La Stampa annuncia la chiusura della storica libreria Flaccovio di Palermo

RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA – Chiude la libreria Flaccovio a Palermo, in passato crocevia di intellettuali come Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia, che l'avevano per tappa quotidiana nelle loro giornate. A dare la triste notizia è Laura Anello su La Stampa...

Sul Corriere della Sera Claudio Magris presenta la nuova collana di Marsilio dedicata alla letteratura mitteleuropea. Su Libero e il Giornale, il libro di Umberto Cecchi in cui il giornalista racconta della sua amicizia con Oriana Fallaci


RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA
– Chiude la libreria Flaccovio a Palermo, in passato crocevia di intellettuali come Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia, che l’avevano per tappa quotidiana nelle loro giornate. A dare la triste notizia è Laura Anello su La Stampa, che riporta anche i commenti Sergio Flaccovio, titolare insieme al fratello Francesco della libreria e della case editrice. Sul Corriere della Sera, segnaliamo l’articolo a firma di Claudio Magris in cui viene presentata la nuova collana di Marsilio, Gli anemoni, dedicata alla letteratura mitteleuropea, e quello di Paolo Di Stefano in omaggio a Giovanni Testori, di cui in questo 2013 cade il ventesimo anniversario della morte. Su Libero un articolo di Giuseppe Pollicelli e su il Giornale uno di Matteo Sacchi presentano il libro di Umberto Cecchi “Oriana Fallaci. Cercami dov’è il dolore” (Mauro Pagliai Editore), in cui il giornalista racconta della sua amicizia con Oriana Fallaci.


LA CHIUSURA DELLA LIBRERIA FLACCOVIO
– “Quei 250 metri quadrati che hanno visto passare migliaia di autori hanno serrato i battenti per sempre”, questa la triste verità annunciata da La Stampa, che titola “Palermo, anche Flaccovio getta la spugna”. Anche questa storica istituzione, dove passarono, oltra ai due grandi scrittori già citati, intellettuali, artisti, letterati e giornalisti del calibro di “Denis Mack Smith, Indro Montanelli, Cesare Zavattini, Renato Guttuso, Mario Soldati”, cede infine alla crisi. Crisi di cui si è resa “complice una politica commerciale miope”, scrive Laura Anello, “che a Palermo si è ostinatamente opposta a progetti di pedonalizzazione del centro e che ha perso pezzi importanti di memoria. Sul fronte delle librerie , che accusano una perdita media del 20%, hanno già chiuso i gioiellini Kalòs e Aleph”. Non chiude però la casa editrice omonima, che anzi Sergio Flaccovio annuncia di voler rilanciare. “Volgiamo continuare a essere imprenditori con altre forme editoriali dove è fondamentale l’uso della tecnologia”, queste le sue parole riportate dalla giornalista, che prendono atto dell’inizio di una nuova era improntata al digitale. Nella stessa pagina, l’intervista di Giuseppe Culicchia ad Alberto Galla, presidente di ALI e titolare della libreria Galla a Vicenza, che invece resiste anche grazie alla sperimentazione di nuove formule. “Noi abbiamo circa mille metri quadri su quattro punti vendite. Il principale, di quattrocento, oggi ha un bar con uno spazio incontri e una sala da tè dove i ragazzi si danno appuntamento anche per studiare”, spiega. E per sopravvivere, afferma, “il nostro mantra, come librai, dev’essere collaborare, condividere le esperienze, rinunciare a un po’ di sovranità aziendale per avviare progetti comuni.”

LA NUOVA COLLANA MARSILIO – Il termine “Mitteleuropa”, come scrive Claudio Magris nel suo articolo sul Corriere di oggi – “La terza alba della Mitteleuropa. Dopo gli inverni, una nuova sfida” – indica “un mosaico plurilingue e pluriculturale attraversato da elementi comuni sottostanti alle diversità nazionali.” Questa civiltà sovranazionale si è creata sulla base soprattutto di due elementi: la lingua tedesca, parlata in tutti i Paesi che fecero parte dell’Impero asburgico, e la comunità ebraica presente in tutti quei territori. La Mitteleuropa è stata “un ideale umanistico”, “una metafora di resistenza: dapprima contro fascismo e nazismo, dopo la Seconda Guerra Mondiale contro il dominio sovietico e, più sfumatamente ma sempre, contro uno stile di vita capitalistico-americano.” Secondo Magris di quella civiltà, della sua diffidenza nei confronti di ogni sistema politico totalizzante, oggi c’è bisogno più che mai. È con gioia dunque che Magris saluta l’importante progetto editoriale di Marsilio, la collana Gli anemoni, diretta da Luigi Reitani e Annalisa Cosentino, che esplora proprio quella civiltà e la sua letteratura. I primi titoli offerti sono libri di autori tedeschi, cechi e polacchi: “Il redentore” di Musil, “Lettere a Milena” di Kafka, “I racconti di Malà Strana” di Jan Neruda, “Maggio” di Macha, “Hotel Savoy” di Joseph Roth e “Il sale della terra” di Jósef Wittlin.


IL LIBRO DI CECCHI DEDICATO A ORIANA FALLACI
– “C’è un concetto che, più di ogni altro, Oriana Fallaci ci teneva a ribadire: ‘Io non ho paura della morte’”. Con queste parole Giuseppe Pollicelli apre su Libero il suo articolo dedicato al libro del giornalista Umberto Cecchi, per molti anni direttore de La Nazione e amico di Oriana Fallaci. In questo libro “lo ripete così spesso da far capire che della morte, invece, aveva paura eccome”. Oriana infatti, scrive ancora Pollicelli, non aveva la fede, per lei la morte rappresentava semplicemente il nulla. Per questo aveva bisogno di passioni forti, di ideali da sostenere con veemenza assoluta. Per sconfiggere la morte, quel nulla che, insieme alla libertà, fu l’altra ossessione della sua vita – titola infatti l’articolo “Le due ossessioni di Oriana: ‘L’idea della morte e la libertà’”. E la sua battaglia, secondo Pollicelli, alla fine la giornalista l’ha vinta. Anche Matteo Sacchi su il Giornale – nell’articolo “oriana Fallaci raccontata da molto vicino” – ci parla di questa lettura, che racconta di “un’amicizia schietta”, quella tra l’autore e la giornalista, “nata ai tempi dell’università e portata avanti per decenni. A volte più con i silenzi che con le parole, rispettando quel pudore timido nascosto dalla ruvidezza che secondo Cecchi era il vero marchio della Fallaci”. Cecchi, spiega Sacchi, riflette “su quanto poco Firenze sia stata generosa con una delle penne più famose del mondo”. La sua città l’ha rifiutata, l’ha trattata “come Savonarola”. “E Cecchi, per questo feroce ostracismo, attende ancora un gesto riparatore, vero, profondo”, conclude Sacchi. “Qualcosa di più di dedicarle il nome di una via in mezzo alle solite, strumentali, polemiche”.

LE ALTRE NOTIZIE – Ancora su il Giornale segnaliamo l’articolo di Daniele Abbiati dedicato al Premio Nobel per la letteratura Kenzaburo Oe, in occasione dell’uscita del suo “Il bambino scambiato” per i tipi di Garzanti. Repubblica propone in lettura un estratto de “Il libro degli universi” di John D. Barrow, cosmologo e professore di matematica a Cambridge, edito in Italia da Mondadori. Sempre sulle pagine di cultura di questo quotidiano, Antonio Monda dedica un articolo ai romanzi americani ispirati a personaggi e ambientazioni dei fumetti, Paolo Rodari presenta il volume “Lettere di fede e amicizia” (Edizioni Studium), che raccoglie il carteggio inedito tra Papa Roncalli-Giovanni XXIII e il suo successore Papa Montini-Paolo VI. Nella stessa pagina, Lucio Caracciolo dedica l’articolo  “Il governo dei tecnici e il ritorno della piazza” a una sua riflessione sullo stato della democrazia ai nostri giorni, alla vigilia dell’apertura di Biennale Democrazia.

9 aprile 2013

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