Sei qui: Home » Libri » Autori » Jonathan Gottschall, ”Tutti noi abbiamo una vera e propria fame per le storie. Ci servono per vivere”
L'intervisa a Jonathan Gottschall

Jonathan Gottschall, ”Tutti noi abbiamo una vera e propria fame per le storie. Ci servono per vivere”

Jonathan Gottschall è stato definito il massimo esponente del Darwinismo letterario. Lui, un docente del Washington and Jefferson College in Pennsylvania, ha realizzato una ricerca che mette insieme scienza e cultura. Siamo tutti degli ''Storytelling Animals''...

Le storie sono essenziali per vivere. Come l’aria per respirare, e l’acqua per i pesci. Insomma, siamo tutti degli Animali Narrativi. Non sono una perdita di tempo e lo assicura Jonathan Gottschall, Docente di Letteratura inglese al Washington and Jefferson College in Pennsylvania, e autore di “L’istinto di narrare” (Bollati Boringhieri)

MILANO – Jonathan Gottschall è stato definito il massimo esponente del Darwinismo letterario. Lui, un docente del Washington and Jefferson College in Pennsylvania, ha realizzato una ricerca che mette insieme scienza e cultura. Siamo tutti degli “Storytelling Animals”, ovvero, viviamo perennemente immersi nelle storie: ci piace leggere, ci piace raccontarle ma, soprattutto, ci servono per vivere. E’ un bisogno biologico, una fame, a cui non si può non dare importanza. Protagonista qualche giorno fa al Festivaletteratura di Mantova, Jonathan Gottschall ci racconta gli elementi essenziali della sua ricerca, raccolta nel libro “L’istinto di narrare”, in questa intervista.

Tra i diversi punti essenziali del suo ultimo libro, lei sostiene che noi tutti viviamo a “Neverland”: trascorriamo gran parte del nostro tempo guardando la tv, leggendo, giocando ai videogiochi…insomma, siamo sempre immersi nelle storie. Perché lo Storytelling è così importante?

E’ difficile da spiegare, è importante per un sacco di motivi. E ‘importante, in primo luogo, perché le storie ci rendono felici. Tutti noi abbiamo una vera e propria fame per le storie, sentiamo la necessità di essere nutriti. Perché? Perché il racconto, soprattutto di storie di fantascienza, è un mistero evolutivo di cui però non abbiamo la soluzione. Penso che la cosa principale da tenere a mente, tuttavia, è che la storia esiste per motivi molti diversi. L’evoluzione ci ha modellato per essere degli Storytelling Animals.

Ci spieghi meglio…

Per esempio, guardate la vostra mano. Muovete le dita. Afferrate qualcosa. Fate un pugno. E poi ponetevi questa semplice domanda: a cosa serve la mia mano? Ovviamente la mano serve per toccare, accarezzare, sfiorare, prendere. La mano è un sacco di cose, non è un unico strumento come il martello o il cacciavite ma è multiuso, come un coltellino svizzero. Penso la stessa cosa delle storie, serve a tantissime cose.

Quindi possiamo abbandonare l’idea che sognare ad occhi aperti e fuggire mentalmente nelle storie siano solo una perdita di tempo. Giusto?
 Assolutamente. Sognare ad occhi aperti è una vera e propria esperienza di vita, ci aiuta ad imparare dal nostro passato e a creare tattiche di gioco per affrontare il futuro. In fondo, la narrazione è un bene, ci modella: principalmente in meglio e non in peggio. Ci aiuta, per esempio, a capire meglio gli altri. E impariamo sempre tante cose nuove. La persona media, infatti, conosce molto del lavoro del poliziotto o dell’avvocato, e molto spesso queste conoscenze arrivano da un’esperienza narrativa con romanzi polizieschi o attraverso spettacoli televisivi. La finzione sia la più ‘antica e potente tecnologia di realtà virtuale che simula i grandi dilemmi della vita umana.

Qual è il ruolo dei bambini nella sua ricerca? Quando una persona diventa un ‘animale narrativo’?

I bambini sono la prova che la narrazione è una cosa naturale. Tutto il mio lavoro sfida un pregiudizio culturale: la maggior parte di noi pensa che le storie appartengano solo al regno culturale o alle discipline umanistiche, è si trovano al di fuori della scienza. Ma è una mezza verità: la storia è naturale per noi, biologica, come la postura eretta e i pollici opponibili, ed è stato altrettanto importante per il successo della nostra specie. La miglior prova di questa mia ricerca deriva dall’universalità della storia attraverso le culture e i secoli: non importa dove tu vada sul pianeta, la gente racconta storie. I bambini in questo sono dei performers nati, non hanno bisogno di essere istruiti. Lo fanno naturalmente, raccontano e interpretano storie: provate a mettere più bambini nella stessa stanza e assisterete ad uno spettacolo artistico incredibile.

E che dire dei libri? E’ importante leggere?

Credo proprio di sì. Grazie all’estrema versatilità del racconto, l’uomo ha l’occasione di far crescere le proprie competenze sociali, prefigurare le conseguenze di azioni o eventi senza correre rischi, vivere più vite parallelamente accumulando esperienze.

 

Qualche giorno fa ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova, il festival letterario più importante d’Italia. Quali sono le sue considerazioni?

E’ stata davvero una bellissima esperienza. C’era molta gente, interessata ed entusiasta. Il mio obiettivo era quello di far conoscere il mio lavoro e soprattutto di diffondere due idee: la prima, che la storia è un fenomeno naturale, oltre che culturale; e la seconda, che possiamo acquisire nuove conoscenze nelle discipline umanistiche scoprendole dalle teorie e dai metodi che arrivano dalle scienze.

14 settembre 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata