Rapporto 2014: la cultura batte la crisi

L’industria culturale batte la crisi, in Italia muove 214 miliardi di euro

MILANO – La cultura è il vero volano per l'economia dell'Italia. Duecentoquattordici miliardi di euro, il 15,3% della ricchezza nazionale prodotta. Con ogni euro che ne ''attiva'' altri 1,67 sul resto dell’economia...

Circa il 15% della ricchezza nazionale prodotta in Italia, arriva dalla cultura. E’ quanto emerge dal Rapporto 2014 ”Io sono cultura”. Un settore che, non solo combatte la crisi, ma addirittura registra margini di miglioramento

MILANO – La cultura è il vero volano per l’economia dell’Italia. Duecentoquattordici miliardi di euro, il 15,3% della ricchezza nazionale prodotta. Con ogni euro che ne ”attiva” altri 1,67 sul resto dell’economia. Tanto vale nel 2013 la filiera culturale italiana. È quanto emerge dal Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, curato da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione della Regione Marche e presentato oggi a Roma dai segretari generali delle due associazioni, Fabio Renzi e Claudio Gagliardi, alla presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Un’analisi che ha elaborato i dati 2013 delle 443.458 imprese italiane (il 7,3% del totale) che si occupano di cultura (intesa anche come performing arts, tv, cinema, stampa, libri e settori creativi come design o architettura) e dei suoi 349 mila addetti (il 5,8% degli occupati, il 6,2% contando anche pubblico e no profit).

MARGINI DI MIGLIORAMENTO – La fotografia che ne emerge è di un settore che non solo ha tenuto la crisi, ma che ha avuto anche margini di miglioramento. Pilastro del Made in Italy, il settore cultura e creatività, ad esempio, ha saputo crescere nell’export con 41,6 miliardi di euro di esportazioni (+35%) e un surplus commerciale di 25,7 miliardi, secondo solo alla filiera meccanica e ben sopra la metallurgica. Ha poi attratto più sponsorizzazioni (+6,3%) toccando i 159 milioni e, da solo, ha realizzato il 5,7% della ricchezza prodotta in Italia: 74,9 miliardi di euro, che diventano 80 con le istituzioni pubbliche e no profit. Ma la forza della cultura va ben oltre, grazie a un effetto moltiplicatore pari a 1,67 sul resto dell’economia: così ogni euro prodotto ne attiva 1,67 in altri settori (addirittura 2,1 nelle industrie creative e 2 nel patrimonio storico artistico). Praticamente gli 80 miliardi ne «stimolano» altri 134, arrivando a quei 214.

CULTURA PER COMBATTERE LA CRISI – La cultura poi spinge il turismo (36,5% della spesa, pari a 26,7 miliardi di euro) con oltre un terzo dei visitatori diretti ai nostri musei, oltre a escursioni, enogastronomia, monumenti, shopping. E se Arezzo è la città con maggior incidenza di valore aggiunto e occupazione nel sistema produttivo culturale, il Rapporto racconta anche che in prima linea contro la crisi ci sono tante donne (15%) e giovani (6,6%). Le prime soprattutto nel centro Italia e concentrate su libri, stampa, produzione di beni e servizi creativi driver; i secondi più nel Sud (8,3%) con videogiochi e software. Nel 2014, dove sono previste 33 mila nuove assunzioni nel settore, le donne rappresentano dal 16% all’81% dei nuovi impiegati e i ragazzi under 30 il 33%. I profili più richiesti, analisti software e web designer (2.440), programmatori, web master e tecnici trasmissioni radiotelevisive (1.720), tecnici vendita e distribuzione produzioni creative e culturali (750).

I COMMENTI – “Mi sembra evidente che con la cultura si mangia, si cresce, si occupa – commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – Emerge – incalza Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – che l’Italia facendo l’Italia può uscire dalla crisi e che tagli economici alla cultura, oltre che un errore valoriale, sarebbero una strada demenziale e perdente”. “Le risorse – al contrario, dice il ministro Franceschini – devono aumentare. Nel mondo della globalizzazione, non si può più pensare di eccellere in tutto. Ogni paese deve capire su cosa puntare. E cosa abbiamo noi di non copiabile o replicabile, che tutti ci invidiano, se non il nostro patrimonio? La responsabilità politica di non aver creduto in questo settore come trainante per il paese è trasversale. E c’è un grave ritardo da colmare”. Anche per questo, conclude, “il 9 luglio al ministero mostrerò questi dati non solo agli addetti, ma anche alle organizzazioni che non si occupano direttamente di cultura, da Confindustria in poi, per spiegare loro perché questo settore è centrale per il futuro del Paese”.

17 giugno 2014

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