”La Principessa del Burundi” di Kjell Eriksson e gli scenari suburbani del ”giallo nordico”

In esclusiva per Libreriamo, il giudice scandinavista Alessandro Centonze racconta i segreti della letteratura nordica. Centonze approfondisce i segreti del giallo nordico e parla dello scrittore svedese Kjell Eriksson, di cui è da poco uscito il romanzo “La principessa del Burundi” nella collana “giallosvezia”...

La meritoria diffusione editoriale del “giallo nordico”, portata avanti da più di un decennio dalla Casa editrice Marsilio di Venezia, ci ha fatto conoscere un altro autore noir di origine svedese, Kjell Eriksson, di cui è da poco uscito il romanzo “La principessa del Burundi” nella collana “giallosvezia”. Questo romanzo di Kjell Eriksson costituisce il secondo episodio di un ciclo narrativo incentrato sulla figura dell’ispettrice Ann Lindell della sezione anticrimine della polizia di Uppsala e segue “Il giardino di pietra”, che era uscito nel 2009 presso la stessa collana della Marsilio, riscuotendo un buon successo.

Kjell Eriksson è uno scrittore sessantenne di Uppsala, che ha avuto un grande successo in Svezia; basti pensare che al suo “La principessa del Burundi”, uscito nel 2002 con il titolo originale “Prinsessan av Burundi”, è stato assegnato il premio della “Accademia svedese del poliziesco” come il miglior giallo dell’anno, ottenendo un riconoscimento che oggi costituisce la maggiore garanzia di qualità di un noir scandinavo. “Il giardino di pietra” e “La principessa del Burundi” seguono uno schema letterario consolidato, ponendo al centro della scena un personaggio principale – in questo caso rappresentato dall’ispettrice Ann Lindell – attorno a cui ruotano alcuni personaggi secondari, a cui il lettore si affeziona con il procedere della saga, abituandosi ai meccanismi descrittivi e investigativi che l’autore propone, in una serie che in genere si articola in diversi episodi. La saga incentrata sull’ispettrice Lindell si sviluppa lungo dieci romanzi che in Svezia hanno avuto grande successo di pubblico, tanto da ispirare una trasposizione televisiva curata dalla Yellow Bird.

Accanto a questa prima caratteristica dei “gialli nordici” pubblicati dalla Marsilio, ve n’è una seconda altrettanto importante, facilmente riconoscibile nei romanzi incentrati sulla figura di Ann Lindell, costituita dall’ambientazione – nel nostro caso rappresentata dalla sezione anticrimine della polizia di Uppsala – che, con il procedere della saga, diventa un elemento di familiarità per i lettori, attraverso un meccanismo di reiterazione di schemi narrativi che tanta fortuna ha avuto nel mondo letterario, dapprima scandinavo e poi europeo.

 

Va anche detto che “Il giardino di pietra” e “La principessa del Burundi”, nel loro insieme, rappresentano un’occasione utile per conoscere la Svezia contemporanea, essendo ambientati in due mondi apparentemente lontani ma tra loro speculari nel descrivere la crisi del welfare state scandinavo, di cui Upssala diventa un’icona letteraria. Si consideri che “Il giardino di pietra” è ambientato nel mondo dell’alta finanza svedese che ruota attorno alle industrie farmaceutiche di Uppsala, rappresentato dalla famiglia Cederén; mentre, “La principessa del Burundi” è ambientato nel mondo del proletariato suburbano di Uppsala, sempre più schiacciato da aspettative sociali insoddisfatte e da una crisi economica planetaria, rappresentato dalla famiglia Jonsson.
Su questo social network, anche altre volte, ho avuto modo di soffermarmi sulle fortune del noir di ambientazione svedese, sottolineando che tale genere letterario rappresenta un segmento in espansione di un settore editoriale già particolarmente fortunato, costituito dal “giallo nordico”, che da quasi un decennio domina le classifiche di vendita italiane, conoscendo – a partire da Henning Mankell e dal suo ispettore Wallander – un successo che sembra inarrestabile.

 

In Italia, il merito di tale successo editoriale è da attribuire alla Casa editrice Marsilio di Venezia che, sulla scia del successo mondiale di Henning Mankell e del ciclo narrativo incentrato sulla figura di Kurt Wallander, ha consentito ai lettori italiani di scoprire un mondo letterario esotico, che ha visto l’affermazione di autori già noti al pubblico europeo come Åsa Larsson, Camilla Läckberg, Leif G.F. Persson e Liza Marklund, sulla scia dei quali si colloca a buon diritto Kjell Eriksson.  

 

Come si è detto, i gialli di Kjell Eriksson si incentrano su una figura femminile di investigatrice, Ann Lindell – per molti versi simile alla solitaria Rebecka Martinsson dei romanzi di Åsa Larsson – che opera nella città di Uppsala. Questa città, situata a nord di Stoccolma, nella regione dello Svealand, è famosa nel mondo per la sua università, che fu la prima a essere fondata in Svezia, nel 1477, assurgendo nel corso dei secoli, nell’immaginario collettivo non solo svedese, a modello di civiltà urbana, nel quale, da sempre, si affermano i maggiori ingegni della nazione; basti pensare a Carolus Linnaeus e ad Anders Celsius.

 

In questo clima di apparente serenità Kjell Erikkson ambienta i suoi gialli, che raccontano il malessere di una società che il mondo occidentale prende a modello di welfare state, ma che presenta al suo interno un elevato livello di insofferenza, già segnalato negli anni Sessanta da Per Walöö e Maj Siöwall, nel ciclo narrativo intitolato “Romanzo di un crimine” e incentrato sulla figura dell’ispettore Martin Beck. Nei romanzi di Kjell Eriksson, come in quelli di Walöö e Siöwall, il crimine assume un significato meta-letterario, descrivendo le ragioni individuali e sociali che determinano l’assassino a delinquere, al culmine di uno stato di disagio, mirabilmente descritto da tutti e tre i narratori.

 

In questo romanzo la condizione di disagio personale è ricondotta a un’ambientazione suburbana, che si pone in contrasto con l’atmosfera apparentemente serena di Upssala, sviluppandosi nel mondo del proletariato cittadino, dove la protagonista Ann Lindell e i suoi collaboratori – tra i quali spiccano le figure di Sammy Nilsson e Ola Haver – indagano sulla morte di John Jonsson, soprannominato “piccolo John”, che è un personaggio che vive ai margini della malavita locale. “Piccolo John” è un personaggio curioso, essendo conosciuto, soprattutto al di fuori del suo ambiente, per la sua passione per i ciclidi, che sono pesci d’acqua dolce di origine africana molto apprezzati dagli acquariofili, sia per la loro colorazione che per il loro comportamento, essendo considerati tra le specie ittiche più intelligenti. Questa passione per gli acquari tropicali e per i ciclidi africani, di cui “la principessa del burundi” costituisce una delle specie più apprezzate, lo aveva tenuto lontano dai giri della malavita cittadina, nella quale era invece immerso il fratello Lennart Jonsson, che in parallelo al gruppo investigativo di Ann Lindell, intraprende un’indagine personale che lo porterà a scoprire la misera verità sottostante all’assassinio del fratello. Tra queste strade del mondo suburbano raccontato da Kjell Erilsson, dove dominano la violenza e la disperazione dei suoi frequentatori, in un freddo giorno di dicembre, mentre si avverte nell’aria l’arrivo delle festività natalizie, viene ritrovato il cadavere mutilato di John Jonsson, il cui assassinio lascia tutti sgomenti. L’omicidio di “piccolo John” costituisce lo spunto iniziale di un’analisi, penetrante e dolente al tempo stesso, sulle condizioni sociali nelle quali vive il proletariato suburbano svedese, di cui la famiglia della vittima – e primi fra tutti la bellissima moglie Berit e il figlio adolescente Justus – costituisce un vivido esempio.

In questo secondo episodio del ciclo narrativo incentrato sulla figura dell’ispettrice Lindell, la protagonista vive una fase delicata della sua vita privata, dovendo affrontare, da ragazza madre, la nascita del figlio Erik, in una condizione di solitudine personale, aggravata dalla lontananza dei suoi familiari, che appaiono solo alla fine del libro, quasi a volere attenuare un quadro di deterioramento del tessuto sociale descritto, di cui la crisi del welfare state svedese è espressione. Le indagini, dunque, sono condotte nel mondo del proletariato suburbano di Uppsala che sembra sconosciuto dai concittadini di estrazione borghese che abitano le ville della cintura periferica, quasi inconsapevoli del degrado esistenziale del resto della popolazione, per la quale i bisogni crescono in parallelo alla globalizzazione dei consumi e alla marginalizzazione delle periferie cittadine, nel cui ambito si sviluppano le pulsioni in conseguenza delle quali John Jonsson viene assassinato. In questo caso, il riferimento al proletariato suburbano – che dà vita a una sorta di suburra scandinava – è particolarmente appropriato, perché fa da contrasto alla vita placida del mondo universitario di Upssala, tanto famoso nel mondo per i suoi illustri esponenti scientifici quanto lontano dai bisogni reali dei protagonisti del romanzo.  

Le indagini sull’omicidio di John Jonsson ripercorrono gli ultimi mesi della vita di “piccolo John”, che da poco era stato licenziato da un’officina meccanica dove lavorava come saldatore, esaminando il mondo operaio di cui faceva parte la vittima, nel cui contesto maturava l’omicidio. In questo ambito, si apprezza soprattutto la parte centrale del romanzo, in cui l’ispettore Ola Haver indaga presso l’officina di Agne Sagander, che l’estate precedente aveva licenziato John Jonsson, dando origine a quella spirale di violenza, nella quale maturava l’omicidio del nostro protagonista.   

 

Oltre che per la trama avvincente che la caratterizza, “La principessa del Burundi” si apprezza per alcune figure narrative, satellitari rispetto a quella di Ann Lindell ma riuscitissime, che vengono riproposte ai lettori italiani, che avevano già avuto modo di apprezzarle, leggendo il romanzo precedente della saga, intitolato “Il giardino di pietra”. Consiglio a tutti i frequentatori di questo social network di intraprendere la lettura del bellissimo “La principessa del Burundi” di Kjell Eriksson, che ci avvicinerà ancora di più al mondo scandinavo, facendoci comprendere le ragioni del successo planetario dei “gialli nordici”, di cui il ciclo narrativo incentrato sull’ispettrice Ann Lindell costituisce un bell’esempio letterario.

 

Alessandro Centonze

 

7 febbraio 2013

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