Marco Ferrario di Bookrepublic, ”I brevetti di Apple e Amazon per vendere ebook usati impongono di ripensare il copyright”

''Mi piacerebbe che gli editori fossero più proattivi, più innovatori dello stesso Amazon'', sono parole di Marco Ferrario, ad di Bookrepublic, piattaforma digitale italiana online per la vendita di ebook. Ferrario commenta la notizia dei nuovi brevetti depositati da Amazon e Apple per la vendita di ebook usati...
L’ad della libreria digitale online Bookrepublic commenta le ultime novità  nel campo dell’editoria digitale  
 

MILANO – “Mi piacerebbe che gli editori fossero più proattivi, più innovatori dello stesso Amazon”, sono parole di Marco Ferrario, ad di Bookrepublic, piattaforma digitale italiana online per la  vendita di ebook. Ferrario commenta la notizia dei nuovi brevetti depositati da Amazon e Apple per la vendita di ebook usati e afferma che gli editori per primi, anziché combattere battaglie di retroguardia, dovrebbero anticipare i grandi colossi nel proporre nuove soluzioni per il mercato.

Non temete che la novità annunciata da Amazon e da Apple di un brevetto per la vendita di ebook di seconda mano possa avere un effetto devastante sul vostro mercato?
In Europa la situazione sarà diversa. Non è ancora chiaro infatti se questa operazione sarà immediatamente estendibile al di fuori degli Stati Uniti, per questioni legate alla normativa del diritto d’autore. Noi però non possiamo guardare sempre con terrore a questi annunci e cambiamenti, che sono l’evoluzione naturale del settore. Ci sentiamo semmai stimolati a pensare noi stessi a soluzioni di questo genere, a non aspettare che siano sempre i grandi colossi a proporle al mercato. In questo caso più che noi, che siamo una piccola realtà, avrebbero dovuto essere altri grandi realtà sui mercati principali, in particolare quello americano, ad anticipare Amazon e Apple. Sarebbe stato auspicabile che una soluzione di questo genere venisse proposta dai grandi gruppi editoriali, per esempio. Certo poi  questa novità avrà un impatto sia sui prezzi sia sul mercato in generale. Si creano sì opportunità in più di circolazione dei libri, ma questo a scapito sia degli editori, che guadagnerebbero soltanto sulla prima vendita, sia dei ritailer. Questo danno però non sarebbe maggiore di quello arrecato da tante altre azioni messe in campo da Amazon e Apple sul mercato.

L’affermazione che avrebbero dovuto essere i grandi editori a pensare a soluzioni di questo tipo suona un po’ paradossale visto che proprio loro si trovano danneggiati da questa situazione. Può spiegarci meglio?
Se il tentativo degli editori continua a essere quello di evitare che accadano cose di questo tipo sul mercato, anziché quello di essere loro stessi innovatori e proporre loro in primis soluzioni di questo tipo, si limitano a una battaglia di retroguardia. È un atteggiamento a mio avviso sbagliato, perdente: a me piacerebbe che gli editori fossero più proattivi, più innovatori anche rispetto allo stesso Amazon, pur se dovessero fare proposte che per una piccola realtà come Bookrepublic avrebbero lo stesso impatto potenzialmente negativo. La prima reazione degli editori invece, e anche degli autori, anzi la loro in particolare, è stata di denuncia. Scott Turow, in quanto presidente di Authors Guild, si è scagliato contro l’annuncio. Si è detto che moriranno le librerie, che scompariranno gli autori “midlist”, che le case editrici avranno ulteriori difficoltà perché si abbasseranno ancora i prezzi degli ebook. La risposta del mondo editoriale è stata quella di criticare e di porsi sulla difensiva rispetto a un’azione che è stata brevettata e che è legittima sul mercato. Se gli editori stessi avessero preso un’iniziativa simile, anticipando le solite realtà monopolistiche di Amazon e Apple, io l’avrei vista più di buon occhio.

Quali soluzioni potrebbe adottare una piccola realtà come Bookrepublic per sopravvivere?
Se dovesse partire anche in Europa, e dunque in Italia, un mercato dell’usato, da un lato ci sarebbe un allargamento del mercato, perché più persone avrebbero accesso ai libri, e questa è una cosa di cui compiacersi – del resto non potremmo fare molto altro. Dall’altro bisogna accettare il fatto che esista una concorrenza, anche  sicuramente in questo momento è squilibrata, perché ci sono realtà monopolistiche che hanno mezzi per innovare non paragonabili ai nostri. È nostro dovere in questa situazione trovare delle singole nicchie o delle modalità alternative per poter essere sul mercato e proporre qualcosa di diverso e di più conveniente ai lettori. Non trovo molte altre soluzioni: sono contrario a interventi di tipo normativo in difesa dello status quo, anche se comprendo che altri soggetti spingano in questa direzione. È nelle regole del gioco. Ma non è una posizione consona a una realtà nativa digitale come la nostra, che si basa sull’utilizzo della tecnologia per favorire l’accesso dei lettori ai libri. Non possiamo che accettare le innovazioni proposte da altri e cercare di esserci dentro.

Il concetto di copyright a questo punto va ripensato?
Quel che è più interessante rispetto a questa innovazione è proprio il fatto che sia un colpo ulteriore alla difesa a oltranza dell’attuale normativa sul diritto d’autore. Il fatto che nel contesto del digitale i libri possano essere venduti più volte e che il digitale sia il regno della copia obbliga senz’altro a un ripensamento del copyright, che va adeguato al nuovo contesto e alla nuova realtà, e questo è positivo. C’è però anche un risvolto negativo: siccome l’innovazione avviene all’interno di circoli chiusi, Amazon e Apple, ci saranno difese dello status quo ancora più accese che in passato, come già è avvenuto da parte di Authors Guild, perché si tratta di tutelarsi contro realtà monopolistiche. Questo favorisce le battaglie di retroguardia.

12 aprile 2013

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