Sei qui: Home » Libri » Autori » Luca Bianchini, ”la famiglia è il nostro punto di riferimento a Natale e non solo”

Luca Bianchini, ”la famiglia è il nostro punto di riferimento a Natale e non solo”

Dopo il successo di Io che amo solo te, Luca Bianchini ritorna in libreria con La cena di Natale, e si ritrovano qui i protagonisti che nel primo romanzo ci avevano fatto sorridere, divertire

È l’anti-vigilia di Natale e vi proponiamo l’intervista all’autore di ‘Io che amo solo te’, tornato in libreria con la versione natalizia del suo romanzo

 

MILANO – Dopo il successo di Io che amo solo te, Luca Bianchini ritorna in libreria con La cena di Natale, e si ritrovano qui i protagonisti che nel primo romanzo ci avevano fatto sorridere, divertire, riflettere, sperare, amare. Ninella e don Mimì, figli e parenti, sullo sfondo di una Polignano a Mare velata dalla neve. Abbiamo intervistato Luca Bianchini ed è stato entusiasmante ascoltare questo scrittore che ama i suoi personaggi così come i suoi lettori, che ci regala storie che alleggeriscono l’animo, e ci sorprendono, perché in fondo l’amore ha questo dono: letto, sperato, vissuto o desiderato, l’amore ci sorprende sempre.

Di Io che amo solo te dici che “è una storia nata sotto mille coincidenze”, adesso esce La cena di Natale… come nasce?

Mi hanno chiesto un piccolo libro per natale ma non mi veniva in mente nulla e credo che non l’avrei fatto se non avessi trovato l’ispirazione. L’onestà nei confronti dei lettori penso sia fondamentale perché si possa crescere anche come scrittore,  non bisogna fare mai le cose un po’ a comando. Purtroppo la scrittura è un’arte particolare che dipende molto da come stai e da come ti senti, devi sempre sentirti libero e ispirato. E poi questo mio amico, Marco Ponti, che sarà il regista del film di Io che amo solo te, mi ha detto: “ma scusa, tu che sei sequestrato dalla tua famiglia a Natale da una vita, perché non racconti la cena di Ninella e don Mimì?” e quando me l’ha detto ho pensato che fosse un’idea geniale così  ho iniziato subito, però era già settembre. Ho scritto in modo rocambolesco tra alberghi, treni, mai a casa, l’ho riletto ad esempio sempre a Verona, ho iniziato ad Agropoli, nel salernitano e ho finito in Toscana, in un podere che si chiama la Fattoria del Colle, dove avevo scritto e ambientato “Se domani farà bel tempo”, ecco, se vuoi ancora una coincidenza, tra l’altro cercata, per cui mi sono detto, “devo cercare di finirlo lì”, e ce l’ho fatta.

Il romanzo è ambientato a Polignano sullo sfondo di una Puglia che sembra conservare ancora antiche tradizioni e usanze. E quella del Natale è una di queste; c’è un intento, attraverso il tuo libro, a voler preservare certi valori?

No. Non ho mai questo intento. Non voglio mai insegnare nulla con i miei libri. A volte ci sono dei messaggi dentro le storie ma non sono mai voluti; però mi piace raccontare le storie e ne ascolto tante e, forse le cose che poi mi colpiscono, sono quelle che hanno un messaggio, ma non è mai palese. Forse sì, c’è un ritorno alla famiglia, ma questa è una cosa che ho notato – ed è molto bella – che non è solo pugliese, cioè la famiglia è un’istituzione in Italia, ed è, in questo momento difficile, un punto di riferimento per tutti noi.

 
Immagino che la scelta del menù per la cena di Natale sia stata meno faticosa. Questa volta a cosa ti sei ispirato?

Ai menù del Bimby, perché è tutto fatto col Bimby, per cui ho trovato mille ricettari. In più c’è una ricetta di Benedetta Parodi e una di Antonella Clerici: evviva la par condicio! Tra l’altro sono mie due lettrici, mi hanno veramente voluto bene, promosso, per cui è stato anche un regalo affettuoso che ho fatto a tutte e due.

È possibile che ci siano altri capitoli dopo La cena di Natale?

Non lo so, ho tante idee, dipende da quanto mi mancheranno i personaggi e da quanto mancheranno ai lettori. Sai, adesso ho questo rapporto molto osmotico con i lettori per cui vediamo un po’ cosa mi dicono.

Esilarante il personaggio di Nancy, la sorella della sposa.. ci regalerà qualche altra performance?

(Ride) Il mio sogno è raccontare la festa di 18 anni di Nancy, con la festa dei parenti e quella per gli amici e i grandi drammi e il brufolo dell’ultimo minuto. Solo Nancy, “Io che amo solo me” potrebbe essere il titolo, che canta e le va via la voce, pensa quante cose potrebbero succedere  ai 18 anni di Nancy….

 

23 dicembre 2013

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata