Liza Marklund, la ”First Lady del giallo svedese”

Un tributo al giallo nordico e ai suoi protagonisti da parte del critico-giudice Alessandro Centonze. Il giudice presso il Tribunale di Catania dedica alcune brevi riflessioni su Liza Marklund, della quale sono stati pubblicati presso la Casa editrice Marsilio di Venezia numerosi romanzi, tutti di ambientazione svedese e appartenenti al filone letterario del giallo nordico...

Di Liza Marklund sono stati pubblicati presso la Casa editrice Marsilio di Venezia numerosi romanzi, tutti di ambientazione svedese e appartenenti al filone letterario del giallo nordico. Questi romanzi hanno avuto in Italia un grande successo di pubblico, analogo a quello ottenuto nel resto del mondo, dove i suoi libri hanno venduto oltre tredici milioni di copie, rendendola l’incontrastata dominatrice femminile di questo genere letterario, tanto da meritare l’appellativo di “first lady del giallo svedese”.

La sua fama letteraria, da ultimo, ha ricevuto la definitiva consacrazione mediatica anche in Italia con l’arrivo, sul canale satellitare FoxCrime, della serie televisiva incentrata sulla figura di Annika Bengtzon, che nella fiction è interpretata dall’attrice svedese Malin Crépin.

Prima di esaminare gli aspetti di maggiore interesse dei romanzi di Liza Marklund, occorre segnalare come il giallo nordico è un genere che, negli ultimi anni, ha goduto di un enorme successo, dando origine, grazie alla lungimiranza della Casa editrice Marsilio di Venezia, a un fenomeno editoriale che non ha avuto eguali nel mondo letterario italiano. Grazie al grande successo ottenuto, dapprima, con la pubblicazione dei romanzi di Henning Mankell e, successivamente, con la pubblicazione della trilogia Millennium di Stieg Larsson, la Marsilio ha dato vita nel nostro Paese a un vero e proprio fenomeno culturale, creando una collana intitolata “Giallosvezia” e ponendo le basi per una riscoperta del mondo scandinavo e della Svezia in particolare, che costituisce l’epicentro editoriale di questo fenomeno.

Abbiamo già detto in altre occasioni che il successo del giallo nordico di ambientazione svedese è una conseguenza delle sue connotazioni di originalità, tra le quali quelle che balzano immediatamente agli occhi del lettore sono la bellezza dell’ambientazione paesaggistica e la descrizione di un mondo storicamente amato nel nostro Paese ma sconosciuto alle generazioni più giovani. Ed è proprio la riscoperta di un universo urbano e naturalistico poco conosciuto e, già per questo solo esotico, a costituire l’aspetto di maggiore rilievo per la comprensione di un fenomeno letterario che, dopo il successo della saga poliziesca dell’ispettore Kurt Wallander di Henning Mankell, ha conosciuto un successo tanto inaspettato quanto inarrestabile.   

L’esplosione del giallo nordico di ambientazione svedese come fenomeno culturale merita di essere segnalata anche per un’altra ragione, consistente nel fatto che gli Autori che lo rappresentano utilizzano modelli letterari noir per descrivere le crescenti insofferenze, sociali ed economiche, del mondo occidentale – di cui la Svezia ha sempre costituito un modello di welfare state difficilmente raggiungibile – che influiscono sulla vita degli individui, alienandoli e portandoli a condizioni di disagio individuale tali da indurli a commettere un delitto. Questa tendenza letteraria ha origine negli anni Settanta, quando Per Walöö e Maj Siöwall, nella saga narrativa intitolata Romanzo di un crimine, incentrata sulla figura dell’ispettore della squadra omicidi di Stoccolma Martin Beck, fecero venire alla luce lo stato di deterioramento del tessuto sociale svedese, attraverso un percorso letterario finalizzato a descrivere il movente di un omicidio come espressione di un disagio personale intollerabile, da cui l’assassino si libera commettendo un delitto.

Su questo filone letterario, da anni oggetto di una meritoria riscoperta, si inserisce il successo della collana “Giallosvezia” pubblicata dalla Casa editrice Marsilio di Venezia, la cui fortuna è tale da avere dato vita, all’interno del più ampio genere del giallo nordico di ambientazione svedese, a dei sottogeneri narrativi, il più originale dei quali, a mio parere, è quello dei suoi epigoni femminili. Infatti, l’esplosione di questo fenomeno ha consentito al pubblico italiano di conoscere alcune figure di Autrici svedesi, che si ispirano alle atmosfere romanzesche di Per Walöö e Maj Siöwall, tra cui spiccano i nomi di Åsa Larsson, Camilla Läckberg e la nostra Liza Marklund, che abbiamo già definito la protagonista incontrastata, quantomeno per numero di libri venduti, di questo genere narrativo.

Tornando, quindi, a Liza Marklund occorre anzitutto dire che la nostra Autrice è una giornalista svedese, nata nel 1962 a Pålmark, un piccolo centro urbano prossimo al Circolo Polare Artico. Oltre a essere giornalista e scrittrice di romanzi noir, la Marklund è un’editorialista famosa nel suo Paese; ed è anche uno dei comproprietari della Piratförlaget, che è una delle case editrici svedesi di maggiore successo.

Dal suo debutto letterario, risalente al lontano 1998, Liza Marklund ha pubblicato quattordici libri, nove dei quali a sua firma, due con Maria Eriksson, due con Lotta Carpenter e uno con lo statunitense James Patterson. Con James Patterson, in particolare, Liza Marklund ha pubblicato nel 2010 il romanzo Cartoline di morte, pubblicato in Italia presso la casa editrice TEA, che le ha permesso di diventare il secondo scrittore svedese di sempre a raggiungere il primo posto della classifica dei bestseller del New York Times.

I suoi interventi giornalistici, soprattutto quelli effettuati quale editorialista, sono sempre molto seguiti dall’opinione pubblica e sono apparsi in numerosi giornali e riviste, sia svedesi che internazionali, tra cui il Financial Times in Gran Bretagna, il Die Welt in Germania e il Dagbladet Information in Danimarca.

Nel 1998, con il suo primo romanzo Delitto a Stoccolma, intitolato nella versione originale in lingua svedese Sprängaren, pubblicato in Italia dalla Casa editrice Marsilio di Venezia nel 2012, Liza Marklund riusciva ad affermarsi nel panorama letterario, dapprima svedese e successivamente internazionale, come scrittrice di gialli ambientati a Stoccolma e incentrati sulla figura della giornalista Annika Bengtzon. Con questo primo romanzo la Marklund si aggiudicava il premio svedese della Svenska Deckarakademin, che è l’Accademia di Svezia per il romanzo poliziesco, per il migliore esordio nel mondo del giallo e il premio Glasnyckel per il miglior romanzo giallo scandinavo dell’anno 1998. Questo romanzo, in breve, diventava un grande successo editoriale e veniva venduto in centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo.

Con il romanzo Delitto a Stoccolma, Liza Marklund introduceva per la prima volta nella letteratura poliziesca svedese una protagonista femminile, Annika Bengtzon, che con il passare degli anni diventava una vera e propria eroina narrativa, nota al grande pubblico. Era la prima volta in Svezia che un romanzo poliziesco aveva una donna – che oltretutto non svolgeva una professione inquirente – come protagonista in un mondo giudiziario fino ad allora dominato da figure maschili di investigatori, fin dai tempi di Per Walöö e Maj Siöwall.

La trama di questo primo giallo della Marklund si sviluppa in una Stoccolma che si prepara a celebrare le Olimpiadi, quando una bomba esplode nel principale stadio cittadino, simbolo stesso dei giochi olimpici, a cui fa seguito l’esplosione di un altro impianto sportivo, che seminando il terrore nella città. La polizia parla di atto terroristico, ma dalle pagine del suo giornale, la Bengtzon conduce la sua personale indagine, scavando nel mondo del comitato olimpico e della sua responsabile, donna potente e famosa, ma con molti lati oscuri nella vita privata.

In questo primo e ormai famosissimo romanzo troviamo rappresentazioni nitide e realistiche della vita quotidiana che Liza Marklund descrive sagacemente, delineando le emozioni dei personaggi, le loro relazioni sentimentali e gli aspetti più semplici della loro vita quotidiana, dando al romanzo una dimensione realistica e convincente.

Come si è detto, il successo di Liza Marklund è adesso ulteriormente confermato dall’arrivo in Italia, sul canale satellitare FoxCrime, della serie televisiva, già in onda sulla televisione pubblica svedese, intitolata Annika: crime reporter e basata sui romanzi sulla figura di Annika Bengtzon, che hanno venduto oltre milioni di copie e sono stati tradotti in trenta lingue. Protagonista di questa serie televisiva è la giornalista del Kvällsppressen di Stoccolma Annika Bengtzon, che nella fiction ha il bel volto dell’attrice svedese Malin Crépin.

Annika Bengtzon è una giornalista coraggiosa e intraprendente profondamente legata ai valori del suo lavoro che, per amore della verità, si trova spesso in situazioni che la mettono in pericolo, intrecciandosi con le vicende poliziesche che si trova a dovere dipanare. Al contempo, però, la Bengtzon è anche una donna combattuta, quasi amletica, perennemente divisa tra la sua ambizione professionale e le esigenze della sua vita familiare, che conoscono un andamento altalenante, come il suo rapporto sentimentale con il marito Thomas.

Il ciclo narrativo incentrato sulla figura di Annika Bengtzon si compone di nove romanzi, pubblicati in Italia con un ordine cronologico differente rispetto alle edizioni originali in lingua svedese: Delitto a Stoccolma (1998), Marsilio, 2012; Studio sex (1999), Mondadori, 2002; Paradiset (2000), che è tuttora inedito in Italia; I dodici sospetti (2002), Mondadori, 2004; Il lupo rosso (2003), Marsilio, 2008; Il testamento di Nobel (2006), Marsilio, 2009; Finché morte non ci separi (2007), Marsilio, 2010; Freddo Sud (2008), Marsilio, 2011; Linea di confine (2011), Marsilio, 2013.

La formula letteraria di Lisa Marklund non si fonda sull’elaborazione di meccanismi narrativi polizieschi elaborati, attraverso i quali si dipanano trame inestricabili, né su uno stile particolarmente ricercato, ma sul carisma del protagonista femminile del suo ciclo romanzesco. Vagamente autobiografica, la Bengtzon è una figura che la Marklund ha sempre avuto in testa, come la stessa Autrice dichiarato, iniziando a scrivere piccole avventure con lei al centro fin dalla sua adolescenza, quando abitava a Pålmark, il centro in cui è cresciuta, vicino al circolo polare artico.

Gli altri ingredienti che fanno presa sui lettori sono la vita familiare molto complessa e agitata della Bengtzon e le dinamiche interne dell’ambiente professionale nel quale opera, che sono raccontate con cognizione di causa e con un’attenzione particolare al mutamento dei media nell’era telematica, che forse rappresenta la parte più originale dei romanzi della Marklund.  
Le corpose narrazioni della Marklund che, come ogni buon giallo nordico che si rispetti, non scendono mai sotto le quattrocento pagine, sono ricche di digressioni sulla vita privata della protagonista e di descrizioni apparentemente satellitari rispetto al corpo centrale della narrazione, che rimane comunque avvincente e ricca di colpi di scena.

E’ questo il mondo narrativo di Liza Marklund, che la recente uscita della serie televisiva intitolata Annika: crime reporter sui FoxCrime ha fatto ulteriormente conoscere agli appassionati nostrani, facendoci apprezzare quelle atmosfere metropolitane che hanno reso la nostra Autrice la “first lady del giallo svedese”.  

Alessandro Centonze

4 gennaio 2014

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