Intervista al responsabile della più antica libreria d'Italia

Libreria Bocca, un grido disperato di aiuto per evitare la chiusura

La Libreria Bocca è situata in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. È la libreria più antica d'Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e nel 2007 eletta luogo del cuore dal FAI...

Un luogo così prezioso può forse essere minacciato dalla crisi? Lo abbiamo chiesto a Giorgio Lodetti, immergendoci completamente nella storia affascinante di questa libreria

MILANO – La Libreria Bocca è situata in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. È la libreria più antica d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e nel 2007 eletta luogo del cuore dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano). Tutto questo si riflette anche nel suo aspetto: è piccola, ma accogliente, con un elegante tavolo e due sedie di vimini, circondate dappertutto da libri
storici e di antiquariato.
Nei mesi scorsi, un cartello troneggiava all’esterno della libreria, proprio sotto l’insegna, e reca la scritta: «La crisi rischia di farci Chiudere. Sostieni la più antica libreria d’Italia regalandoti un libro». Un luogo così prezioso può forse essere minacciato dalla crisi? Lo abbiamo chiesto a Giorgio Lodetti, immergendoci completamente nella storia affascinante di questa libreria.

Quando e come è nata la Libreria Bocca?
Questa libreria è stata fondata nel 1775 a Torino ed è nata come casa editrice, infatti stampava gli editti per casa Savoia. Nel corso dei secoli ha iniziato una serie di attività editoriali: dai primi anni dell’Ottocento fino al 1960 è stata una casa editrice che produceva testi importanti nel panorama culturale della lingua italiana, curando anche le collane «Biblioteca Scientifica» e «Piccola Biblioteca Scientifica» che trattavano di grandi personaggi della scienza e della filosofia, come Nietzsche o Kierkegaard. Dalla fine degli anni Settanta, la libreria è gestita dalla nostra famiglia e si è specializzata in libri d’arte (unicamente monografie e cataloghi ragionati di artisti antichi e contemporanei, oltre a cataloghi di mostre allestite all’estero), quindi si può dire che la «Book Editori» come editore storico ha chiuso i battenti negli anni Sessanta.

Che cosa significa, oggigiorno, vantare il titolo di “libreria più antica d’Italia”?
Non significa assolutamente nulla, anche se si parla della libreria più antica d’Italia e di una famiglia che ha alle spalle quarant’anni di esperienza ininterrotta: si deve combattere contro un Paese che non si interessa minimamente del libro. Nel corso degli anni, gli stessi prodotti che vendiamo sono scaduti molto in quanto a contenuti, tanto che la maggior parte di essi è diventata semplici album fotografici e a malapena escono libri con le didascalie dei quadri, molto spesso neanche corrette: la conseguenza di questo fenomeno è che la gente, un tempo assidua nell’acquistare i cataloghi delle mostre, oggi si è disaffezionata.

Come descriverebbe il lettore moderno? In che cosa differisce rispetto a quello dei secoli precedenti?
Penso che il lettore moderno sia fondamentalmente un lettore distratto per noncuranza. Il mercato del libro e il modo di consumare da parte della clientela sta mutando e la libreria si trova in mezzo ad un sistema molto difficile che spesso non la incentiva, ma la danneggia.

Oggi i libri in formato cartaceo stanno incontrando un avversario sempre più potente: l’ebook. Come vede questa concorrenza?
Io non sono dell’idea che l’e-book tolga attenzione al libro stampato: le due cose possono essere complementari, benché ci sia una differenza tra esse. A dire la verità, c’è più concorrenza del produttore che dell’e-book, perché il primo mantiene una sorta di esclusiva del prodotto nei primi mesi di uscita e cerca a sua volta di venderlo direttamente al cliente, quindi quando il prodotto arriva in libreria ha già consumato il 60% della sua richiesta, il che una volta non avveniva: per quanto riguarda la nostra libreria nello specifico, in molti casi i cataloghi sono disponibili un mese dopo l’apertura della mostra perché l’editore cerca di avere un’esclusiva totale del prodotto fatto, ma nel caso in cui la mostra durasse di più, la gente fa prima a comprarlo su Internet. La libreria, quindi, in un mondo che è in continua evoluzione, deve trovare una sua identità.

La domanda attuale è: c’è un futuro per la libreria? Risposta: tendenzialmente no, perché alla gente non interessa più venire in un luogo come la Libreria Bocca. Addirittura, ci sono state persone che mi hanno detto di avere timore di entrarci, forse per timore della cultura, tuttavia resta un indice della situazione che stiamo vivendo.

Parliamo di un argomento spinoso: la crisi. Come ha influito sulla Libreria Bocca?
La Libreria Bocca è perennemente in crisi, tanto che non so neanche se riuscirà a resistere fino alla fine di quest’anno. Da qualche settimana ho tolto il cartello che era presente fuori, sotto l’insegna e ho notato un comportamento che mi ha alquanto stupito: quando il cartello c’era, la gente era maggiormente invogliata ad entrare, adesso che non c’è, non entra più nessuno. Sembra quasi che, paradossalmente, ci si deve trovare in una situazione estrema perché qualcuno possa accorgersene, ma un sistema non può funzionare in questo modo, eppure purtroppo continua a funzionare così.

È capitato anche in passato un episodio simile?
Questa libreria ha passato le guerre d’indipendenza americane, la Rivoluzione Francese, le due Guerre Mondiali e un episodio simile non è mai successo perché comunque la libreria è arrivata fino ad oggi. Adesso quando si chiede un prestito alle banche, esse, invece di dare un sostegno in un momento di recessione economica, non offrono nessun aiuto se non si fornisce una garanzia, benché la nostra Costituzione sia fondata sul lavoro. Basti pensare che nel 2013 hanno chiuso 150 librerie e non solo quelle piccole, perché infatti la Feltrinelli ha chiuso otto punti vendita. Purtroppo in Italia si tende a parlare di questioni vane ed effimere per distogliere l’attenzione dai reali problemi che stanno affliggendo le persone.

Sono parole cariche di durezza e di disperazione. È impensabile che la gloriosa storia di una libreria di tale portata sia destinata a tramontare così, sotto l’inerzia della gente e delle banche, ma soprattutto trovo che sia alquanto sconvenevole che, in questo come in molti altri casi, bisogna arrivare allo stremo delle proprie forze per sperare che ci si accorga di una situazione il cui declino è ormai inarrestabile.
Possiamo davvero permettere che la storia della Libreria Bocca si concluda con questo finale amaro? Offriamole un aiuto, cerchiamo di farla risorgere, perché ha ancora tante rinomate pagine da scrivere.

Lisena Silvia

25 luglio 2014

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