Marco Malvaldi e Francesco Recami, insieme per spiegare come nasce un romanzo giallo

I vecchietti del Barlume di Pineta seduti allo stesso tavolo con gli inquilini della Casa di ringhiera milanese. Sono i fortunati protagonisti delle serie ideate rispettivamente da Marco Malvaldi e Francesco Recami, i due scrittori toscani della scuderia Sellerio. Il primo, pisano, protagonista indiscusso del giallo-comico. Il secondo, fiorentino, fine tessitore di gialli senza delitti...

I due autori Sellerio a Bookcity Milano hanno raccontato i retroscena dei loro successi letterari

MILANO – I vecchietti del Barlume di Pineta seduti allo stesso tavolo con gli inquilini della Casa di ringhiera milanese. Sono i fortunati protagonisti delle serie ideate rispettivamente da Marco Malvaldi e Francesco Recami, i due scrittori toscani della scuderia Sellerio. Il primo, pisano, protagonista indiscusso del giallo-comico. Il secondo, fiorentino, fine tessitore di gialli senza delitti. Malvaldi e Recami si sono raccontati nel corso di Bookcity Milano durante l’incontro tenutosi sabato presso la sala sforzesca e coordinato da Daniele Bresciani.

 

COME NASCE UN GIALLO D’AUTORE – I due autori spiegano come sono nati i loro ultimi lavori. Inizia Marco Malvaldi parlando di come è nato il suo nuovo giallo “Milioni di milioni”, da poco in libreria e subito entrato ai primi posti delle classifiche di vendita. “Ero a Roma a presentare “La carta più alta”, quando mi chiama mia moglie per dirmi che aveva avuto l’idea per un nuovo romanzo. Mi narra una bella storia, ma ambientata in Canada sulle “diamond roads”, strade poco sicure perché spesso ricoperte dal ghiaccio. Un posto che però non conoscevo, non essendoci mai stato. Poi lo scorso gennaio, succede che rimango bloccato dalla neve a Frosinone. Una cosa umiliante, ma che mi ha fatto capire che potevo ambientare quella storia in Toscana”. Interviene quindi Francesco Recami, ammettendo un pizzico d’invidia nei confronti del collega. “Sono invidioso della moglie di Malvaldi, perché la mia è una che non mi da delle trame e che, qualsiasi cosa le propongo, anche se ho scritto una schifezza, mi dice sempre “bello”. “La casa di ringhiera” è una storia ambientata a Milano in una traversa di via Porpora, ma in realtà l’avevo ambientata in un’altra strada, che ho dovuto sostituire perché, a sei mesi di distanza dalla scrittura della storia, erano successi in quella via veramente degli eventi turbolenti. L’ambientazione è ispirata alla casa di ringhiera di alcuni miei amici, l’ambiente ideale per le storie che volevo raccontare”.

SINGOLARI INVESTIGATORI – L’attenzione si sposta quindi sull’idea ,che accomuna entrambi, di avere nei propri gialli degli investigatori anomali. Come l’Amedeo Consonni de “La casa di ringhiera”, tappezziere in pensione che nel tempo libero ama collezionare notizie su delitti feroci e violenti. “Mi invitano a festival gialli – spiega Recami – nonostante nei miei libri non ci siano omicidi, investigatore, investigazione e nemmeno la soluzione. Consonni è un investigatore per caso, che si trova in certe situazioni e in qualche maniera, goffamente coinvolto, ne viene sempre a capo”. “I miei investigatori, sia Piergiorgio e Margherita, sia gli altri, nascono dall’ambiente chiuso in cui si trovano – spiega invece Marco Malvaldi – Nel mio ultimo libro i due investigatori non abitano a Pineta, un paese difficilmente raggiungibile, ancor di più a causa della nevicata, e sono gli unici a non avere un alibi per l’omicidio. Essi si mettono ad investigare per necessità, per non venire indagati”. Mavaldi spiega quindi il rapporto con i personaggi protagonisti dei suoi libri. “I miei personaggi non chiedono di tornare. Ambiento le mie storie non a Milano ma a Pineta, un paesino da 5mila abitanti. La possibilità che ne stendino uno l’anno in quel paese lì è poco credibile, e si otterrebbe “l’effetto Jessica Fletcher”. I personaggi rischiano di prenderti la mano, essi si scrivono da soli, hanno una propria identità che rende la scrittura meno faticosa. Non vorrei, però, rischiare di diventare banale e poco divertente”.

SCRITTURA PERSONALE – I due autori spiegano al pubblico il proprio approccio alla scrittura. “Penso alla storia per qualche mese, senza scrivere – confessa Malvaldi – Una volta completa, la rimonto, quindi invito i miei amici a cena e racconto la storia. Se convince è ok, e raccolgo le loro impressioni. Ho un unico vezzo: ogni volta che inizio un romanzo, compro un computer nuovo, perché mi ha portato bene la prima volta”. Malvaldi prosegue raccontando un curioso aneddoto. “Quando ho ricevuto il mio primo romanzo, nella seconda di copertina c’era scritto che la storia era ambientata vicino Livorno, mentre io sono di Pisa. Chiamo la Sellerio per segnalare l’errore, e mi viene assicurato che la correzione verrà apportata per la seconda edizione. Le 7mila copie della prima edizione vengono esaurite in una settimana, e quando mi richiama la Sellerio per avvisarmi della ristampa, chiedo loro di non azzardarsi a cambiare nulla”.

DIVERTIRSI SCRIVENDO – Molto diverso l’approccio alla scrittura da parte di Francesco Recami. “A differenza di Marco, oltre a scrivere lavoro. Non sono in grado di raccontare le mie storie oralmente, perché all’inizio esse non mi piacciono. Non faccio leggere niente a nessuno finché non ho finito. Non riuscirei a darmi dei ritmi costanti nello scrivere, posso scrivere 12 ore di fila, come stare 4mesi senza fare nulla. Far passare del tempo, lasciare “a candire” ciò che hai scritto ti permette di avere un giudizio più critico su quello a cui stavi lavorando. Scrivo per divertirmi, per distrarmi dalle cose che mi rendono infelice. Per le mie storie, mi ispiro alla commedia italiana ad episodi di qualche anno fa, dove le risate sono a denti stretti e la commedia si mischia con la denuncia”. Anche Recami ha un aneddoto da svelare al pubblico. “Il romanzo pubblicato nel 2006 “L’errore di Platini” l’avevo scritto e proposto a Sellerio nell’ 86. Nello stesso periodo, l’avevo proposto anche a quelli di Mondadori, i quali mi dissero che ero presuntuoso e che il libro faceva schifo, e alla Rizzoli, con i medesimi riscontri negativi. Nel 2005 mi chiama Elvira Sellerio, dicendomi perché quel libro non l’avessi voluto pubblicare. A quanto pare c’era stato un malinteso…”

 

20 novembre 2012

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