L'intervista a Susanna De Ciechi

La storia della bambina con in mano un fucile, al posto dei libri di scuola

"La bambina con il fucile" racconta storia di Pratheepa, una bambina costretta a prendere parte alla guerra in Sri Lanka
Storia della bambina con in mano un fucile al posto dei libri di scuola

MILANO – Ecco una di quelle storie che dobbiamo ricordare, una di quelle storie da far leggere agli adulti e ai ragazzi nelle scuole. “La bambina con il fucile” racconta la storia di Pratheepa, una bambina costretta a prendere parte alla guerra in Sri Lanka. Un libro speciale perché è nato con l’obiettivo di migliorare la vita dei bambini di cui racconta la storia ed è il primo libro della serie degli @auxilia books, i volumi promossi da un’associazione no profit per l’infanzia. Abbiamo intervistato in occasione dell’uscita Susanna De Ciechi che si è assunta l’onere e l’onore di prendere la vita di questa bambina-soldato e trasportarla sulla pagina. Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dall’inizio. Quando hai incontrato per la prima volta Pratheepa? Com’è stato?

Ho cominciato a lavorare a “La bambina con il fucile” nel maggio del 2015 e prima di incontrare Pratheepa ho iniziato a conoscerla in tanti modi diversi. Al principio sono entrata nella sua storia attraverso ciò che mi ha riferito Massimiliano Fanni Canelles, in seguito ho preso in esame documenti, foto, filmati in cui lei raccontava di sé. Dopo essermi ampiamente documentata, l’ho incontrata via Skype. Io ero nel mio studio di Milano, Pratheepa si trovava in ospedale a Colombo per curare il suo bambino per le conseguenze del morso di un cane. A causa della differenza di fuso orario tra l’Italia e lo Sri Lanka, lei era circa cinque ore avanti a me. Pratheepa era esattamente come me l’aspettavo: una piccola donna d’acciaio. Per prima cosa ho notato la profondità del suo sguardo; guardava me e scrutava ciò che avevo intorno con grande attenzione.

Cosa ti ha colpito di più dei racconti di Pratheepa? Quale idea ti sei fatta di questa bambina?

Pratheepa ora è una giovane donna, anche se conserva l’aspetto di una ragazzina. Durante il nostro incontro lei era in compagnia di Laura Boy, vicepresidente di @uxilia onlus. Laura traduceva domande e risposte, infatti, Pratheepa parla tamil, un po’ di italiano e di inglese. Ho cercato di conoscerla attraverso le sue risposte e osservando la sua gestualità, le sue reazioni. Le ho spiegato che stavo scrivendo un libro in cui lei era la protagonista e ho tentato di indagare alcuni dettagli legati al periodo della sua militanza nell’esercito delle Tigri tamil. Desideravo delle conferme su ciò che già sapevo e volevo conoscere nuovi particolari rispetto a ciò che aveva vissuto. Pratheepa ha risposto raccontando diverse cose utili e interessanti ai fini del completamento della storia, ma senza aprirsi del tutto. Ricordo i suoi occhi, lo spaesamento nel suo sguardo mentre, usando tutta la delicatezza possibile, cercavo di indagare sulla sua esperienza di bambina-soldato. Era a disagio, credo avesse anche paura, forse non era libera di parlare. Le sue reazioni indicavano in modo inequivocabile che c’era una soglia che non voleva superare. Un suo diritto, dopo avere patito sofferenze inumane. Spero che Pratheepa diventi il simbolo dei bambini soldato, che la sua storia serva a fare conoscere la loro situazione e sono convinta che lei condivida questo desiderio, tuttavia capisco che voglia voltare pagine. Credo sia impossibile trovare pace se ogni giorno sei costretto ad aprire la porta a certi ricordi.

Uno dei tuoi compiti era tradurre in parole le emozioni forti vissute da Pratheepa, emozioni che probabilmente neppure lei aveva ben chiare. In quale modo hai lavorato in questa direzione? 

Un ghost writer sviluppa e traduce in scrittura ciò che un altro gli racconta. Questo in estrema sintesi, poi ciascuno lo fa secondo il proprio stile. Il mio modo di essere uno scrittore fantasma prevede una mediazione molto particolare. Nel caso di Pratheepa ho esplorato la sua vita, contestualizzandola nei tempi e nei modi in cui si è svolta, attraverso la sua collaborazione cui si è aggiunto l’apporto fondamentale di Massimiliano Fanni Canelles, Laura Boy e altri che l’hanno conosciuto all’epoca dei fatti di cui ho scritto e che hanno condiviso con lei una parte delle vicende che ha vissuto. A ciò ho unito un poderoso lavoro di ricerca e approfondimento. Ho ripercorso la vita di Pratheepa cercando, per quanto possibile, di assumere il suo sguardo. Per me è stata un’esperienza molto forte, come sempre accade per ogni libro che scrivo come ghost writer in cui narro la storia vera che un’altra persona mi racconta.

Il tuo è il primo libro della serie che uscirà per Auxilia Books. Come vivi questo progetto? 

Scrivere questo libro mi ha fatto scoprire diversi mondi: quello dei bambini soldato e quello di @uxilia onlus, che vive grazie a persone che si spendono, arrivando a rischiare la vita, a favore dei più deboli, delle vittime della violenza e delle guerre. Io avevo una conoscenza superficiale di queste realtà e ho imparato molto. Lavorare a “La bambina con il fucile” ha cambiato in parte la mia visione della vita. Sono molto orgogliosa di avere avuto l’occasione di lavorare con Massimiliano Fanni Canelles, Laura Boy e gli altri collaboratori di @uxilia. Sono convinta che tutti insieme abbiamo realizzato un buon libro, un libro che è anche utile perché racconta una storia vera e insegna molte cose.

Cosa speri che faccia o pensi il lettore giunto all’ultima pagina del tuo libro? 

L’argomento affrontato ne “La bambina con il fucile” non è facile e per attrarre un pubblico ampio ho voluto proporre la storia nella forma del romanzo/memoir che coinvolge e accompagna il lettore fino all’ultima pagina. Il libro prende spunto da una storia vera in cui i protagonisti sono le stesse persone che l’hanno vissuta nella realtà e che il lettore, volendo, può perfino incontrare. Il tema è di grande attualità perché tutto ciò che abbiamo raccontato accade anche oggi in ciascuna delle tante guerre in atto. Il lettore che si sarà lasciato catturare dalla storia, avrà conosciuto una realtà diversa e lontana dalla nostra e, leggendo il libro, avrà avuto anche l’opportunità di offrire a un bambino l’occasione di una vita normale, considerato che i diritti vanno tutti ad @uxilia onlus. È una lettura che apre ampi spazi per la riflessione. Dunque il libro è due volte utile e la storia merita di essere diffusa. Mi piacerebbe che i lettori avviassero il famoso passaparola virtuoso. Del resto, perché un lettore non dovrebbe essere incuriosito da “La bambina con il fucile”? Forse il tema affrontato può spaventare? Se ricordo bene Cioran ha detto che “Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito”. Ecco, non è certo il caso di questo libro.

Dov’è ora Pratheepa e cosa fa? 

Pratheepa è tornata a vivere nella sua isola, è sposata, ha un bambino e collabora alle attività di @uxilia in Sri Lanka. La ex bambina-soldato si è rivelata una straordinaria risorsa per la onlus, grazie alla sua innata capacità a interagire con le donne, con le mamme e i bambini beneficiari del sostegno a distanza e delle attività di formazione tuttora gestite da @uxilia. Pratheepa è felice di essere utile alla sua gente e di collaborare al reinserimento sociale degli ex-bambini soldato. Anche lei ha dovuto affrontare enormi difficoltà per continuare a combattere la battaglia per il pieno riconoscimento dei diritti umani e per la ricerca di riscatto sociale. Lavora per evitare che in futuro possa ripetersi la storia che ha vissuto e raccontato e che, purtroppo, continua a essere realtà anche adesso, nelle tante guerre che divampano nel mondo.

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