Il libro di Lucia Annibali

Lucia Annibali, ”Bellezza è volersi bene”

Ci sono le risate e le lacrime di commozione, c'è il racconto semplice di una quotidianità fatta di ''cose normali'' faticosamente guadagnate, c’è il ''grazie'' delle persone venute ad ascoltarla. C'è tutto questo in compagnia di Lucia Annibali...

L’avvocato di Pesaro, che un anno fa ha subito un’aggressione con l’acido architettata dal suo ex fidanzato, ha presentato ieri sera a Milano il libro scritto insieme alla giornalista Giusi Fasano, ”Io ci sono” in cui racconta la sua storia

MILANO – Ci sono le risate e le lacrime di commozione, c’è il racconto semplice di una quotidianità fatta di ”cose normali” faticosamente guadagnate, c’è il ”grazie” delle persone venute ad ascoltarla. C’è tutto questo in compagnia di Lucia Annibali, che ieri sera ha presentata a Milano, presso la Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, il libro scritto insieme alla giornalista Giusi Fasano, “Io ci sono”. In compagnia delle due autrici è intervenuta anche Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere.

LA PROMESSA DI NON SENTIRSI MAI VITTIMA – La vicenda dell’avvocato di Pesaro Lucia Annibali è nota a tutti. Dopo aver lasciato un fidanzato che la maltrattava, il 16 aprile 2013 è stata aggredita da due uomini mandati dal suo ex con l’ordine di sfregiarle il volto con l’acido. “Sfregiare”, una parola che lei non sopporta: le parole che iniziano con questo grumo di lettere, “sfr”, rimandano tutte a significati negativi, scrive nel suo libro. “Sfruttamento”, “sfratto”, “sfracellare”, “sfregiato”. Ma lei non ci sta: non si sente né sfregiata, né vittima. Sono parole che non appartengono al suo vocabolario e che non trovano spazio nei suoi discorsi, a partire da quando, arrivata in ospedale un anno fa con un lungo percorso di dolore e guarigione da fare, ha promesso a se stessa di non cedere mai all’autocompatimento. “Parlando nella sua mente con l’uomo che le ha fatto questo, ha fatto una promessa a  se stessa: questo acido sarà la mia forza e sfregerà per sempre la tua vita”, racconta Giusi Fasano, che ha scritto “Io ci sono” insieme a lei e ha stretto con Lucia un profondo legame di amicizia.

IL DOLORE, UN GRANDE INSEGNAMENTO – A questa promessa Lucia Annibali non è mai venuta meno e dal dolore ha attinto il coraggio. “Il dolore per me è stato un grande dono, un grande insegnamento”, dice. Il percorso di consapevolezza, di distacco da quell’uomo di cui era succube era già iniziato, racconta lei. “C’era già stato un segno di violenza fisica, Lucia aveva deciso di lasciare quell’uomo dopo aver ricevuto un ceffone. Ha allora cominciato ad allontanarsi e ad alzare un muro, mentre lui ha preso il percorso inverso: voleva ristabilire su di lei un controllo”, racconta Giusi Fasano. “Quando l’acido scioglieva la sua faccia, ha capito di non amarlo più, di essere libera. In quel momento stesso la belva che aveva provato a divorarla è stata domata”.  

L’ASSUEFAZIONE AL NON AMORE – Ma com’è possibile che una donna capace di mostrare tanta forza si sia assuefatta al non amore di quell’uomo? “La donna che ero allora, la fragilità che emerge da quella persona, è l’esempio più eclatante di quello che si vive quando si è in un rapporto sbagliato”, dice Lucia. “È come se le donne maltrattate raccogliessero tutte le energie  solo per arrivare alla mattina dopo e non avessero forze per pensare a un passo più grande”, commenta Barbara Stefanelli.

LA VERA BELLEZZA – Una volta compiuto quel passo, però, Lucia Annibali ha ritrovato la sua pace, e anche la sua bellezza. È questo un concetto fondamentale su cui si riflette nel libro, e quella che Lucia ha imparato è una fondamentale verità. “La bellezza è volersi bene”, dice. “Il modo in cui ti vedi si rispecchia nello sguardo degli altri. Se provi affetto per te stessa, se sei in pace, questo agli altri arriva. Io mi sento bella adesso, sono bella della mia dignità”. Lucia Annibali non ha perso la sua femminilità. Continua ad amare la moda – “mi è sempre piaciuta moltissimo e in questa tragica vicenda ho incontrato una persona speciale che ha alimentato questa mia passione con regali generosissimi” –, si guarda allo specchio con ironia, ride di sé, si accetta. È capace di pensieri leggeri. Racconta per esempio della prima volta che ha rivisto il suo volto, le condizioni della sua pelle, il suo naso – “mancava un pezzo”, dice. Un trauma superato con commenti del tipo: “Bhe, questo naso non mi sembra granché”, e “Ho pensato che con la frangetta comunque sarei stata molto meglio”.

IL DESIDERIO DI MOSTRARSI – Non c’è ora nessuna paura di mostrarsi, anzi, c’è il desiderio di farlo. Il libro è corredato di fotografie, non solo quelle di oggi, ma anche le immagini che documentano il lungo percorso di cure – che non si è ancora concluso –, immagini di lei in ospedale, immagini delle varie tappe attraversate. “C’è il desiderio di mostrarsi e ottenere rispetto per il mio dolore, per quello che ho dovuto sopportare e che devo sopportare”, afferma Lucia Annibali. “Io rispetto la mia sofferenza, voglio che anche gli altri lo facciano.” Si è mostrata anche al suo ex, durante il processo: “Ho cercato il suo sguardo, una volta soltanto. Volevo che vedesse cos’aveva combinato. Ha fatto spallucce, ma va bene così. Dovrà per sempre fare i conti con la sua coscienza, con quello che è. Io con lui ho chiuso”. A parte quell’unica volta, Lucia non ha voluto avere in nessun modo a che fare con lui nemmeno in tribunale: due volte al processo lui ha testimoniato. Una volta lei è uscita dall’aula ed è andata nella sala dei testimoni ad ascoltare la musica, la secondo si è tappata le orecchie. Non ha più voluto ascoltarlo, non ha più voluto sentire le sue menzogne. E la condanna, esemplare, le ha dato un po’ di giustizia: 20 anni al suo ex, 14 agli esecutori del piano.

LA DEDICA – Adesso Lucia Annibali pensa solo al futuro, cui corre incontro dicendo “Io ci sono”, “sono pronta”. E a tutte le persone che soffrono o hanno sofferto come lei, a tutti coloro che hanno vissuto un’esperienza simile, manda un grande messaggio di speranza. Il libro è dedicato a tutti gli ustionati, cui Lucia dice: “Siate orgogliosi dei segni che resteranno sulla vostra pelle”. “Sono un’ustionata e fiera di esserlo”, afferma Lucia. “So che è difficile l’idea di non poter essere più come prima e quanto costi fatica ritornare a una vita normale quando non ci si riconosce allo specchio. Ma noi abbiamo una marcia in più.”

29 aprile 2014

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