L'autore di "Expo 58" parla di humor ed attualità

Le cose da sapere sulla Gran Bretagna secondo lo scrittore Jonathan Coe

Jonathan Coe sale sul palco di Collisioni 2014 a fa quello che dice essere un rituale, per chi lo conosce: ha un rimedio per tutte le macchine fotografiche e cellulari che gli vengono puntati addosso. Prende il suo cellulare, lo punta verso il pubblico e scatta una foto...

BAROLOJonathan Coe sale sul palco di Collisioni 2014 a fa quello che dice essere un rituale, per chi lo conosce: ha un rimedio per tutte le macchine fotografiche e cellulari che gli vengono puntati addosso. Prende il suo cellulare, lo punta verso il pubblico e scatta una foto. «È per fare invidia alla mia famiglia e per far vedere loro che ho veramente un pubblico. È anche per i lettori degli altri paesi, così che non si sentano soli». È da subito chiaro che si prospetterà un incontro all’insegna dello humor, tratto che d’altra parte contraddistingue profondamente lo scrittore inglese e i suoi libri.

EXPO 58 – Gli viene chiesto di essere lui a introdurre la sua ultima opera, Expo 58: « Si tratta di una commedia. È difficile esprimere un’opinione se lo si è scritto, ma di certo posso dire che è il libro più divertente a cui ho lavorato da anni a questa parte». L’idea parte da una domanda: come riuscire a descrivere nel modo più verosimile gli inglesi che vanno all’estero? Il protagonista di Expo 58 è appunto un inglese che viene mandato a Bruxelles in occasione dell’Esposizione Universale del 1958, il primo convegno internazionale dopo la seconda guerra mondiale. «A quei tempi si credeva nella scienza e nella tecnica, nell’avanguardismo, elementi che sono riflessi nella trama del libro in modo piacevole e fresco. Tutti gli Stati partecipanti si sono impegnati nella costruzione di padiglioni futuristici che rappresentassero il proprio paese, e noi inglesi celebrammo la nostra presenza con l’allestimento di un pub! Fui molto felice quando lo scoprii, mi sembrò un ottimo modo per riuscire a riflettere sull’atteggiamento del mio paese quando si vuole far vedere progressista». Collocata all’interno di un reale evento storico, si rintraccia la storia di un uomo inglese che viene mandato a gestire il pub dentro l’Atomium, metafora ovvia dell’identità nazionale. Dimenticandosi di moglie e figlio, in Belgio si innamorerà di una donna belga e verrà coinvolto in una vicenda di spionaggio internazionale tra un padiglione e l’altro in un periodo di piena guerra fredda.

L’EUROPA IERI ED OGGI – L’invito successivo è quello a fare un paragone tra l’Europa del ’58 e quella odierna, quale pensa essere migliore. «Expo 58 è il mio primo romanzo storico, ossia ambientato prima della mia nascita e lontano dalla situazione attuale. L’Europa mostrata attraverso la visione dell’Esposizione Universale è idealistica e speranzosa rispetto all’inclinazione cinica odierna. Una cosa di cui mi sono reso conto scrivendo questo libro è che purtroppo gli inglesi non hanno mai avuto ideali nei confronti dell’esperimento europeo, hanno congelato la partecipazione e il dibattito in termini solamente economici. Ma ciò che più mi interessava, in Expo 58, era descrivere l’atteggiamento e il cambiamento della realtà britannica in questi cinquant’anni. Oggi il mio paese è diventato più aperto e disposto ad esprimere emozioni in ogni aspetto della vita pubblica. La morte di Lady Diana nel 1997 ha provocato una forte ondata emotiva tale da operare un mutamento di psiche nei confronti della veridicità dei sentimenti. Per uno scrittore la cosa che lo mette più alla prova è descrivere i sentimenti dei suoi personaggi, specialmente di quelli che non sono in grado di mostrarli. Gli inglesi tendono a dire nel non detto e a non dire nel detto».

UMORISMO BRITANNICO – Coe spiega divertito al pubblico che il sistema britannico usa il senso dell’umorismo per mantenere il potere e che la cosa peggiore che si possa dire a un politico è di non avere sense of humor. «La risata non deve essere considerata una critica o un’aggressione, non ha mai fatto male a nessuno. Per quanto imbarazzante possa essere, i politici hanno capito che se i cittadini ridono di loro non andranno in strada a protestare». Un’altra cosa da cui ci mette in guardia nel temperamento degli inglesi è la finta modestia: «Non abbiate mai fiducia se vi dicessi che Expo 58 è un libretto neanche dei migliori. Non credeteci mai. Anzi la mia frase sarebbe volta a spingervi a commentarlo e farmi un complimento che magari non avreste mai fatto. Thomas, il mio protagonista, è l’incarnazione della finta modestia: in superficie lo sembra ma in realtà non lo è. La sua descrizione rasenta la quintessenza di quella che la britannicità è in apparenza ma non in essenza. La finta calma e la velleità di non imporsi sulle persone lo rendono un personaggio totalmente diverso da quello che si può leggere in prima battuta. Ciò che mostra e rappresenta è una sorta di anti James Bond, un’antitesi totale. Per fortuna, oserei dire, altrimenti sarebbe stato ancora più pericoloso». Particolare attenzione viene prestata alla descrizione della differenza di atteggiamento che il protagonista opera in relazione al livello sociale delle persone con cui interagisce. È Coe a spiegare ai presenti come se c’è qualcosa di forte e radicato in Gran Bretagna è proprio la divisione in classi e come dal ’58 sia inutile parlare di cambiamenti sociali per quanto riguarda la composizione del potere.

SCRITTURA COME PROTEZIONE – Prima di concludere l’incontro e andare a prepararsi per il concerto – la sua presenza a Collisioni è avvenuta difatti in duplice veste, di scrittore e di musicista in una band che suona pezzi composti da lui – risponde alla domanda sull’attualità delle atrocità avvenute nell’ultima settimana nei confronti di bambini nati dalla parte di muro sbagliato. «È una domanda difficile, più divento vecchio e più diventa faticoso trovare una risposta. È la prova di quanto sia gravoso vivere. Quando vedi immagini così crude ti viene la tentazione di pensare che in quanto scrittore ti limiti a scrivere solamente di tematiche frivole, che la bellezza e la creatività non abbiano senso di fronte alla realtà. Forse vi sorprenderete che io abbia scritto un libro humor per sfuggire a questo momento così brutale dell’epoca in cui viviamo: il romanzo è anche la reazione che lo scrittore cerca di instillare come strumento di protezione. In questo libro ho cercato di riavvolgere il nastro della cassetta del tempo e tornare a una visione nostalgica del passato ma idealistica per il futuro, di dare più possibilità di quelle che ci siano oggi».

 

Clara Rizzitelli

25 luglio 2014

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