La polemica

Libro di un mafioso finalista. Polemica al premio letterario Leonardo Sciascia

Se tempo fa si discuteva sul diritto o meno dei carcerati di avere libri in cella, ora ci si domanda: un mafioso macchiato di molti crimini e omicidi, può scrivere un libro? E soprattutto, può partecipare (arrivando finalista) ad un premio letterario?...

Alla vigilia della finalissima del premio letterario Racalmare, dedicato alla figura di Leonardo Sciascia, nasce la polemica: il giurato storico Gaspare Agnello si dimette. Il motivo? In finale c’è ”Malerba”, libro scritto da un killer mafioso

MILANO – Se tempo fa si discuteva sul diritto o meno dei carcerati di avere libri in cella, ora ci si domanda: un mafioso macchiato di molti crimini e omicidi, può scrivere un libro? E soprattutto, può partecipare (arrivando finalista) ad un premio letterario? Per Gaspare Agnello, giurato storico del premio letterario Racalmare, assolutamente no: “E’ possibile che un ergastolano che si è macchiato di crimini efferati e le cui ferite sono vive nelle carni delle sue vittime partecipi a un premio letterario di cui sono stati protagonisti Sciascia, Consolo e Bufalino?”

LA POLEMICA – L’ergastolano pluriomicida Giuseppe Grassonelli non è un pentito mafioso. Non ha mai collaborato con la giustizia ma, come si legge oggi su La Stampa “è stato un detenuto modello: si laurea in carcere, intraprende una riflessione sul senso del proprio agire, sul senso della legalità e della pena”. Decide quindi, di mettere tutto questo nero su bianco, e di scrivere un libro, facendosi aiutare da Carmelo Sardo, inviato del TG5. Il libro intitolato “Malerba” è stato selezionato per il premio Racalmare – Leonardo Sciascia e ora è in finale insieme a “E’ cosi lieve il tuo bacio sulla fronte” di Caterina Chinnici (magistrato è figlia del giudice Rocco Chinnici) e “Piccola Atene” di Salvatore Falzone. Domani, si svolgerà la premiazione, ma, il giurato storico Gaspare Agnello non ci sta e si dimette.

MALERBA – La sua storia comincia quando, ragazzino, viene spedito in Germania per allontanarlo da una giovinezza scapestrata. Ad Amburgo si inserisce in un ambiente di night e belle donne. Con le carte è abilissimo: al tavolo verde bara e si arricchisce. Coltiva nuove amicizie, scopre il sesso e il lusso. La Sicilia sembra lontanissima. Ma il destino lo richiama. Dopo il servizio militare, a vent’anni, torna al paese: un’immersione negli affetti famigliari prima di ripartire per la Germania. Ma proprio la sera precedente alla partenza resta ferito nella strage con cui comincia lo sterminio dei suoi parenti: un regolamento di conti mafioso nello stile più atroce. Fugge, sconvolto, ma presto scopre che Cosa Nostra ha affidato il compito di ucciderlo a uno dei suoi amici d’infanzia… Questa è la storia di un giovane uomo che sente di dover fronteggiare da solo lo sterminio della propria famiglia. Di un uomo che non ha fiducia nello Stato, né in alcuna altra istanza morale capace di contenere la ferocia umana. Di un uomo che scampa per miracolo a quattro agguati e decide di rinunciare a tutto, anche all’amore, per vendicare i suoi cari e sopravvivere. Giuseppe Grassonelli, che assume in queste pagine il nome fittizio di Antonio Brasso (suo ‘nome di battaglia’ negli anni della guerra di mafia), ci racconta la storia della sua vita breve e intensissima: segnata dalla morte e dalla cesura dell’arresto, all’età di ventisette anni. L’ebbrezza dell’illegalità, l’orrore indicibile di un intero sistema di relazioni nel quale la vita umana e la dignità individuale non hanno alcun valore, ma tutto è clan, affiliazione o infamia, emergono in queste pagine con potenza sinistra. A parlarcene è la voce di un uomo radicalmente cambiato dall’esperienza della detenzione. Giuseppe Grassonelli non si pente, non collabora con la giustizia e sconta dunque la pena durissima dell’ergastolo ostativo.

29 agosto 2014

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