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Le vedove di Montecristo

Ho passato un'estate in mezzo a libri mediocri, soprattutto gialli. Niente di spettacolare, libri che passano e che dopo poco ricordi senza neanche sospirare più di tanto...

Ho passato un’estate in mezzo a libri mediocri,  soprattutto gialli. Niente di spettacolare, libri che passano e che dopo poco ricordi senza neanche sospirare più di tanto.

Poi ho incontrato Lui. In realtà me l’hanno regalato insieme ad un’ altra valanga di libri. Ma Lui splendeva lì in mezzo. Dall’alto delle sue 1066 pagine scritte in caratteri minuscoli mi guardava, e mi attendeva trepidante. Sapete cosa si dice dei classici, che magari non saranno i migliori, ma bisogna pur sempre leggerli, se non altro per farsi una cultura generale. Con questo spirito mi sono avvicinata a Il Conte di Montecristo, ignara di cosa mi aspettasse in quel fascio consistente di pagine.

E così comincia la storia di Edmond Dantès, uscito da poco dall’adolescenza e pieno di ambizioni, il marinaio ritorna in patria dopo mesi d’ assenza. Ad attenderlo un padre premuroso e una fidanzata focosa, oltre che ad una carica di capitano della nave. Ma un complotto organizzato da una frotta di invidiosi infrange tutti i suoi sogni di gloria, proprio nel giorno del suo matrimonio. Dopo solo 70  pagine Edmond viene rinchiuso nelle segrete del castello d’If e ci rimane per ben 14 anni a tramare la sua vendetta. Ma non sarà da solo, entra in scena l’abate Faria. Tutti lo credono un povero pazzo delirante vestito di stracci, ma non è così. L’abate è scaltro, intelligente, ricco e soprattutto è il compagno di evasione ideale. E infatti Edmond riesce a fuggire, in un modo che non si sarebbe mai riuscito a immaginare. Diventa proprietario di un patrimonio immenso, seminerà morte, distruzione e inganni con estrema maestria fino ad ottenere la sua agognata vendetta.

Un libro che ti prende per mano dall’inizio alla fine. Inarrestabile, imprevedibile. Il racconto di decine di personaggi i cui fili si intersecano in una matassa sempre più fitta pagina dopo pagina.

Un libro che quando lo chiudi è come dire addio a un vecchio amico.

Un libro che vorresti dimenticare per poi poterlo rileggere subito dopo.

Un libro che ti fa credere che non sia “solamente un libro”.

Nella vita di un lettore ci saranno tanti altri personaggi, ma come Lui nessuno mai. Siamo tutte vedove del Conte di Montecristo.

 

“Dite all’angelo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che alla stregua di Satana si è creduto per un istante l’eguale di Dio, e che con tutta l’umiltà di un cristiano ha riconosciuto che solo nelle mani di Dio giacciono la suprema potenza e la saggezza infinita. Tali preghiere mitigheranno forse il rimorso che egli porta con sé in fondo al cuore.

Quanto a voi, Morrel, questo è tutto il mistero della mia condotta nei vostri riguardi: non v’è felicità né infelicità a questo mondo, v’è la comparazione tra una condizione e l’altra, nulla più. Solo colui che ha conosciuto l’estrema sventura è in grado di provare l’estrema felicità. Bisogna aver desiderato morire per sapere quanto sia bello vivere.

Vivete dunque, e siate felici, figli adorati del mio cuore, e non dimenticate mai che, sino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, l’intera saggezza umana risiederà in queste due parole: Attendere e sperare.”

Francesca Marchesani

21 ottobre 2014

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