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Luigi Mascheroni, ”Più libri mi passano tra le mani, più ne voglio possedere”

Il caposervizio della redazione Cultura e Spettacoli del Giornale parla di com’è nata la sua passione per la lettura, distingue tra critico e giornalista culturale e analizza la situazione della lettura in Italia...

Il caposervizio Cultura e Spettacoli del Giornale spiega com’è nata la sua passione per la lettura e distingue tra critico e giornalista culturale 

 

MILANO – Una passione nata tardi, ma che in breve tempo si è trasformata in una vera e propria "Bibliomania". Parla così Luigi Mascheroni, il caposervizio della redazione Cultura e Spettacoli del Giornale nel raccontare com’è nata la sua passione per la lettura, diventato poi un lavoro che l’ha portato a lavorare nelle redazioni culturali di prestigiosi giornali nazionali.

 

Come è nata la sua passione per i libri?
In realtà abbastanza tardi, anzi decisamente tardi. E’ nata alla fine del Liceo, quando il professore di Italiano, nell’anno della Maturità, istituì il “libro del mese”, ossia un libro di un autore italiano contemporaneo da leggere ogni mese, e che diventava oggetto di interrogazione. Fu una bella abitudine, perché fino ad allora leggevo ben poco al di fuori dei testi scolastici. Poi la passione vera esplose appena iscritto alla facoltà di Lettere. Letture disordinatissime, senza seguire alcun canone se non quello della curiosità; spaziavo da Bacchelli a Jay McInerney, da Pasolini a Melville, da Tondelli a Borges, persino la Allende… Però da allora, sia per piacere sia per lavoro, non ho più smesso di leggere. E verso la fine dell’università, oltre alla passione per la lettura iniziò anche quella per il libro, inteso come oggetto da “collezionare”. E poi la passione è diventata malattia, e così la bibliofilia, o meglio la bibliomania, si è impossessata di me. E il fatto di lavorare da 15 anni ormai nelle redazioni culturali dei giornali, dal Domenicale del Sole24Ore al Foglio fino al Giornale, ha solo peggiorato le cose: più libri ti passano per le mani, più ne vuoi avere… Almeno a me capita così.

 

Quanti veri critici esistono in Italia?
Io distinguo tra critico letterario e giornalista culturale. Il critico letterario è uno specialista, di solito un accademico, con una competenza altissima in campo letterario: un italianista, ad esempio. Una persona che segue con grande attenzione un settore specifico della cultura, la letteratura appunto, che ha studiato e acquisito un metodo critico ben preciso, e che dà conto delle sue letture con giudizi sicuri, attraverso articoli pubblicati con una certa frequenza su giornali e riviste. In questo senso, tra i critici italiani più importanti e seguiti penso a Ermanno Paccagnini, che scrive sul Corriere della sera, a Alfonso Berardinelli sul Foglio, a Filippo La Porta, ad Andrea Cortellessa, a Ezio Golino, a Carla Benedetta, che scrive sull’Espresso…

 

Quali caratteristiche deve avere un critico letterario?
L’intelligenza soprattutto, e un vasto background culturale. Poi l’onestà intellettuale, l’indipendenza di giudizio e, naturalmente, la chiarezza nella scrittura. Altra cosa, invece, è il giornalista culturale, come sono io: giornalisti professionisti che lavorano di solito in una redazione, altre volte sono free-lance, che si occupano in maniera più generale di cultura: scrivono di libri, intervistano gli autori, seguono i festival e i premi letterari, si “sporcano le mani” con le varie polemiche letterarie legate ai bestseller, le stroncature, i “pettegolezzi” editoriali… Due figure  di solito ben distinte e che servono entrambe a fare delle pagine culturali le più varie e interessanti possibili per i lettori.

   
I dati Istat e dicono che gli acquirenti e i lettori dei libri sono in calo in Italia. Secondo lei da cosa dipende? Quali sono le possibili soluzioni? Si può parlare di “primavera” grazie al digitale?
Sono anni che l’acquisto di libri, e quindi la lettura, è in calo in Italia. E’ noto che siamo il Paese più “arretrato” in Europa in questo campo. A leggere sono le solite persone: uno “zoccolo duro” di lettori forti che divora moltissimi libri, anche 5-6 al mese; e il resto del Paese che fa fatica a leggere anche un solo libro all’anno. La media alla fine è sconfortante. Cosa si possa fare, non lo so. Ormai non si comprano neppure più i giornali cartacei, figuriamoci i libri. I dati però ci dicono anche un’altra cosa: che non è vero che sono i ragazzi a non leggere, anzi. I lettori aumentano tra i giovani e diminuiscono tra gli adulti. Forse c’è una speranza… Poi c’è il discorso degli ebook. Una cosa meravigliosa, ma dai contorni ancora molto incerti. La quota di mercato dei libri digitali è appena superiore all’1 per cento. Di fatto, nulla. Per ora, però. Si dice che l’incremento sarà incredibile nel giro di pochissimo. Speriamo. Tutto ciò che aiuta e facilita la lettura è un bene. Certo, il libro di carta rimarrà sempre. Di questo sono strasicuro.

Lei è stato al Salone del Libro. Cosa ne pensa dell’edizione di quest’anno? Chi sono stati secondo lei i flop e i top?
Un’edizione ricchissima, con moltissimi autori, moltissimi libri, moltissimi eventi. Forse troppi, in tutti e tre i sensi. Forse il Salone, con l’autorevolezza che ha, potrebbe selezionare di più. Non dico certo i libri o gli editori. Ma almeno gli eventi… Forse il visitatore dovrebbe essere guidato un po’ di più, indirizzato verso poche cose ma di alta qualità. Oggi si tende a confondere tutto, la cultura alta e quella bassa, la “vera” letteratura e la narrativa di intrattenimento, il grande scrittore – un nome per tutti: lo spagnolo Javier Cercas – e il bestsellerista di massa… Insomma, qualche purista sarà rimasto sorpreso nello scoprire che il libro più venduto e cercato al Salone è stata l’autobiografia di Del Piero, davanti al “solito” Fabio Volo… Comunque Torino rimane sempre una straordinaria festa del libro e della lettura. Più di così…

 

Note biografiche: Luigi Mascheroni, giornalista, è caposervizio della redazione Cultura e Spettacoli del Giornale, dove lavora dal 2001. In passato ha lavorato per le pagine culturali del "Sole24Ore" e del "Foglio". Insegna Teoria e tecniche dell’Informazione culturale all’Università Cattolica di Milano e ha pubblicato tre libri, fra i quali, nel 2010, il pamphlet "Manuale della cultura italiana" (Excelsior 1881), un dizionario satirico sui salotti intellettuali. Dal febbraio 2012 ha un blog, primo in Italia, di videorecensioni. 

 

1 giugno 2012

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