Intervista a Laura Anello su Borsellino

Laura Anello, ”Borsellino sdrammatizzava gli eventi riportando tutto a un gioco collettivo”

'Una persona per bene, con un grande senso dell’umorismo e di grande fede”. Con queste parole, la giornalista Laura Anello, autrice de “L’altra storia” ci parla del grande magistrato che ha lottato fino alla fine contro la mafia.

In occasione del ricordo di Paolo Borsellino la giornalista e scrittrice Laura Anello ha parlato con noi per aiutarci a conoscere meglio il lato umano del magistrato

 

MILANO – “Una persona per bene, con un grande senso dell’umorismo e di grande fede”. Con queste parole, la giornalista Laura Anello, autrice de “L’altra storia” ci parla del grande magistrato che ha lottato fino alla fine contro la mafia. Nel suo libro parla di questa storia dal punto di vista delle testimonianze di chi gli è stato vicino, a noi ha parlato del Borsellino uomo ancor prima che come magistrato. Ecco l’intervista:

Lei ha scritto un libro alcuni anni fa, “L’altra storia”. Ci spieghi bene da quale prospettiva ha raccontato le vicende di Falcone e Borsellino.

Tutto ciò che è accaduto è stato principalmente raccontato da verbali giudiziari, quindi dalla parte di magistrati, poliziotti o collaboratori di giustizia, ma secondo me mancava un tassello che sorprendentemente va al di là del confine privato e si sofferma su questioni che riguardano la grande storia, con testimonianze della scorta o dei familiari, che fino a quel momento non  erano state raccolte. Ho voluto chiudere il cerchio.

 

Mi sa dire una testimonianza che ritiene importante e significativa tra quelle che ha raccolto?

La testimonianza centrale è quella di suo figlio Manfredi che ricostruisce dall’interno ora per ora gli ultimi giorni di questa morte annunciata. Quando Borsellino si è accorto di essere stato lasciato solo con il cerino in mano. Ricordo ancora la sua comparsa alla biblioteca comunale di Palermo a cui ero presente, un’apparizione pubblica che aveva tutto il sapore di un testamento spirituale.

 

C’è un episodio o un aneddoto riguardante anche la vita strettamente personale di Borsellino che secondo te lo caratterizza come uomo e come magistrato?

Borsellino era una persona di un’umanità straordinaria, molto diverso da Falcone. Falcone non aveva figli e forse per questo aveva sviluppato meno questo suo tratto di umanità. Borsellino era un grande padre. Ad esempio quando capì che una delle figlie attraversava un periodo difficile della sua vita, lasciò tutto  e partì con la figlia per un mese.  Inoltre aveva un senso dell’umorismo straordinario, riusciva ad allentare la tensione sdrammatizzando eventi importanti e riportando tutto a un gioco collettivo. Cercava di ritagliarsi dei momenti personali, come il suo ultimo bagno al mare. Nella famosa valigetta di Borsellino trovano ancora il costume umido, era un uomo che sapeva che fine stava facendo e riusciva comunque a  vivere come se nulla fosse. Anche la sua  fede cristiana molto forte l’aiutava ad andare avanti.

 

Si fa abbastanza per ricordarlo?

Come dicono i figli non parliamo di questioni su cui c’è neutralità e quindi quando ci sono queste celebrazioni  collettive per ricordarlo, bisogna chiedersi anche quale scopo hanno queste celebrazioni. Moment in cui il potere politico, spesso neanche pulitissimo, esibisce sé stesso o momenti di ricordo autentico? La grande lezione che ci danno Borsellino e i loro figli è quella di onorare questo esempio con un dovere personale, con una missione che ciascuno fa nella propria vita.

 

Se dovessi parlare di Borsellino a una persona che non lo conosce, che cosa diresti?

Prima di tutto direi che era una persona per bene, una persona con grande ironia e un uomo con il senso del sacrificio quasi disumano. Può essere un punto di riferimento importante per i giovani d’oggi. Se riesci ad estrapolare dal contesto le persone protagoniste di questa tragica storia, quando ne cogli le difficoltà, conosci che sono persone che hanno raggiunto i loro obiettivi con i propri mezzi, mantenendo la tranquillità nonostante tutto, ti chiedi, se non sono esempi loro allora chi possono essere gli esempi per i giovani d’oggi?

 

Per concludere, una domanda difficile, secondo lei Borsellino poteva essere salvato?

Per capire questo bisognerebbe avere una certezza  assoluta su quante persone hanno partecipato a questo agguato, i famosi mandanti occulti. Riguardo quel  giorno, magari alcune leggerezze potevano essere evitate, magari  con la sicurezza di oggi non ci sarebbe stata nessuna strage. Il problema di oggi è capire chi ha avuto interesse a uccidere Borsellino, se c’era dentro solo la mafia, allora certamente tutto ciò poteva essere evitato, ma se era coinvolto anche lo stato?  Non so, la risposta a questa domanda è difficile proprio per questo.

 

19 luglio 2015

 

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