“Maledetti uomini”: il romanzo di Andrev Walden che racconta l’infanzia, i padri e la ferita dell’identità maschile

21 Gennaio 2026

Un romanzo di formazione intenso e originale: “Maledetti uomini” di Andrew Walden racconta l’infanzia, la ricerca del padre e la costruzione dell’identità maschile tra ironia, dolore e memoria.

“Maledetti uomini”: il romanzo di Andrev Walden che racconta l’infanzia, i padri e la ferita dell’identità maschile

“Maledetti uomini” di Andrew Walden è un libro che parla dell’infanzia e dell’adolescenza non come età dell’innocenza, ma come territorio accidentato, popolato da adulti fragili, padri sbagliati, figure maschili ambigue e spesso pericolose.

Pubblicato in Italia da Iperborea, “Maledetti uomini” è un romanzo autobiografico travestito da fiaba nera, un racconto che alterna ironia e ferocia, tenerezza e disincanto, per raccontare che cosa significhi diventare uomini quando i modelli a disposizione sono instabili, violenti o semplicemente assenti.

“Maledetti uomini”: un romanzo di formazione fuori dagli schemi

“Maledetti uomini” è un romanzo necessario, perché racconta ciò che spesso resta taciuto: l’infanzia come terreno di ferite, la mascolinità come costruzione fragile, la famiglia come spazio ambiguo. Walden firma un libro che non cerca di assolvere nessuno, ma prova a comprendere.

È un romanzo che parla a chiunque si sia chiesto, almeno una volta, quanto del proprio passato continui a vivere nel presente. Un libro che non offre redenzioni facili, ma uno sguardo onesto e profondamente umano sulla crescita, sull’amore imperfetto e sulla fatica di diventare se stessi.

Trama e temi

In “Maledetti uomini”, Walden racconta la propria infanzia partendo da una rivelazione destabilizzante: a sette anni scopre che l’uomo che ha sempre chiamato padre non è il suo vero padre. Lungi dall’essere un trauma immediato, questa scoperta diventa quasi un sollievo. Da quel momento, però, la vita del protagonista si popola di una serie di figure maschili che entrano ed escono dalla sua esistenza come personaggi di una galleria grottesca e inquietante.

C’è il “Mago delle Piante”, hippie fasullo e affascinante; c’è l’Artista, vanitoso e inconcludente; c’è il Ladro, arrestato sotto gli occhi del bambino; c’è il Pastore, ossessionato dal peccato; c’è l’Assassino, violento e possessivo; e infine il Canoista, che sembra marginale ma finirà per segnare una svolta decisiva nella vita del ragazzo. Ognuno di questi uomini rappresenta una possibilità fallita di paternità, un modello imperfetto, spesso pericoloso, che contribuisce a plasmare l’identità del protagonista.

“Maledetti uomini” è un romanzo che parla di padri, ma soprattutto di assenza di padri. Il vero padre, descritto come una figura quasi mitologica, “l’Indiano”, resta a lungo un’ombra lontana, un sogno irrealizzato che il protagonista immagina come via di fuga da una realtà fatta di precarietà economica, relazioni tossiche e solitudine emotiva.

Stile e voce narrativa

Uno degli elementi più sorprendenti di “Maledetti uomini” è il tono. Walden riesce a raccontare episodi durissimi con una leggerezza solo apparente, usando l’ironia come strumento di difesa e di lucidità. Il suo stile è diretto, rapido, mai indulgente, ma capace di improvvise aperture liriche.

Il romanzo ha una struttura episodica che richiama la memoria infantile: frammentaria, selettiva, emotiva. I capitoli sembrano quasi racconti autonomi, ciascuno dedicato a una figura maschile, ma insieme costruiscono un percorso coerente di crescita e consapevolezza. L’infanzia non è idealizzata, l’età adulta non è una promessa di salvezza: ciò che conta è la capacità di guardare indietro senza autoassolversi.

In “Maledetti uomini”, il dolore non viene mai spettacolarizzato. È presente, costante, ma filtrato dallo sguardo di un bambino che osserva il mondo con una lucidità disarmante, spesso più matura degli adulti che lo circondano.

Un romanzo sull’identità maschile

Al centro di “Maledetti uomini” c’è una domanda semplice e devastante: che uomo si diventa quando gli uomini che ti crescono sono fragili, violenti o inaffidabili? Andrev Walden non offre risposte consolatorie. Il suo è un romanzo che mette in discussione i modelli tradizionali di mascolinità, mostrando come la violenza, l’egoismo e l’incapacità emotiva vengano spesso trasmessi di generazione in generazione.

Il libro parla anche di classe sociale, di marginalità, di un’Europa degli anni Ottanta ancora segnata dalle utopie fallite degli anni Settanta. Sullo sfondo, c’è una madre che cerca di sopravvivere, una famiglia disfunzionale, un mondo adulto che chiede al bambino di adattarsi invece di proteggerlo.

Chi è “Andrea Walden” e perché è una voce importante

Andrev Walden è uno scrittore svedese noto per la sua capacità di mescolare autobiografia, critica sociale e umorismo nero. In patria è considerato una delle voci più originali della narrativa contemporanea nordica, capace di raccontare l’infanzia e l’adolescenza senza nostalgia e senza compiacimento.

Con “Maledetti uomini”, Walden ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica, imponendosi come autore capace di affrontare temi complessi, come la paternità, la violenza domestica, la costruzione dell’identità, con uno stile accessibile ma mai banale. Il suo lavoro si inserisce nella tradizione della letteratura nordica più introspettiva, ma se ne distacca per il tono ironico e per l’attenzione costante alla dimensione emotiva.

 

 

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