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“Apriti” il libro che scardina la mascolinità dall’interno

“Apriti” il libro che scardina la mascolinità dall’interno

Definito «geniale, divertente, disturbante» da Sally Rooney, Apriti di Thomas Morris è uno dei libri più sorprendenti degli ultimi anni sulla fragilità maschile e la condizione umana.

Apriti il libro che scardina la mascolinità dall'interno

Apriti è una raccolta di racconti breve nella forma ma densissima nel contenuto, capace di attraversare la psiche umana con una precisione spietata e insieme compassionevole. Non è un caso che a definirlo «geniale, divertente, disturbante» sia stata Sally Rooney, una delle voci più attente e influenti della narrativa contemporanea, perché Apriti condivide con la sua scrittura la capacità rara di raccontare l’intimità senza mai addomesticarla.

Il libro di Thomas Morris si muove tra realismo psicologico e improvvise aperture al fantastico, ma non per stupire. Lo fa per arrivare più a fondo, per forzare una fenditura nelle difese emotive dei personaggi e, di riflesso, in quelle del lettore. I protagonisti di questi racconti sono uomini fragili, disorientati, spesso bloccati in una tensione costante tra ciò che sentono e ciò che credono di dover essere.

“Apriti” Fragilità maschile e immaginazione radicale

“Apriti” è uno di quei libri che dimostrano come la narrativa breve possa essere uno strumento potentissimo per indagare l’umano. Thomas Morris non offre consolazioni facili, ma costruisce un percorso di esposizione emotiva che richiede attenzione e disponibilità all’ascolto.

È un libro che parla in modo diretto della fragilità maschile, ma che in realtà riguarda chiunque abbia sperimentato il senso di inadeguatezza, la paura di non essere all’altezza, il desiderio di essere visti davvero. Disturbante, ironico e profondamente empatico, Apriti si impone come una delle letture più intense e necessarie degli ultimi anni, capace di aprire ferite ma anche spazi di riconoscimento autentico.

Chi è Thomas Morris e la sua scrittura

Thomas Morris è uno scrittore gallese che ha scelto una strada tutt’altro che accomodante. La sua scrittura non cerca mai la rassicurazione, non offre soluzioni e non costruisce personaggi esemplari. Al contrario, mette in scena individui scomodi, imperfetti, a volte persino irritanti, ma sempre profondamente umani.

Il tratto distintivo della sua narrativa è la capacità di usare l’immaginazione come strumento di scavo psicologico. Il fantastico, nei suoi racconti, non è evasione ma amplificazione. Serve a rendere visibili paure, desideri e nevrosi che nel realismo puro resterebbero sottotraccia. Morris scrive con una lingua limpida, accessibile, ma mai semplificata. Ogni frase sembra muoversi con naturalezza e, allo stesso tempo, colpire un punto scoperto.

La sua attenzione è spesso rivolta alla maschilità contemporanea, osservata non come identità monolitica ma come territorio fragile, attraversato da insicurezze, senso di inadeguatezza e paura del fallimento emotivo. È una scrittura che non giudica, ma espone, lasciando al lettore il compito di riconoscersi o di prendere le distanze.

“Apriti”, Thomas Morris, Sur

In Apriti, pubblicato da SUR, Thomas Morris costruisce cinque racconti che funzionano come altrettanti ritratti della condizione umana, tenuti insieme da un filo tematico preciso: la difficoltà di esporsi emotivamente. Ogni storia parte da una situazione apparentemente semplice e quotidiana, ma presto si trasforma in qualcosa di più perturbante.

C’è un bambino che va per la prima volta allo stadio con il padre, in un momento che dovrebbe essere di condivisione e che invece rivela un vuoto comunicativo profondo. C’è un uomo frustrato dalla propria bassa statura, la cui ossessione per il corpo diventa metafora di una percezione di inferiorità più ampia. C’è un giovane incapace di godersi una vacanza con la donna che ama, intrappolato in un dialogo interiore che lo separa costantemente dall’esperienza presente.

E poi ci sono due racconti che spingono decisamente sul pedale del fantastico. Un vampiro ventenne alla ricerca della propria identità, figura che ribalta l’immaginario classico del predatore sicuro di sé per trasformarlo in simbolo di smarrimento e precarietà emotiva. Infine, un cavalluccio marino che affronta la paura del sesso e le responsabilità dell’amore, in una storia che potrebbe sembrare surreale e che invece colpisce per la sua lucidità emotiva.

In tutti i racconti di Apriti, Morris mette a nudo ciò di cui è più difficile parlare, soprattutto per gli uomini. Le vulnerabilità, le paranoie, il bisogno di rivalsa, le barricate emotive erette per proteggersi dal giudizio altrui. Lo fa senza retorica e senza compiacimento, usando spesso l’ironia come strumento di sopravvivenza.

La forza del libro sta proprio in questo equilibrio delicato tra tenerezza ed esasperazione. I personaggi sono goffi, disfunzionali, a volte respingenti, ma non vengono mai ridotti a caricature. Anzi, nel loro modo imperfetto di stare al mondo finiscono per diventare specchi. È difficile non riconoscere, almeno in parte, le proprie paure in quelle che Morris racconta.

Il linguaggio resta sempre chiaro e diretto, ma capace di rendere sensazioni corporee e rovelli mentali con grande precisione. La scrittura accompagna il lettore senza guidarlo, lasciando spazio al disagio, alla riflessione e a un senso di inquietudine che non cerca di risolversi.