“Le cronache di Gilda” Il libro che ha rivoluzionato il mito del vampiro

25 Marzo 2026

“Le cronache di Gilda” di Jewelle Gomez è un classico della letteratura queer e afroamericana: un romanzo visionario che riscrive il mito del vampiro tra memoria, identità e resistenza.

“Le cronache di Gilda” Il libro che ha rivoluzionato il mito del vampiro

“Le cronache di Gilda” ci trasporta in un luogo e in un mondo fantastico analizzando la figura del vampiro in maniera originale e diversa.  Siamo abituati a pensare al vampiro come a una figura legata alla paura, alla seduzione e al potere. Da Bram Stoker fino alle narrazioni contemporanee, il vampiro è spesso stato un simbolo di dominio, di desiderio oscuro, di immortalità vissuta come condanna. Ma cosa succede quando questo mito viene completamente riscritto?

“Le cronache di Gilda” è uno di quei romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma trasformano un immaginario. Qui il vampiro non è più un predatore, ma una figura etica, complessa, profondamente umana. Non si nutre per dominare, ma per sopravvivere senza distruggere.

In questo senso, il libro di Jewelle Gomez non è solo narrativa fantastica: è una riflessione su identità, memoria e possibilità di esistere fuori dalle regole imposte.

“Le cronache di Gilda” di Jewelle Gomez, Ne/oN

“Le cronache di Gilda” di Jewelle Gomez, pubblicato in Italia da Ne/oN, è un romanzo che attraversa due secoli di storia americana seguendo il percorso di una protagonista fuori da ogni schema.

La storia ha inizio nel 1850, nel Mississippi, in un contesto segnato dalla schiavitù e dalla violenza. Una giovane ragazza fugge da un destino già scritto e trova rifugio presso una donna misteriosa che le offre qualcosa di inaspettato: una nuova possibilità di esistenza. È in questo momento che nasce Gilda.

La trasformazione non è solo fisica, ma identitaria. Gilda diventa un vampiro, ma secondo regole completamente diverse rispetto alla tradizione. Non uccide per nutrirsi, ma crea connessioni, scambiando sangue con sogni, ricordi, emozioni.

Questo elemento è centrale: il vampirismo non è predazione, ma relazione. È un modo di stare al mondo che rifiuta la violenza come unica forma di sopravvivenza.

Il romanzo si sviluppa come una lunga traiettoria attraverso il tempo. Gilda attraversa epoche, luoghi, cambiamenti sociali. È testimone delle trasformazioni dell’America, delle sue contraddizioni, delle sue ferite.

Ma ciò che rende il libro davvero potente è il modo in cui intreccia storia e intimità. Le grandi vicende collettive si riflettono nei legami personali, nelle relazioni, nelle perdite.

La scrittura di Gomez è densa, evocativa, quasi poetica. Non cerca l’effetto immediato, ma costruisce un’atmosfera che avvolge il lettore lentamente. È una narrazione che richiede attenzione, ma che restituisce una profondità rara.

Un altro elemento fondamentale è la dimensione queer. Il romanzo mette al centro identità fluide, relazioni non normative, forme di amore e comunità che sfuggono alle categorie tradizionali. In questo senso, “Le cronache di Gilda” è un testo pionieristico.

Non si limita a rappresentare la diversità, ma la pone come principio fondante della narrazione.

Infine, c’è il tema della memoria. Essere immortali significa portare con sé il peso del tempo, dei ricordi, delle perdite. Gilda non è un personaggio invincibile, ma profondamente vulnerabile, proprio perché consapevole.

Questo rende il romanzo sorprendentemente attuale. In un’epoca in cui si parla sempre più di identità, appartenenza e comunità, la storia di Gilda risuona con una forza nuova.

Chi è Jewelle Gomez e perché è una voce fondamentale

Jewelle Gomez è una scrittrice, attivista e figura centrale della cultura afroamericana e queer. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra letteratura, politica e impegno sociale.

Con “Le cronache di Gilda”, pubblicato per la prima volta nel 1991, ha dato vita a un’opera che è diventata nel tempo un classico di riferimento, soprattutto per la sua capacità di ridefinire il genere fantastico in chiave inclusiva e radicale.

Gomez non scrive solo storie: costruisce spazi di rappresentazione. Le sue opere danno voce a identità spesso marginalizzate, creando nuove possibilità narrative. Il suo contributo è fondamentale perché dimostra che il fantastico può essere uno strumento potente per parlare di realtà.

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