LIBRI - L'autrice del libro "Le donne di Augusto"

La vita dell’imperatore Augusto attraverso il rapporto con le sue donne nel romanzo di Marisa Ranieri Pannetta

Il nostro passato, quello più antico e segreto, rivive nelle pagine del libro “Le donne di Augusto” scritto da Marisa Ranieri Pannetta, edito da Electa. Questo testo ci permette di approcciare alla storia in maniera diversa, non come quando la si studiava perché si...

La storica Marisa Ranieri Panetta tratteggia le vite di due protagoniste assolute del tempo di Augusto mettendole a confronto: la devota e calcolatrice consorte Livia e la figlia ribelle Giulia dal tragico destino. Ne scaturisce un sapiente ritratto della vita di corte all’interno delle stanze dipinte della Villa di Livia ad gallinas albas e della Villa della Farnesina. Le straordinarie immagini di queste pitture impreziosiscono il libro come le poesie inedite di José Minervini ispirate ai personaggi femminili e alle meraviglie dell’arte d’età augustea.

  

MILANO – Il nostro passato, quello più antico e segreto, rivive nelle pagine del libro “Le donne di Augusto” scritto dalla storica Marisa Ranieri Pannetta, edito da Electa. Questo testo ci permette di approcciare alla storia in maniera diversa,  non come quando la si studiava perché si era obbligati a farlo (sforzandosi solo di ricordare nomi e date!) e invoglia a  spingersi oltre per perdersi nei racconti, avendo l’illusione di essere trasportati in un’altra era. Quello della Pannetta è stato un lavoro di ricerca e di studio alimentato da un forte interesse per la storia e da un’inesauribile voglia di approfondire e conoscere fino in fondo. Le passioni, quelle vere, si coltivano facilmente e con trasporto. L’autrice sceglie anche di condividerle e propone un testo che guarda al periodo augusteo da una prospettiva nuova e insolita incentrando la sua attenzione sul ruolo che ebbero le figure femminili nella vita dell’imperatore, sia in ambito pubblico che privato.

  

Come è nata l’idea di un libro così originale che abbraccia prosa poesia e arte?

Durante le celebrazioni del Bimillenario augusteo, poco si è parlato delle donne straordinarie che gli sono state più vicine. Avevo quindi concordato con la Soprintendenza Speciale di Roma ed Electa di pubblicare i profili storici di Livia Drusilla e Giulia: la moglie fedele per quasi mezzo secolo e la figlia ‘scandalosa’ morta in esilio. La poetessa José Minervini, nello stesso periodo, mi aveva inviato in lettura le sue liriche ispirate proprio a queste figure femminili, che si è deciso di includere nel volume; e, ad impreziosirne le pagine, si sono infine aggiunte le immagini degli affreschi conservati nel Museo romano di Palazzo Massimo, provenienti dalle residenze delle due protagoniste.

 

Perché ha scelto di raccontare la vita di corte indagando su personaggi considerati “secondari”?

Direi tutt’altro che secondari. Con i loro comportamenti – ineccepibili e severi da parte di Livia, liberali e sfarzosi da parte di Giulia – hanno notevolmente influenzato il privato di Augusto. E, nel caso del grande riformatore della vita romana, il privato coincideva col pubblico: tutte le donne avrebbero dovuto uniformarsi ai modelli forgiati dal Principe. Con la moglie fu un successo; con la figlia, dopo i primi due matrimoni, fu una tragedia.

 

Lei ha definito Livia come colei che incarnava le virtù della matrona romana, una donna che veniva considerata quasi un essere sacro, ma allo stesso tempo “Ulisse in gonnella” quando ha dovuto preoccuparsi dell’eredità del figlio. Quanto una donna così potente e intoccabile, a parer suo, ha potuto influenzare in concreto le sorti dell’impero, pur agendo in disparte?

Livia Drusilla, della potente gens dei Claudii, fu una morigerata e tradizionale matrona, nel solco dei canoni della morale augustea. Ma gestì molto potere, da ossequiata first lady qual era, senza però esibirlo o vantarsene. Fu Caligola, pare, a definirla “Ulisse in gonnella” perché non si poteva mantenere a lungo uno status del genere, senza muoversi con abilità consumata nelle stanze del Palazzo A gettare ombre su questa figura integerrima fu soprattutto la successione di Augusto: venne designato Tiberio, figlio di primo letto di Livia, ma dopo che vennero a mancare, anche in giovane età, tutti coloro che Augusto aveva scelto fra i suoi discendenti diretti.

 

Nel suo libro si legge che sia Livia che Giulia riuscirono ad ottenere un grande favore di popolo, seppur così diverse. Come è possibile secondo lei?

Si trattava di popolarità diverse perché molto differenti erano le donne di cui parliamo. Giulia – che godeva il privilegio di essere l’unica figlia di Augusto – aveva successo per bellezza, modi affabili, stile di vita principesco (soprattutto in Oriente), elargizioni generose. Livia suscitava rispetto per il suo ruolo accanto al marito, che la onorava pubblicamente, all’insegna della modestia e della dignitas.

 

Grazie a Livia la figura femminile acquista un ruolo di primo piano accanto all’imperatore.

E’ vero. Livia si presenta, per la prima volta, come una figura “paritaria” accanto all’uomo che reggeva le sorti del mondo. Fu assimilata a divinità femminili nella statuaria, seguiva Augusto nei viaggi, partecipava ai suoi trionfi. Dopo di lei, tutte le consorti imperiali ne seguiranno l’esempio e ambiranno a quel titolo di “Augusta” che Livia si conquistò a duro prezzo: non solo gloria, ma anche delusioni, tradimenti e dolori personali.

 

Augusto si riferiva alla figlia Giulia come a “un cancro” per i suoi atteggiamenti dissoluti e sregolati e finì per esiliarla. Non le fu concesso di partecipare ai funerali dei figli, né a quello del padre. L’affetto per la famiglia nell’antica Roma era sempre così chiaramente subordinato al potere e alle apparenze da tenere in pubblico o il caso di Augusto è esemplare?

Il comportamento esemplare riguardava soprattutto la prima famiglia dell’impero, dove i dettami si conformavano alla tradizione degli avi. L’affetto esisteva, come in ogni epoca, e poteva essere sviscerato; ma nello scacchiere politico di Augusto ciascuno aveva il suo ruolo e i suoi doveri. Per il bene dello Stato, e per il vantaggio della dinastia appena fondata. A Giulia furono imposti tre matrimoni, l’ultimo dei quali, con Tiberio, si rivelò un disastro. Le sue reazioni, che le procurarono un esilio perpetuo, riguardarono non solo condotte di vita ‘licenziose’, ma una relazione con il figlio di Marco Antonio e la frequentazione di circoli culturali poco propensi ai rigori morali della politica vigente. Ci fu davvero una trama eversiva anti-Augusto che coinvolse Giulia? Saranno i lettori a deciderlo…

 

5 luglio 2015

 

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