La magia dei libri e della lettura cantata da Roberto Vecchioni

Un odore vecchio di bottega, di polvere, pagine e inchiostro. Sembra quasi di sentirlo attraverso le parole e la musica di Roberto Vecchioni, che canta de ''Il libraio di Selinunte''...
Ne “Il libraio di Selinunte”, di cui proponiamo un video rintracciato su youtube, il cantautore e scrittore racconta di un bambino e di un vecchio libraio capace di incantare con le sue storie
MILANO – Un odore vecchio di bottega, di polvere, pagine e inchiostro. Sembra quasi di sentirlo attraverso le parole e la musica di Roberto Vecchioni, che canta de “Il libraio di Selinunte” – canzone dell’album “Rotary Club of Malindi” (2004) – e di un bambino che la notte si andava a rifugiare nel suo negozio, ad ascoltare di nascosto le magiche storie che lui leggeva ad alta voce. 
 
Cantautore, paroliere, scrittore e poeta, Roberto Vecchioni riversa di sicuro qui atmosfere vissute nell’infanzia, un amore antico per la carte, per le parole e i libri, compagni di viaggio di una vita. Racconta di un vecchio mestiere che oggi si sta estinguendo, il mestiere di venditore di sogni – perché questo è un libraio. Ed è un’atmosfera di sogno che si respira nei versi iniziali della canzone quando si descrive il trasporto che le parole del libraio erano in grado di produrre nel bambino, riempiendosi d’amore, trascinandolo in luoghi lontani a conoscere chi aveva già vissuto cose uguali a lui.
Un sogno purtroppo interrotto dall’incapacità della gente di capire, vedere, ascoltare. Una notte la casa del libraio viene incendiata e lui, senza voltarsi mai a guardare chi lo deride alle sue spalle, se ne va portandosi dietro tutte le sue parole come un pifferaio magico. L’unico a rendersi conto di quale immensa perdita sia  questa è il bambino, rimasto orfano delle sue storie.
Quest’atmosfera di tempi andati ci viene restituita da Vecchioni e si riflette nelle immagini del video che proponiamo qui, che fanno da sottofondo alla canzone. Veniamo così condotti tra gli scaffali di una vecchia libreria, dove i volumi sugli scaffali prendono magicamente vita, conducendoci alla scoperta della meraviglia della lettura.  E ascoltando e guardando, con il bambino della canzone, possiamo anche noi dire “se m’illudo che sia ancora tutto vero/quasi ci credo”.
IL LIBRAIO DI SELINUNTE
Così di notte, quando tutto era silenzio nella strada, 
io scavalcavo la finestra e camminavo con le scarpe in mano, 
e m’infilavo nella luce fioca della sua bottega, 
per sentire la voce di quel piccolo uomo. 
Così di notte in quella stanza dove mi dimenticavo il tempo, 
io stavo ad ascoltarlo di nascosto mentre lui leggeva 
parole di romanzi e versi come cose da toccare 
e al frusciare di pagine mi sentivo volare… 
e le parole come musica di seta 
mi prendevano per mano, 
e mi portavano lontano dove il cuore 
non si sente più lontano: 
dentro le immagini, nei libri e nella pelle 
di chi aveva già vissuto cose tanto uguali a me; 
nella follia d’essere uomo e nelle stelle 
per andare oltre il dolore più inguaribile che c’è; 
e le parole si riempivano d’amore, 
le sue parole diventavano d’amore, 
le sue parole diventavano l’amore 
Così la notte, quando gli incendiarono la casa, 
e la gente rideva e diceva che era finalmente ora, 
capii che c’è davvero una diversità infinita 
tra imparare a vivere e imparare la vita: 
guardavo il pifferaio che si portava dietro le parole 
e se le trascinava nella luce bianca della luna: 
non si voltò, non si voltò neanche a salutare, 
se le prese su tutte, e le gettò nel mare… 
e le parole del libraio da quella sera 
se ne andarono per sempre, 
e mi lasciarono con gli occhi di un bambino 
che non può sognare più: 
tutte le sere torno con le scarpe in mano 
per vedere se da qualche parte le riporterai; 
di giorno provo a ricordarmele, ma invano, 
troppi uomini non cambiano e non cambieranno mai: 
parlano tutti, ma non dicono parole, 
le loro cose non diventano parole: 
mi manchi tu, mi mancano le tue parole… 
Ma ci son sere che scendendo verso il mare 
mi sembra come di sentirti, e non ti vedo: 
ma se m’illudo che sia ancora tutto vero 
quasi ci credo. 
(Roberto Vecchioni)
3 agosto 2013
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