“La donna muore” Morire per raccontarsi: quando la letteratura diventa un atto di sopravvivenza

11 Febbraio 2026

Un viaggio potente e surreale nella scrittura di Aoko Matsuda, dove la morte diventa linguaggio, ironia e resistenza. “La donna muore” è un libro necessario per leggere il presente con occhi nuovi.

“La donna muore” Morire per raccontarsi: quando la letteratura diventa un atto di sopravvivenza

“La donna muore” è un libro che non chiede indulgenza al lettore, ma attenzione. Non cerca empatia facile, bensì consapevolezza. E soprattutto non racconta la morte come fine, ma come lente attraverso cui osservare il mondo, il linguaggio e le strutture di potere che regolano la vita quotidiana delle donne.

Pubblicato in Italia in un momento storico in cui la narrazione femminile internazionale sta finalmente trovando spazio e ascolto, questo volume arriva come una rivelazione. Non perché parli di discriminazione, tema ormai centrale nel dibattito contemporaneo, ma perché lo fa attraverso una forma narrativa imprevedibile, ironica, disturbante e spesso spiazzante. Aoko Matsuda sceglie la strada del paradosso e dell’assurdo per dire ciò che il realismo spesso non riesce più a esprimere.

“La donna muore” La morte come linguaggio e come gesto creativo

“La donna muore” è un libro che non si limita a raccontare il mondo, ma lo interroga. È una lettura che destabilizza, che costringe a rallentare, a pensare, a riconsiderare ciò che diamo per scontato. La sua forza non sta solo nei temi affrontati, ma nella forma scelta per farlo, una forma che rifiuta la linearità e abbraccia la complessità.

In un’epoca in cui la letteratura rischia spesso di diventare rassicurante o prevedibile, il libro di Aoko Matsuda rappresenta un atto di coraggio creativo. È un invito a guardare la realtà da una prospettiva diversa, a riconoscere la violenza dove non sembra esserci, e a usare la scrittura come strumento di resistenza e consapevolezza. Un libro necessario, non perché dia risposte, ma perché pone le domande giuste.

“La donna muore”, Aoko Matsuda, Edizioni e/o

“La donna muore” non è una raccolta di racconti nel senso tradizionale del termine. È piuttosto un laboratorio narrativo, un luogo di sperimentazione in cui il concetto stesso di racconto viene smontato e ricostruito. I testi, brevi e brevissimi, a volte prossimi alla flash fiction, mettono in scena una serie di situazioni in cui le donne muoiono, scompaiono, vengono annullate, oppure si dissolvono simbolicamente sotto lo sguardo sociale.

La morte, però, non è mai un evento tragico fine a sé stesso. Diventa invece una metafora potente e ironica della cancellazione quotidiana, del modo in cui la violenza, il sessismo e la marginalizzazione vengono resi accettabili, persino invisibili, attraverso il linguaggio, i media e le abitudini culturali. Matsuda racconta un mondo in cui la morte femminile è così frequente da risultare quasi banale, ed è proprio questa banalità a costituire il cuore della critica.

Il tono del libro oscilla continuamente tra leggerezza e ferocia. L’umorismo assurdo, spesso spiazzante, non serve a smorzare la denuncia, ma al contrario la rende più incisiva. Ridere diventa un atto di resistenza, perché costringe il lettore a riconoscere l’assurdità di ciò che troppo spesso viene accettato come normale. In questo senso, la scrittura di Matsuda si inserisce in una tradizione femminista che usa il grottesco e il surreale come strumenti politici.

Uno degli aspetti più sorprendenti del libro è la sua capacità di parlare di violenza senza mai indulgere nel sensazionalismo. La violenza contro le donne è presente, ma non viene spettacolarizzata. Al contrario, viene mostrata nella sua dimensione più insidiosa, quella della ripetizione, della normalizzazione, dell’assuefazione collettiva. È la violenza che passa attraverso lo schermo, attraverso le immagini, attraverso la narrazione stessa, deformando la sensibilità estetica e morale di chi guarda.

Matsuda riflette anche sul ruolo della tecnologia e dei media contemporanei, mostrando come la riproducibilità dell’orrore finisca per svuotarlo di significato. In questo senso, “La donna muore” è anche un libro profondamente attuale, capace di interrogare il nostro rapporto con le immagini, con le notizie e con la rappresentazione del corpo femminile nello spazio pubblico.

La forza del volume sta inoltre nella sua struttura frammentaria, che rifiuta ogni progressione lineare. Ogni testo è un colpo secco, una piccola detonazione narrativa che lascia il segno. Non c’è un’unica storia da seguire, ma un mosaico di situazioni che, accostate, costruiscono un quadro complesso e inquietante della società contemporanea. Il lettore è chiamato a partecipare attivamente, a colmare i vuoti, a interrogarsi sul senso di ciò che legge.

In questo modo, la morte diventa paradossalmente uno spazio di parola. Morire, per le protagoniste di questi racconti, significa spesso smettere di essere oggetti dello sguardo altrui e trasformarsi in soggetti narranti, anche solo per un istante. È una morte che non chiude, ma apre, che non silenzia, ma rivela.

Chi è Aoko Matsuda

Aoko Matsuda è una delle voci più originali della narrativa giapponese contemporanea. Già nota per la sua capacità di rileggere i miti tradizionali giapponesi da una prospettiva femminista, Matsuda ha costruito nel tempo un’opera che mette al centro il corpo, il linguaggio e il potere. La sua scrittura si muove con naturalezza tra registri diversi, mescolando cultura popolare, riflessione teorica e invenzione narrativa.

Nel panorama letterario giapponese, spesso percepito in Occidente attraverso categorie rigide e stereotipate, Matsuda rappresenta una voce capace di scardinare le aspettative. I suoi testi dialogano con il femminismo internazionale, ma restano profondamente radicati nel contesto culturale giapponese, mostrando come le dinamiche di oppressione assumano forme diverse ma riconoscibili ovunque.

 

 

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