’ Stato la Mafia, diventato poi libro. Travaglio è appena tornato da Palermo per i 22 anni dall’attentato di via D’Amelio, in furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. “C’era Rosy Bindi, presidente dalla commissione antimafia. Ed è stata fischiata, giustamente, perché lo stato è colpevole quanto la mafia in quella strage”, racconta. “Chiamarla trattativa è sbagliato – aggiunge – in realtà è una finta guerra: qui non ci sono i cowboy e gli indiani, ma gente pagata dallo Stato che non fa il proprio lavoro, anzi lavora per i mafiosi”.

IL LIBRO – I protagonisti di questo racconto sono ibridi, politici dalla testa all’inguine e mafiosi dalla cintola in giù. Sandro Lima, Craxi, Ciancimino, Riina: una è la faccia presentabile del potere, l’altra quella nascosta, di cui “lo Stato si serve per fare ciò che non può fare”.

La lotta alla mafia non è mai alla battaglia finale, al massimo si contiene, si aggiustano gli equilibri. Va avanti così da 200 anni. “Il Senato aveva preparato una legge sul voto di scambio con la mafia. Poi si sono accorti che l’avevano scritta troppo bene, che si rischiava di andare in galera e allora alla Camera l’hanno cambiata”, chiosa Travaglio. Dopo tre passaggi tra Camera e Senato, il 416ter punisce chi promette denaro o altre utilità in cambio di voti, ma le pene si sono abbassate a 4-10 anni ai 7-12 iniziali. L’altro punto su cui Travaglio smuove il pubblico sono gli scudi fiscali.

“Con Tremonti ne hanno fatti tre, ora sta per arrivare il quarto, ma lo chiamano ”voluntary disclosure”. Lo Stato ricicla denaro sporco chiedendo solo il 5 per cento d’interessi, la mafia lo fa ma si tiene il 40” ricorda. Il discorso poi si allarga: si finisce a parlare di Berlusconi, Mubarak e Ferrara col rossetto.

Susanna Combusti

22 luglio 2014

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