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La cultura in tv? C’è, ma il pubblico non la segue

LA CRITICA QUOTIDIANA – La tv è nemica della cultura? È colpevole di allontanare le persone dalla riflessione, dall'approfondimento, da contenuti di spessore? Secondo quanto emerge da un articolo di Leandro Palestini su Repubblica, la verità è un'altra: contenuti culturali ce ne sono, parecchi. Il problema è piuttosto che gli ascolti sono bassi...

Su Repubblica Leandro Palestini disegna una panoramica dei programmi culturali trasmessi dai vari canali tv: sono tanti, ma i dati Auditel sono bassi

LA CRITICA QUOTIDIANA – La tv è nemica della cultura? È colpevole di allontanare le persone dalla riflessione, dall’approfondimento, da contenuti di spessore? Secondo quanto emerge da un articolo di Leandro Palestini su Repubblica, la verità è un’altra: contenuti culturali ce ne sono, parecchi. Il problema è piuttosto che gli ascolti sono bassi.

L’OFFERTA CULTURALE DELLA TV – Ci si lamenta spesso che l’offerta della tv sia di scarsa qualità. In molti casi è vero: è innegabile che tanti programmi si guadagnino a buon diritto la definizione di “spazzatura”. Eppure c’è anche un’offerta diversa, di cui forse si parla poco, che fa poco rumore. Anzi, forse per colpa della crisi, i grandi e costosi varietà in tele non si fanno più, mentre tanti sono i programmi culturali. Qualche esempio? Rai 5, che come spiega il direttore Pasquale D’Alessandro è “il primo canale in chiaro dedicato alle performing arts […] con tre serate dedicate al teatro, una al cinema d’autore e ai documentari, un’altra a opera, balletto e concerti”. C’è SkyArte, diretto da Paolo Pisoni, che punta sulla mescolanza dei linguaggi: “dalla docu-fiction su ‘Michelangelo’ ai ‘Musei Vaticani’ in 3D, gli Uffizi. E poi la musica di ‘Classica HD’”. E ancora i programmi di Rai 1: “Dopotutto non è brutto” con Francesco Bonami e Geppi Cucciari o “Petrolio” di Duilio Giammaria – “Siamo la rete che fa più ascolti, abbiamo l’obbligo di sperimentare”. E ancora i programma si RaiEducational, il marchio che produce programmi per le reti Rai e il digitale, come “Tv Talk”, in onda su Rai 3, o “Il tempo e la Storia”, su Rai 3 e RaiStoria. Su Rai 3 vanno anche in onda “Masterpiece”, il talent show per scrittori, “Che tempo che fa” di Fabio Fazio – “lui è un po’ la nostra Oprah Winfrey”, commenta il direttore della rete Andrea Vianello – e “Pane quotidiano” di Concita De Gregorio. Da maggio è nata poi La Effe tv, il canale della Feltrinelli diretto da Riccardo Chiattelli, con un’offerta ricchissima: R-News, il tg curato da Repubblica tv, i film documentari di Roberto Saviano “ZerZeroZero.tv”, i documentari sull’economia green con Carlo Petrini, “Un mondo al verde”, il programma di approfondimento di Gad Lerner che deve partire, la versione tv di “Per dieci minuti” di Chiara Gamberale e anche “Guida perversa all’ideologia” di e con il filosofo sloveno Slavoj Zizek.

I DATI AUDITEL – Ma quali sono i dati Auditel? “Dopotutto non è brutto” fa l’8 % di share,  “Masterpiece” il 5% con 689 mila spettatori, “Tv Talk” 900 mila spettatori, “Il tempo e la Storia” su Rai 3 510 mila, su RaiStoria 53 mila. Non sono molti. Ma secondo Silvia Calandrelli, direttore di RaiStoria, “Non è più l’Auditel a misurare la bontà del programma. Il consumo culturale passa attraverso Internet e molti usano il replay”. Anche Roberto Pisoni afferma: “L’Auditel non ci misura, ma contiamo il maggior numero di download dell’area documentaria”.

LA CRITICA – E la critica invece, cosa pensa della cultura in tv? In alcuni casi storce il naso, forse perché non ama, un po’ snobisticamente, che la cultura si mescoli con l’intrattenimento. È il caso per esempio di “Masterpiece”: i giurati sono stati attaccati perché “assecondano la tendenza a fare un talent ‘sui casi umani’.” Del resto, c0me affermato da un dirigente di Canale 5, “la cultura in tv è un campo minato. Se non la fai la critica ti fucila e se fai pochi ascolti salti in aria”. Ecco perché, spiega Palestini, Mediaset resta “a digiuno di cultura”.

20 dicembre 2013

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