Laura Pugno, “Oggi pubblicare un libro è diventato facile”

Abbiamo intervistato uno dei cinque finalisti per il Premio Campiello 2017. Laura Pugno presenta il suo quinto romanzo, "La ragazza selvaggia"
Laura Pugno,

MILANO – Laura Pugno col suo romanzo “La ragazza selvaggia” è tra i finalisti per il Premio Campiello 2017. Il vincitore sarà proclamato il 7 settembre a Venezia, selezionato proprio dai lettori. Noi di Libreriamo abbiamo intervistato Laura Pugno, scrittrice e poetessa romana, al suo quinto romanzo. L’autrice, che nel corso della sua carriera ha scritto non solo romanzi ma anche racconti e poesie, al momento dirige anche l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.

 

Il romanzo si apre con la protagonista che si affaccia sul buio del bosco; che significato assume la sua “selva oscura”?

Il bosco è il primo teatro in cui si svolge il romanzo, ma è anche il nostro teatro interiore, come lo è l’oceano in “Sirene”, il mio romanzo d’esordio, che ora torna in libreria sempre per Marsilio. In un certo senso La ragazza selvaggia è un romanzo di formazione, e la formazione implica l’avventura: l’avventurarsi nel bosco che ci circonda sempre, invisibile, anche il bosco dei nostri sentimenti, dei nostri pensieri, della nostra memoria, dei gesti che abbiamo compiuto e che non possiamo disfare, che restano come tracce, impronte, di un passato che è stato prima di noi, o che è stato nostro.

 

Nel romanzo ritornano spesso i ricordi, così come si cerca di far ritornare alcuni personaggi al loro “status iniziale” o comunque passato. Che potere e che significato hanno i ricordi?

 La memoria è ciò che ci definisce, che tiene insieme e rende saldo il nostro io, come ricorda anche Carlo Rovelli in un bel saggio che sto leggendo in questi giorni, L’ordine del tempo (Adelphi), e allo stesso tempo, è estremamente labile, reinventata, cambia ogni giorno con il modificarsi della storia che ci raccontiamo su noi stessi. Noi siamo la nostra memoria, ma la nostra memoria è un misto di realtà e di fiction, e riscrivere il proprio romanzo, diventare un personaggio diverso da se stessi, dà una grande libertà. Forse proprio da questo deriva il bisogno di storie, e di quella forma particolare delle storie che è il romanzo: dalla necessità di cucire insieme, giorno dopo giorno, il romanzo di noi stessi, e di trovare dei modelli per farlo.

 

Il rapporto con l’ “altro” è qualcosa di positivo? E col “diverso”? In un certo senso le due protagoniste è come se fossero un po’ il doppio l’una dell’altra. E il doppio sembra essere comunque una costante.

 Al centro del romanzo ci sono famiglie di sangue e famiglie per scelta: due sorelle gemelle, la bellissima Nina e Dasha – la ragazza selvaggia – il cui conflitto mette in moto la storia, ma anche il legame tutto interiore che Teresa, la ricercatrice che ritrova la ragazza selvaggia nel bosco, sente con questa misteriosa, incomprensibile creatura, che le sembra un simbolo di tutto ciò che nella sua vita ha perduto, o a cui ha rinunciato, e sta per perdere. Dasha non è un simbolo, ma chiunque le sta intorno ritrova in lei qualcosa della sua vita.

 

A tratti, questo libro sembra assumere le tinte del giallo ma molti dubbi e quesiti restano irrisolti; scelta voluta?

Sì, la mia idea è che a un certo punto del romanzo il lettore, o la lettrice, scelga a che parte stare, proietti, come fanno un po’ tutti i personaggi del romanzo, la sua verità sulla ragazza selvaggia. Dei sogni è sempre possibile una lettura intrapsichica, in cui tutti i personaggi dei nostri sogni siamo noi, sono una parte di noi stessi: questo è vero anche per i romanzi e tra i miei romanzi, per La ragazza selvaggia è ancora più vero.

 

Il linguaggio in questo romanzo segna un po’ il “confine” tra uomo e natura, ma quanto è importante nella società moderna che l’uomo si perda oltre le regole ordinarie e torni al suo status di natura?

Non credo sia davvero possibile, in senso pieno, tornare allo stato di natura, non più di quanto non vi siamo già: lo stato di natura è il nostro corpo. Quello che possiamo cercare di fare è ricucire il suo legame con la mente, o meglio, diventare più coscienti di quanto corpo ci sia nella nostra mente, e quanta mente nel nostro corpo: e per questa via, ritrovare anche un diverso rapporto col mondo.

 

La sua è una letteratura poco commerciale; per chi scrive e in particolare questo libro a chi è rivolto?

Nella poesia, che è da dove vengo, c’è spesso un tu che è il destinatario immaginario o reale delle parole del testo, ma che è sempre anche chi legge. Quel tu-lettore in un certo senso è vuoto, ed è bene che resti tale: è qualcuno che non conosciamo ancora, e che forse non conosceremo mai – visto che ogni scrittore si augura di continuare a essere letto nel futuro, anche in quello così lontano da non essere immaginabile oggi-  ma in cui abbiamo fiducia. E abbiamo fiducia in lei, o in lui, perchè stiamo pensando ai lettori come persone: non come massa o pubblico o target, ma come uomini e donne. Ed è sempre il lettore a decidere cosa trarre da un libro, se conforto o conoscenza, o entrambe le cose, che per me non sono né separate né necessariamente distinte.

 

Che consiglio darebbe a chi vuole diventare uno scrittore, soprattutto al giorno d’oggi?

 Diventare uno scrittore, o una scrittrice, oggi è forse più facile che in passato, perché Internet ha reso molto più semplice l’accesso alle informazioni, ai luoghi e ai riti del mondo editoriale, e allo stesso tempo ha moltiplicato le occasioni di visibilità: è già un luogo comune, ma è così. Quello che invece mi sembra difficile, oggi, in un mondo di gratificazioni istantanee, a cui tutti siamo sempre più inesorabilmente abituati, è continuare a essere uno scrittore: continuare a scrivere, sia andato come sia andato il romanzo precedente rispetto alle aspettative, gestire il successo senza che ci paralizzi, o al contrario attendere senza scoraggiarsi quando questo non arriva, o fluttua, comprendere che il mondo editoriale è fatto di persone…..L’unico consiglio utile forse, allora, è: non dimenticare che il mondo è sempre molto più grande, più ampio, più ricco di possibilità di quanto tu non riesca a vedere ora. Tu non le vedi, ma tutte queste persone e cose da qualche parte ci sono. Non sarà facile trovarle, ma ci sono. Esci fuori. Vai a cercarle.

 

 

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