“L’invenzione del colore”un libro necessario. Il romanzo che racconta il Novecento come un film a colori.

20 Gennaio 2026

"L’invenzione del colore" di Christian Raimo racconta padri e figli, classe operaia e immaginario visivo del Novecento. Un romanzo di formazione, memoria e cinema

l'invenzione del colore un libro necessario. Il romanzo che racconta il Novecento come un film a colori.

“L’invenzione del colore” di Christian Raimo, pubblicato da La nave di Teseo, è un libro che intreccia memoria privata e storia collettiva, formazione sentimentale e immaginario cinematografico, padri assenti e figli che cercano di capire da dove vengono.

È un romanzo che guarda al Novecento come a un lunghissimo film proiettato sul grande schermo della memoria, dove il colore, reale, tecnologico, simbolico, diventa il filo che tiene insieme affetti, lavoro, sogni e disillusioni.

“L’invenzione del colore” il libro e l’autore

Christian Raimo è uno degli intellettuali italiani più riconoscibili del panorama contemporaneo. Scrittore, saggista, insegnante e giornalista culturale, ha sempre lavorato sul confine tra narrativa, scuola, politica e memoria collettiva.

Nel corso degli anni ha pubblicato saggi e romanzi che indagano l’educazione sentimentale e civile delle nuove generazioni, il ruolo della scuola pubblica, il rapporto tra cultura e potere. La sua scrittura è stata spesso definita come un esercizio di responsabilità intellettuale, capace di unire esperienza personale e analisi sociale.

La rivista Internazionale ha descritto il suo lavoro come una forma di racconto che non separa mai il privato dal politico, mentre Il Post ha più volte sottolineato la sua capacità di usare la narrazione come strumento per interrogare il presente.

“L’invenzione del colore” di Christian Raimo – La nave di Teseo

Il protagonista del romanzo sa fin da bambino che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa che ha cambiato la storia del cinema. È una verità sospesa, una leggenda familiare mai del tutto raccontata, che torna a galla anni dopo, quando il padre è già morto e il figlio, Christian, ormai cinquantenne, inizia a sognarlo ogni notte.

Da qui prende avvio un’indagine che è insieme affettiva e storica, un giallo familiare che diventa romanzo di formazione tardivo. Christian è un professore di liceo, immerso in relazioni sentimentali irrisolte e in un rapporto complesso con i suoi studenti: la sua vita quotidiana si intreccia improvvisamente con l’ombra di un padre che scopre di somigliare più di quanto avrebbe voluto.

Il libro lavora per stratificazioni. C’è il rapporto padre-figlio, c’è la classe operaia italiana che attraversa il boom economico e il declino industriale, c’è il cinema come grande macchina dei sogni e delle illusioni. Il Technicolor, l’azienda a cui il padre ha dedicato la vita, diventa simbolo di un progresso che promette meraviglia e produce anche perdita.

Raimo costruisce il romanzo come un viaggio nella memoria collettiva, dove convivono Bud Spencer e Terence Hill, Apocalypse Now, Bergman, le vacanze al paese negli anni Ottanta, la crisi economica, l’Italia che cambia volto senza accorgersene. Il Novecento non è mai semplice sfondo: è materia viva, che plasma i destini individuali.

Il protagonista si muove come un Telemaco contemporaneo, alla ricerca di un padre che non è mai stato davvero presente, ma che ha lasciato tracce profonde. L’indagine non porta a una verità risolutiva, bensì a una riconciliazione imperfetta, tipica delle relazioni reali.

Uno dei punti di forza del romanzo è il modo in cui la nostalgia non viene mai idealizzata: può diventare immaginazione, racconto, persino rifugio, ma nasconde anche zone d’ombra. Raimo racconta un’Italia capace di produrre bellezza e insieme di rimuovere i propri fallimenti, una classe operaia che ha creduto nel progresso e ne ha pagato il prezzo.

“L’invenzione del colore” è, in definitiva, un romanzo sulle generazioni che riescono a parlarsi solo nei momenti di fragilità, quando le certezze crollano e resta il bisogno di capire chi siamo stati e perché.

Perché questo romanzo parla anche a noi

Pur essendo profondamente radicato nella storia italiana, il libro parla a chiunque abbia fatto i conti con un’eredità familiare ambigua, con un passato che pesa più di quanto sembri, con il bisogno di dare senso alle immagini che ci hanno cresciuti.

Il colore, nel romanzo, non è solo una conquista tecnologica: è il modo in cui ricordiamo, deformiamo, illuminiamo il passato per poterlo guardare senza esserne travolti.

“L’invenzione del colore” è un romanzo che chiede tempo e attenzione, ma ripaga con una riflessione profonda su memoria, lavoro, cinema e legami familiari. Christian Raimo firma un libro che racconta l’Italia attraverso lo sguardo di un figlio, trasformando una storia privata in un racconto collettivo.

Un romanzo che ci ricorda che ogni invenzione, anche la più luminosa, porta con sé un’ombra. E che capire da dove veniamo è spesso l’unico modo per immaginare un futuro diverso.

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