Scrittrici dannate

Le 10 scrittrici ”dannate” della letteratura

Ci sono alcune scrittrici che hanno una vita molto tormentata, tanto da farle occupare un posto di rilievo nella storia della letteratura

MILANO – L’espressione “poeta maledetto”, nata per definire una figura tragica del pensiero romantico, ha superato i limiti della sua epoca. Non deve più essere attribuita solo a Verlaine e ai suoi amici, insomma, ma a tutta una serie di artisti incompresi, che rigettano i valori della società e conducono uno stile di vita provocatorio e asociale, spesso autodistruttivo. I testi di questi artisti sono di difficile lettura, inquietanti, con elementi lontani dal vivere comune. Se per ciò che riguarda gli uomini sono tanti i nomi che ci vengono in mente pensando ai “maledetti” – non solo Verlaine, ma John Keats, Edgar Allan Poe, Guy de Maupassant – non è altrettanto immediato e semplice stilare un elenco di scrittrici e poetesse. Quello che vi proponiamo sono dieci nomi, dieci vite tormentate e difficile, spesso brevi, in bilico tra arte, pazzia e solitudine.

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SAFFO – Antesignana delle poetesse “maledette”, la greca Saffo visse tra il VII e il VI secolo a.C. Nella sua opera, cantò l’amore e la passione per personaggi di tutti i generi. Curò l’educazione di gruppi di giovani fanciulle, e scrisse liriche che alludono a rapporti di tipo omosessuale con le sue giovani studenti (ma non è detto che questi testi alludano a fatti reali).

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ALDA MERINI – Alda Merini (1931 – 2009) è stata una poetessa e scrittrice italiana, una delle autrici più tormentate del panorama nazionale degli ultimi cento anni e oltre. La Merini esordì giovanissima, a soli 15 anni, sotto la guida di Giacinto Spagnoletti che scoprì il suo talento artistico. Nel 1947 fu internata per la prima volta in una clinica, dopo l’incontro con “le prime ombre della sua mente”. Da lì in avanti la sua lunga vita fu caratterizzata da ricoveri in case di cura, da periodi di solitudine e di silenzio. Nonostante le difficoltà psichice, la Merini è riuscita a lasciare ai posteri un’intensa e ricchissima produzione. Non solo versi, ma anche aforismi e libri in prosa.

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MARY SHELLEY – La scrittrice inglese del periodo preromantico (1797-1851) è conosciuta soprattutto per il romanzo gotico “Frankenstein”, ma anche la sua vita personale e artistica è stata ricca di avvenimenti e tragedie. Nel 1813, a soli sedici anni, lasciò la famiglia per unirsi al poeta e scrittore Percy Shelley. La relazione fu osteggiata dai genitori di lei, dal momento che l’uomo era già sposato (la coppia convolerà a nozze nel 1816). Nel 1822 Shelley morì annegato, lasciando la 25enne Mary da sola. Dei tre figli avuti insieme, due sono già morti. Tornata in Inghilterra, la scrittrice, oltre a riprendere la propria produzione, si occupò di far conoscere le opere del marito.

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VIRGINIA WOOLF – Virginia Woolf (1882-1941) è stata una scrittrice, saggista e attivista britannica, considerata tra i personaggi letterari più influenti del XX secolo. Nel corso della sua vita si impegnò attivamente nella lotta per la parità dei diritti tra i due sessi.

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SYLVIA PLATH – Conosciuta principalmente per le sue poesie, Sylvia Plath (1932-1963) ha anche scritto il romanzo semi-autobiografico La campana di vetro (The Bell Jar) sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas ed è stata, insieme ad Anne Sexton, l’autrice che più ha contribuito allo sviluppo della poesia confessionale. Autrice anche di racconti e di un unico dramma teatrale, per lunghi periodi della sua vita ha tenuto un diario. È morta suicida all’età di trent’anni.

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ANNE SEXTON – La poesia è stata per la statunitense Anne Sexton (1928-1974) l’unica possibile strada per raggiungere la stabilità. Affetta da un disturbo bipolare (contro cui ha lottato per gran parte della vita), la Sexton visse una situazione familiare complessa, sempre in bilico tra il disagio e la paura dell’abbandono. La sua poesia, nella quale utilizzò gli stili più disparati, ebbe un grande successo di pubblico, almeno all’inizio. Dopo aver raggiunto l’apice della popolarità nel 1969 con la pubblicazione di “Love Poems”, la scrittrice iniziò a sprofondare in una spirale depressiva. Dopo diversi tentativi di suicidio, il 4 ottobre del 1974 la Sexton scese in garage e dopo aver acceso il motore della sua macchina si lasciò morire per inalazione di monossido di carbonio.ù

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JANA CERNA’ – Scrittrice cecoslovacca, Jana Cernà (1928-1981) viene ricordata per le sue opere dalla forte valenza provocatoria, a tratti persino pornografica. Dopo aver vissuto una vita intensa – la madre fu deportata in un campo di concentramento quando aveva solo 11 anni e lì morì – morì a causa di un incidente stradale.

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RENEE VIVIEN – Pseudonimo di Pauline Tarn (1877 – 1909) la Vivien è stata una poetessa britannica, soprannominata “Saffo 1900”. Oltre ai suoi versi, nell’ambiente “bohémien” parigino era conosciuta per il suo stile di vita e il suo modo di vestire: viveva lussuosamente, era apertamente lesbica, e aveva una relazione con l’ereditiera e scrittrice americana Natalie Clifford Barney. Nel 1908, oberata dai debiti, tentò il suicidio ingerendo una quantità eccessiva di laudano. Morì all’età di 31 anni, indebolita dalla pleurite e dai digiuni. All’epoca il suo decesso fu riportato come un suicidio, ma fu probabilmente il risultato di un’anoressia nervosa aggravata dall’alcolismo.

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MARINA CVETAEVA – Marina Ivanovna Cvetaeva (1892-1941) è stata una poetessa e scrittrice russa, avversata dal regime staliniano per via delle tematiche affrontate nei suoi scritti. Dopo la sparizione del marito, la poetessa rimasta sola e smarrita s’impiccò nella camera che aveva affittato, una domenica d’estate del 1941. La riabilitazione della sua opera letteraria è avvenuta solo a partire dagli anni sessanta, vent’anni dopo la sua morte.

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SIBILLA ALERAMO – Pseudonimo di Rina Faccio (1876 – 1960) l’Aleramo è stata una scrittrice e poetessa italiana. La sua vita fu tutt’altro che semplice: nel 1889 la madre, sofferente da tempo di depressione, tentò il suicidio gettandosi dal balcone di casa. La sua crisi si accentuò progressivamente negli anni, provocando tensioni inevitabili nei rapporti familiari. Nel 1891, a quindici anni, Rina fu violentata da un impiegato della fabbrica, rimase incinta ma perdette il bambino, e tuttavia nel 1893 fu costretta dalla famiglia a un matrimonio «riparatore». In seguito alle tragedie capitatele si impegnò fortemente nel femminismo, scrivendo libri indimenticabili come “Una donna”.

 

 

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