”Le parole giuste” di Silvia Vecchini, ”Per aiutare i bambini dislessici, bisogna prima conoscere a fondo questo disturbo”

Silvia Vecchini è una giovane autrice che da sempre si dedica alla letteratura per ragazzi. Questa volta, però, attraverso la parola scritta e le pagine del suo ultimo libro 'Le parole giuste', ha voluto dare spazio ad Emma...

In Italia, circa il 4% dei ragazzi soffre di dislessia. Ma che cos’è questo disturbo? Come si riconosce e come si può curare? Silvia Vecchini prova a dare una risposta a queste domande raccontando la storia di Emma, una ragazzina che affronta questa malattia e tutte le conseguenze che può portare ad una giovane della sua età, nel libro ”Le parole giuste”

MILANO – Silvia Vecchini è una giovane autrice che da sempre si dedica alla letteratura per ragazzi. Questa volta, però, attraverso la parola scritta e le pagine del suo ultimo libro ‘Le parole giuste’, ha voluto dare spazio ad Emma, una ragazzina che si trova ad affrontare il difficilissimo problema della dilessia, un disturbo che in Italia colpisce circa il 4% dei raggazzi. Cos’è? Come si riconosce? Come si cura? Silvia Vecchini, con molta delicatezza, tenta di dare una risposta a queste domande cercando di mettere luce su questa malattia ancora poco conosciuta. ‘Essere dislessici non significa essere stupidi – ci spiega nell’intervista – ma semplicemete bisogna metterci molto più impegno per fare una cosa rispetto ai coetanei’. Un libro semplice ed efficace, adatto a tutti i piccoli lettori a partire dai 10 anni.

LE PAROLE GIUSTE – Emma fa la seconda media. Da un po’ di tempo pare che intorno a lei si sia creato il deserto. Il gruppo che impersonerà le dee dell’Olimpo alla sfilata di carnevale l’ha gentilmente buttata fuori. Sulla ‘lista dei segreti spacciati’, che viene trovata misteriosamente nell’armadio di classe ogni tanto, è apparsa la scritta: ‘Emma della seconda e finirà nel gruppo RPS’. Recupero, potenziamento, sostegno. È di questo che ha bisogno, Emma. ‘Sono diventata stupida’ pensa. Ma non è il caso di parlarne a casa. Papà è malato, molto malato. È in attesa di un trapianto. I suoi problemi Emma li affronterà da sola. Ma non è facile, quando si vive la scuola come un campo minato pieno di insidie, dove i concetti sembrano sfuggire come anguille e le parole si intrecciano e si confondono, come un gomitolo di suoni inceppati.

Da sempre impegnata con la letteratura per i ragazzi, per la prima volta si cimenta in un libro che tratta un argomento difficile e ancora poco conosciuto, soprattutto in Italia: la dislessia. Perché questa scelta? Qualche esperienza personale?

Sì, nella mia attività nelle scuole ho incontrato in questi anni diversi bambini e ragazzi con questo problema. Una di loro mi ha colpita. Ho voluto dare voce a lei mettendola dentro una storia. Non tutti i bambini dislessici hanno la fortuna di vedere riconosciuto il proprio disturbo in tempi brevi. In questo caso la scuola diventa un percorso ad ostacoli e può succedere che i bambini, accusati a lungo ed erroneamente di non impegnarsi, si scoraggino e perdano interesse per la parola scritta, per i libri in general. Tuttavia la cosa più grave che può accadere è che perdano fiducia in se stessi. Molti ragazzi dislessici devo fare i conti con una bassa motivazione e scarsa autostima.

In Italia circa il 4% dei ragazzi (secondo l’associazione italiana dislessia) soffre di questo disturbo:  non significa essere ‘stupidi’, come insegna lei nel suo libro, ma significa doversi impegnare più degli altri per ottenere lo stesso risultato. Qual è lo scopo del suo libro?

L’intenzione era quella di raccontare prima di tutto una storia. La mia protagonista, dopo un percorso difficile, viene a sapere che le sue difficoltà dipendono dalla dislessia. Una presa di coscienza che all’inizio la colpisce nell’orgoglio ma poi sarà motivo di sollievo. Perché questo disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura e calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Conoscere il proprio problema per Emma vuol dire sapere cosa fare e sapere di potercela fare. Ma nel libro non c’è solo questo. Emma, la protagonista, è colta in un momento di accerchiamento. Quando la incontriamo sono tante le parole che le girano intorno e lei fatica a “leggerle” e a capire: le parole della malattia del padre, quelle dell’amicizia che sta cambiando, del primo amore che arriva. In fondo il libro dice che tutti sono un po’ dislessici…Nel leggere le “parole” della vita tutti possiamo fare fatica. E allora occorre avere pazienza, ricominciare da capo, cercare attorno a noi chi e che cosa può aiutarci e non perdere la voglia di capire.

Cos è esattamente la dislessia? Si può curare, e come?

La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Il bambino dislessico non legge in maniera automatica, si stanca facilmente, commette errori. Riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie. Fatica a imparare ma, aiutato correttamente, può farlo. Imparerà in maniera un po’ diversa dagli altri.

Emma, la protagonista, è una ragazzina che sta frequentando la seconda media. E’ dislessica e i suoi amici la prendono in giro e la emarginano. Perché secondo lei succede una cosa del genere a chi soffre di questo disturbo?

Emma non sarebbe così in difficoltà se gli insegnanti sapessero esattamente cos’è il suo disturbo e le evitassero alcune cose come la lettura ad alta voce. Una vera tortura.

E cosa bisognerebbe fare per migliorare la situazione?

Da parte degli insegnanti, di fronte a una diagnosi, attenersi alle indicazioni degli esperti: permettere di utilizzare strumenti di facilitazione come la calcolatrice, evitare alcune cose (come correggere tutti gli errori nei testi scritti), utilizzare strategie diverse (come prevedere interrogazioni orali, programmarle insieme…) e parlare apertamente della dislessia in classe per spiegare la diversità di trattamento. E poi garantire l’accesso a strumenti alternativi alla lettura come cassette, cd, video, incoraggiare l’uso del computer… Da parte dei genitori è importantissimo conoscere il problema e confrontarsi con gli insegnanti. Ancora di più supportare i bambini e aiutarli a costruire, giorno per giorno, un’immagine positiva di se stessi.

Eppure Emma, seppur piccola, sta affrontando problemi forse più grande di lei: la dislessia, l’inserimento nel mondo, la malattia del padre…una piccola adulta. Come sono i ragazzi di oggi, secondo lei, crescono troppo in fretta?

Emma sta vivendo un momento intenso ma ha la possibilità di viverlo in modo profondo e di trarre una nuova forza da queste esperienze. Non tutto nella vita fila liscio e qualche volta in particolare sembra che tutto vada per il verso sbagliato. In quei momenti abbiamo la possibilità di provare a capire e a crescere. Come dice Emma, si ha la sensazione di trovarsi “un gradino più su”. Incontro tanti bambini e ragazzi e li trovo sempre sorprendenti. Non so se stiano crescendo troppo in fretta. Dipende da tanti fattori e a volte è un’impressione superficiale. Quelli che ci sembrano già grandi spesso stanno indossando un travestimento. La cosa peggiore p che a volte bambini e ragazzi sono circondati da adulti frettolosi, infantili, poco interessati a loro.

Recentemente, il ministro dell’istruzione Giannini, ha proposto di anticipare l’inserimento a scuola a 5 anni. Lei che ne pensa?

Per la mia esperienza come mamma, sono contenta che i miei tre figli siano arrivati a scuola a 6 anni e abbiano avuto tutto il tempo di crescere e giocare nella Scuola dell’Infanza con tempi adatti alla loro età e alle loro esigenze. Di certo è una valutazione che deve essere fatta con grande cura, esaminando il caso di ogni bambino, la sua disponibilità all’ascolto, capacità di attenzione, curiosità.

7 giugno 2014

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