È arrivato nelle librerie italiane Il libro dell’altrove (The Book of Elsewhere), il romanzo di Keanu Reeves pubblicato dalla casa editrice indipendente minimum fax (collana Sotterranei) nella traduzione di Assunta Martinese. Non è un semplice gadget per fan, ma un’opera di fantascienza speculativa nata dalla collaborazione con China Miéville, l’autore britannico che ha ridefinito il genere fantastico contemporaneo.
L’operazione espande l’universo narrativo di BRZRKR, la serie a fumetti da record creata dallo stesso Reeves nel 2021, ma lo eleva su un piano del tutto nuovo. Se le tavole disegnate puntavano sulla cinetica dell’azione, il romanzo scava nella psiche di un essere che ha visto troppo, trasformando lo splatter in una riflessione malinconica sul tempo.
Un debutto che arriva in Italia forte di un successo internazionale ormai consolidato. Uscito nei paesi anglofoni nell’estate del 2024, il romanzo si è imposto fin da subito come New York Times Bestseller, dimostrando che la curiosità per l’accoppiata Reeves-Miéville andava ben oltre il semplice gossip hollywoodiano.
In questo anno di “rodaggio” all’estero, il libro ha avuto il tempo di sedimentare, scatenando un dibattito acceso sulle principali testate culturali che ora, finalmente, possiamo leggere anche noi con cognizione di causa.
Il libro dell’altrove di Keanu Reeves e China Miéville
La narrazione espande l’universo di BRZRKR, la serie a fumetti dei record, ma abbandona la frenesia puramente visiva per scavare nella psiche fratturata del protagonista. Al centro di tutto c’è B (o Unute), un guerriero semidio che attraversa la storia umana da ottanta millenni.
La sua esistenza è una condanna. Figlio di un fulmine e di una mortale, il suo corpo si rigenera da qualsiasi ferita, anche la più atomica, mentre la sua mente è costretta a funzionare come un archivio saturo di civiltà perdute, lingue morte e amori sbriciolati dal tempo.
Nel presente, B vive come un’arma di proprietà del governo USA. Ha stretto un patto faustiano con una divisione segreta delle forze speciali: lui offre la sua furia inarrestabile per missioni suicide che nessun essere umano potrebbe affrontare; in cambio, un’équipe di scienziati studia il suo codice genetico cercando l’unica cosa che lui brama davvero: un modo per poter finalmente morire.
La routine di missioni e test di laboratorio si infrange quando un soldato della sua unità, ucciso brutalmente in azione, torna inspiegabilmente in vita. Non è una rigenerazione come quella di B, ma qualcosa di diverso, di “sbagliato”. Questo evento impossibile scoperchia il vaso di Pandora: B scopre che non è l’unico a manipolare le leggi della vita e della morte.
Da qui parte una caccia all’uomo che è anche un viaggio metafisico. B si ritrova a fronteggiare una forza misteriosa e antica quanto lui, legata a simbolismi oscuri (come la ricorrente, inquietante figura di un babirusa, un antico suino zannuto che perseguita i suoi ricordi). La storia salta continuamente tra le operazioni paramilitari del presente e flashback di ere primitive, tessendo una trama dove la violenza splatter tipica dell’action movie si fonde con concetti filosofici sull’identità e sul desiderio di annullamento. Non è solo una guerra contro i nemici fisici, ma contro l’eternità stessa.
Un romanzo che ha scatenato l’interesse della critica internazionale
L’uscita del romanzo sui mercati anglofoni ha generato un’onda anomala di interesse, spazzando via quasi subito lo scetticismo che solitamente accompagna le escursioni letterarie delle star di Hollywood. La stampa internazionale si è trovata davanti non a un capriccio da celebrità, ma a un oggetto narrativo complesso e spiazzante. Il consensus generale è che “Il libro dell’altrove” sia un esperimento audace: un tentativo (riuscito per alcuni, zoppicante per altri) di nobilitare il genere action iniettandogli dosi massicce di “New Weird”, quella narrativa fantastica strana e colta di cui Miéville è maestro. Non è un libro che lascia indifferenti: o si ama la sua ibridazione folle, o se ne rifiuta la complessità.
Ma è leggendo le colonne dei due quotidiani più autorevoli del mondo anglosassone che si capisce la vera natura della disputa critica.
L’elogio dell’ibrido Dagli Stati Uniti arriva la promozione quasi piena. Il New York Times, attraverso la penna del critico Dwight Garner, ha colto e apprezzato la doppia anima del progetto. Garner ha definito il romanzo “un thriller polposo e adrenalinico, ma allo stesso tempo un’opera lunatica e sperimentale sulla mortalità”.
Per il quotidiano newyorkese, il miracolo sta nella coesione: quello che sulla carta sembrava un azzardo impossibile unire la malinconia laconica di Reeves con la prosa barocca e intellettuale di Miéville si è trasformato in un mash-up che funziona. Il NYT riconosce che il libro riesce a essere intrattenimento puro pur ponendo domande filosofiche complesse, elevando la premessa da “B-movie” a letteratura vera.
La diagnosi della dissonanza Molto più severa, e chirurgica, l’analisi che arriva dal Regno Unito. Il Guardian ha dedicato ampio spazio al libro, mettendo a nudo le frizioni interne al testo. Il critico Adam Roberts ha parlato esplicitamente di “frizzi pulp” (pulpy hijinks) che faticano a sposarsi con lo stile alto dello scrittore.
Il quotidiano britannico ha evidenziato il contrasto tra le intenzioni di Reeves – che in un’intervista alla stessa testata aveva promesso “azione iper-violenta” e la prosa densa, quasi “marxista-metodologica”, di Miéville. Per il Guardian, il libro è un mostro di Frankenstein affascinante ma diseguale, che oscilla talvolta goffamente tra lo splatter cinematografico e l’alta speculazione metafisica, rischiando di non accontentare né i fan dell’action puro né i puristi della letteratura.
Se la critica si interroga sullo stile, sui social e sulle piattaforme di lettura il pubblico si è spaccato in due fazioni nette, confermando la natura fortemente polarizzante dell’opera.
Il verdetto dei lettori internazionali
Su Goodreads, il barometro digitale dei lettori forti, Il libro dell’altrove mantiene una media solida ma controversa (il punteggio è 3.32 su 5), frutto dell’incontro-scontro tra aspettative molto diverse.
Molti fan storici di China Miéville, inizialmente scettici verso quella che temevano essere una mera operazione commerciale, si sono detti sorpresi. “Temevo una trovata di marketing”, si legge in una delle recensioni più votate, “invece ho trovato una riflessione profonda sul tempo e sulla memoria, degna dei migliori lavori dell’autore”.
Chi si aspettava la versione cartacea di John Wick è rimasto spiazzato. Su TikTok (BookTok) e Reddit, diversi lettori lamentano un ritmo lento e uno stile troppo complesso per il genere. “Sono venuto per le sparatorie, mi sono ritrovato con un trattato sull’esistenzialismo e parole che ho dovuto cercare sul dizionario”, ironizza un utente, mettendo in guardia chi cerca una lettura leggera di puro svago.
Il libro dell’altrove non è una lettura facile, né un semplice souvenir per i fan dell’attore. È una scommessa letteraria, un ibrido strano, colto e violento, che chiede al lettore di accettare che un eroe d’azione possa anche essere un filosofo depresso di 80.000 anni. Keanu Reeves ha scelto la pillola rossa ancora una volta (il riferimento è al suo film Matrix), e il risultato è un libro che, nel bene o nel male, non assomiglia a nessun altro.
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Mai collaborazione letteraria fu più improbabile, eppure più azzeccata, di quella tra Reeves e Miéville. Un incontro tra due mondi che sulla carta non dovrebbero toccarsi, ma che hanno trovato un terreno comune nella malinconia e nel fantastico.
Keanu Reeves
Keanu Reeves non ha bisogno di presentazioni, ma in questo contesto va riletto sotto una nuova luce. Attore di culto, bassista (con i Dogstar) e motociclista, Reeves è da sempre un’anima inquieta dello star system. Conosciuto per i suoi ruoli in Matrix e John Wick, nel 2021 ha sorpreso tutti ideando BRZRKR, il fumetto da cui è tratto il romanzo.
In questo libro non ci mette solo il nome e il volto (il protagonista gli somiglia fisicamente), ma il cuore. Il dolore di B, la sua solitudine millenaria, riflettono quella vena malinconica che ha reso Reeves un’icona di internet (il meme “Sad Keanu”) e una figura amatissima per la sua sensibilità.
China Miéville
Il cervello “Weird” Se Reeves è il corpo, China Miéville è la mente complessa dell’operazione. Scrittore britannico pluripremiato (tre volte vincitore dell’Arthur C. Clarke Award), è il pioniere del New Weird, un genere che fonde fantascienza, horror lovecraftiano e politica.
Ma Miéville non è solo un romanziere, è un attivista politico, un esperto di marxismo e ha un dottorato in Relazioni Internazionali. Con il cranio rasato, i bicipiti tatuati e una prosa colta e barocca, è considerato uno degli autori più visionari e intellettualmente stimolanti della sua generazione.
È stato Keanu Reeves a cercarlo personalmente, desiderando che il suo fumetto venisse “elevato” da una scrittura di alto livello, rifiutando l’idea di un semplice ghostwriter commerciale.
