Incontro con la scrittrice francese Caroline Vermalle

La scrittrice francese Caroline Vermalle, ”La felicità risiede nelle piccole cose”

Possono i libri farci stare bene? Sì, soprattutto se chi li scrive mira proprio a questo. Il nuovo libro di Caroline Vermalle, ''La felicità delle piccole cose'' è leggero ma pieno di umanità.

MILANO – Caroline Vermalle alla pasticceria Di Viole di Liquirizia. Un piccolo angolo intimo nel cuore di Brera. Uno di quei posticini da andarci in inverno, quando ti vuoi coccolare, tra un tè alla cannella, deliziosi cupcakes e confidenze tra amiche. Caroline è francese, e di lavoro fa la scrittrice. E’ alta, bionda e ispira dolcezza. Il suo primo libro uscito anche in Italia si intitola ”La felicità delle piccole cose”, edito da Feltrinelli, anche se lei avrebbe voluto chiamarlo ”L’or des jours qui restent” ma questa è tutta un’ altra storia e se leggete il libro, capirete il perché. Quali sono i vostri #momentifelici? Noi li abbiamo già scelti.

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GLI IMPRESSIONISTI – Caroline adora l’arte, il profumo dell’inverno, Parigi, Monet, e scrivere. Frédéric Solis è un avvocato, bello, ricco e solo. Che si circonda di opere d’arte impressioniste per scacciare questa solitudine che lo attanaglia, fin dalla tenera età, fin dal giorno in cui suo padre non tornò più a casa; creando una barriera invisibile tra lui e il mondo, e restando sostanzialmente povero dentro. La passione di Caroline per gli Impressionisti deriva dal suo precedente lavoro, quando per una serie televisiva per la BBC a Londra, curò le scenografie del programma. E per conoscere tutti i dettagli della vita degli artisti ha dovuto studiarli da vicino ma come ci racconta “questo lavoro mi ha dato l’opportunità unica, il privilegio di poter visitare il Musée d’Orsay il giorno di chiusura al pubblico e di poter entrare, alle sei della mattina, con una luce fantastica, nel Giardino di Monet a Giverny. La bellezza di quei dipinti, che a volte ho considerato quasi banale, tanto sono stati commercializzati e riprodotti praticamente ovunque (sulle tazze, sulle matite ecc) sfiorando il kitsch, in quel momento beh, mi ha sorpreso ed era come se li guardassi per la prima volta, con occhi diversi. ‘La Pie‘ (la gazza) di Monet vista da vicino è tutta un’altra cosa.”

LA SOLITUDINE E IL MARE – Quando le chiedo del rapporto che ha con le persone anziane e cosa ne pensa della loro solitudine ed emarginazione, gli occhi di Caroline si illuminano, e un po’ si emoziona. E’ un argomento che le interessa molto, e infatti i suoi primi due libri avevano come protagonisti persone anziane. Nei suoi romanzi Caroline cerca di dar voce a chi non ne ha, che sia il vecchio nonno abbandonato o il clochard a lato della strada, tutta quella schiera di persone invisibili, che volutamente teniamo a debita distanza dal nostro sguardo. Perché in fondo ci fa male e ci rende tristi. Cosa resta alla fine? Frédéric si circonda di beni materiali, ma quello che conta sono le piccole cose che ci rendono felici. Come un bignè al pistacchio. “Il mio libro vuole essere un’ode all’ottimismo, la mia vita non è la ‘vie en rose’ ma ci sono tanti piccoli momenti leggeri e cerco di viverli al 100%. Ad esempio quest’estate sono partita con il mio vecchio furgoncino Citroën, i miei libri, mia madre e mio figlio Oscar. Ho incontrato i miei lettori, la gente, lì sulla spiaggia, regalavamo una limonata a chiunque comprasse un mio libro e alla fine saranno venute almeno 200 persone, è stato bellissimo.”

LA MAPPA DEL TESORO – “Costruirsi la propria mappa del tesoro non è per nulla un esercizio facile, anzi spesso viene usato in psicoterapia, perché richiede riflessione e una buona dose di autocritica. All’inizio uno mette la Ferrari, il viaggio alle Seychelles, la mega villa che non potrà mai avere. Però se ci si ferma un attimo a pensare, a riflettere su noi stessi, viene spontaneo scegliere delle cose molto più intime, solo nostre, magari piccole, ma che ci rendono felici. All’inizio ho voluto mantenere la distanza, quella tipica dell’autore nei confronti dei suoi personaggi, ma alla fine Jamal, il personaggio più poetico dell’intero libro, mi ha convinto e anche io ho creato la mia personalissima mappa del tesoro. Consiglio a tutti di farla perché se uno ci crede, prima o poi i sogni si avverano!”

 

 

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