LIBRI - Lo scrittore cileno grande protagonista della rassegna di Pordenone

La penna leggera di Luis Sepulveda ha aperto la ventunesima edizione di Dedica 2015

Un Luis Sepulveda nostalgico ha aperto a Pordenone la ventunesima edizione di Dedica, festival unico nel panorama italiano delle rassegne letterarie, in quanto costruito attorno a un grande autore della letteratura mondiale...

PORDENONE – Un Luis Sepulveda nostalgico ha aperto a Pordenone la ventunesima edizione di Dedica, festival unico nel panorama italiano delle rassegne letterarie, in quanto costruito attorno a un grande autore della letteratura mondiale. Il 2015 è l’anno del poliedrico scrittore cileno, che si è sentito onorato di avere lo stesso riconoscimento degli “ amici Javier Cercas, Tahar Ben Jelloun e Antonio Tabucchi”, ai quali lo accomunano la capacità di attraversare temi diversi come il viaggio o l’utopia, l’avventura e la politica. E, soprattutto, una nostalgia leggera e “sana”, come la definisce lui stesso in conferenza stampa.

 

LA MALINCONIA NEL DISEGNARE IL PASSATO E IL DISINCANTO DEL PRESENTE – Il punto di partenza della conversazione è il racconto L’altra morte del Che, contenuto in L’avventurosa storia dell’uzbeko  muto ( Ed, Guanda) che sarà presentato, in anteprima assoluta, domenica 8 marzo al festival. “ La nostalgia con cui racconto avvenimenti lontani – dice l’autore cileno – è piena di speranza ed intrisa dei suoni del passato , dell’ umore  di quei giorni, che ritornano a me in una prospettiva sana e lucida”.  La malinconia con cui Sepulveda guarda al passato leggendario si lega al disincanto con il quale dipinge la realtà contemporanea. “ Un mondo in cui la sinistra – dice lo scrittore cileno – non sa più confrontarsi con il mondo in una prospettiva etica se non in casi limitati” E cosi cita l’esempio del presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, il Presidente “ più povero” del mondo” , che, divenuto leader del paese, non ha voluto cambiare né casa né auto né bombilla per il mate e ha concluso recentemente il suo mandato, senza facili trionfalismi.  Uno Tsipras sudamericano?  Sepulveda non accenna a paragoni, perché le realtà sono troppo diverse e più che insistere sulle potenzialità del nuovo leader greco, che sintetizza in un “ è un piccolo passo in avanti positivo”, si sofferma a stigmatizzare il modo in cui vengono vissute le istituzioni europee in una dimensione di mercato e di burocrazia, senza attenzione per ciò che conta davvero, cioè la felicità umana.

 

IL SOGNO MANCATO DEI GIOVANI CHE EMIGRANO – La dimensione del sogno traspare dalle parole dello scrittore quando parla dei giovani . “In Spagna il 56% per cento delle persone con meno di 35 anni sono disoccupate- spiega – però non convergono in movimenti xenofobi o integralisti, ma in Podemos, un altro modo di confrontarsi con la realtà, progressista e positivo. Lo stesso sogno che aveva animato Carlo Giuliani a partecipare alla manifestazione no-global a Genova nel 2011”. Soltanto semplicistiche generalizzazioni ci fanno dipingere i giovani tutti uguali. Certo, i momenti sono difficili e le emigrazioni non solo verso l’Europa, ma anche dalla Spagna verso l’America del Sud.  “ Anche se i migranti in Cile arrivano con l’aereo e non con il gommone, anche se sono laureati e qualificati , la reazione della destra xenofoba è uguale – spiega Sepulveda- , ma non rappresenta il paese”. Cosi, in Europa, non sono le persone a non accettare chi viene o verrà dalla Libia, ma la manipolazione delle notizie da parte dei mass – media, che non puntano il dito sui veri responsabili. “ Certo Gheddafi o al- Assad erano e sono dei dittatori- dice Sepulveda- ma quando l’Europa e gli Usa li hanno combattuti, non hanno calcolato che erano l’unico freno all’integralismo e all’anarchia. Non esiste una politica europea comune ed ogni giorno ne constatiamo i limiti ”.

 

ISPIRAZIONE ED INDIGNAZIONE – La conversazione si chiude con la leggerezza de La gabbianella e il gatto e di come la storia sia nata dall’indignazione, in una giornata grigia di pioggia ad Amburgo, che i libri d’infanzia dei suoi bambini fossero scritti per “ piccoli idioti” e così è nata la decisione di scrivere libri “ più grandi” per i piccoli.  Con quest’aneddoto, infine, lo scrittore cileno spiega che “ L’ispirazione che mi muove nasce sempre da qualche evento concreto e non appare all’improvviso, ma mi affianca quando ho già iniziato a scrivere”.

 

Alessandra Pavan

 

9 marzo 2015

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