Lilian Thuram, ”Chi ha paura del diverso è il vero debole”

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A FERRARA - Tra i protagonisti del festival di Internazionale, è stato ospite sabato a Ferrara l'ex giocatore di calcio ed ora scrittore Lilian Thuram, autore del libro ''Le mie stelle nere''...
L’ex calciatore, oggi presidente della Fondation Lilian Thuram contro il razzismo e autore del libro “Le mie stelle nere”, è stato ospite sabato al festival Internazionale a Ferrara, dove ha discusso di razzismo con i ragazzi di Occhio ai Media
FERRARA – Tra i protagonisti del festival di Internazionale, è stato ospite sabato a Ferrara l’ex giocatore di calcio ed ora scrittore Lilian Thuram, autore del libro “Le mie stelle nere”, che ha parlato di cosa significhi essere diversi, stranieri. Con lui c’erano i ragazzi di Occhio ai media, il sito nato per iniziativa di un gruppo di associazioni per affrontare il tema della comunicazione “avvelenata” sul tema della convivenza tra le culture. A introdurre l’incontro è stata la scrittrice italo-somala Igiaba Schego
COS’È IL RAZZISMO – Thuram ha posto la questione di cosa oggi significhi avere una cittadinanza, e se questa debba essere concessa anche a chi non è italiano di origine ma è nato e vive in questo paese. Si è ed ha posto la domanda di cosa sia e come venga visto il razzismo nei vari stati, in America e in Europa. A queste sue domande, dibattute con i ragazzi di Occhio ai media, ragazzi di famiglia straniera ma nati ed integrati in Italia, ha dato delle risposte.
LA VIA DEL CAMBIAMENTO – La sua opinione è che le cose possano cambiare per le nuove generazioni solo se si è capaci di stare uniti e lottare per il benessere economico del Paese in cui si vive, facendolo splendere anche nell’opinione estera. Si può superare questo muro, il razzismo, che ormai non è più legislativo ma solo mentale, se non ci si fa piegare dalle opinioni altrui, se si ha la forza di andare avanti e di capire che chi ha paura dell’altro e della sua possibile integrazione è quello veramente debole.
IL RAZZISMO FA PIÙ PAURA PER STRADA CHE NEGLI STADI – Thuram ha spiegato che ha più paura del razzismo fuori per strada che di quello dentro allo stadio. Chi urla slogan razzisti durante una partita può avere delle giustificazioni, cerca di incitare la propria squadra denigrando l’avversario, e quindi se vogliamo è controllabile, mentre chi lo fa fuori è molto più pericoloso perché non ha motivazioni. Rispondendo alle domande dei ragazzi, Thuram ha citato però anche alcuni esempi che indicano una via di speranza, come Carl Lewis, prima persona di colore capace di vincere le olimpiadi quando tutti credevano fosse impossibile. 
Marco Ruscetta

7 ottobre 2013
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