Javier Cercas, ”Non si può comprendere il presente, senza capire il passato”

DAL NOSTRO INVIATO A PORDENONE - ''I libri possono cambiare il mondo, non all'improvviso, ma piano piano, trasformando la percezione dei lettori'', con queste parole Javier Cercas ha aperto a Pordenone sabato 9 marzo la diciannovesima edizione di ''Dedica''...
A “Dedica” lo scrittore spagnolo racconta la sua ricerca della verità nella Spagna postfranchista

PORDENONE – “I libri possono cambiare il mondo, non all’improvviso, ma piano piano, trasformando la percezione dei lettori”, con queste parole Javier Cercas ha aperto a Pordenone sabato 9 marzo la diciannovesima edizione di “Dedica”, la rassegna monografica in dieci tappe dal 9 al 22 marzo organizzata dall’Associazione culturale Thesis, che quest’ anno lo vede come assoluto protagonista. E lo scrittore spagnolo, consacrato come uno dei più importanti romanzieri della scena europea contemporanea, ha risposto alle aspettative e al clima di attesa che ne preceduto l’arrivo: con garbo e ironia ha raccontato la sua carriera letteraria, seguendo il filo conduttore della sua scrittura come “ricerca di verità”.  

GLI ESORDI E LA PASSIONE PER LA LETTERATURA – Cercas è partito a raccontarsi dal suo primo viaggio in Italia, sollecitato dalle domande del critico e amico Bruno Arpaia: un’esperienza visionaria e “ felliniana” a Rimini in piena adolescenza: dalla rigida Spagna a un locale di strip tease sulla riviera romagnola: “ Sono rimasto innamorato-scherza Cercas- per anni” Era il tempo delle letture di scrittori di avventure, Salgari e Stevenson su tutti e di un’idea ancora fumosa della letteratura, sentita così come l’aveva definita Cesare Pavese uno “strumento di difesa dalle offese della vita”.  Il malcontento per Cercas allora era la difficoltà di adattarsi a un nuovo contesto perché, nato in un piccolo paese dell’Estremadura, si era trasferito a Gerona in Catalogna e si era trovato catapultato in una realtà socialmente e linguisticamente nuova e diversa. Da qui e da questa prima difficoltà di adattamento nacque in lui, a poco a poco, l’amore per la letteratura, di cui comincia ad intravedere una potenzialità eversiva e rivoluzionaria: “ I libri – dice infatti Cercas- possono cambiare il mondo non all’improvviso, ma piano piano, trasformando la percezione dei lettori”. Poi è il momento dell’incontro con la lettura di Borges, avvenuta a scuola, che lo conduce a una visione onirica della realtà, alla dimensione ludica e fantastica della letteratura.

L’INTERESSE PER LE STORIA E LA CRONACA
– Poi però i suoi interessi, a partire dai quarant’anni, cominciano a cambiare e si indirizzano alla cronaca e alla storia recente della Spagna, perché “il presente è sempre il risultato del passato e il collettivo è una dimensione dell’individuale: non posso capire me stesso senza capire gli altri ”. Il fantastico, il lato  postmoderno della prima produzione, a quell’epoca pressoché sconosciuta, convergono verso la curiosità di trovare delle risposte precise. “ Ogni mio romanzo – spiega Cercas– nasce da una domanda” E nel caso del suo libro più noto “I soldati di Salamina”, nasce dall’aver sentito la storia della morte scampata di Rafael Sanchez Màzas, futuro ministro franchista, all’epoca della guerra civile  braccato dai soldati repubblicani e inspiegabilmente lasciato andare da uno di loro. Perché? Attorno a questa domanda si snoda il romanzo, che vede come protagonisti quasi tutti personaggi realmente esistiti e tra loro un Javier Cercas che è una proiezione ipotetica dell’io dell’autore. Il calarsi in mezzo ai suoi personaggi è frutto della esperienza giornalistica al El Pais, dove, in veste di “prestato scrittore al giornalismo” ha imparato doti di chiarezza e velocità e anche ad inventarsi in ruoli diversi in ogni romanzo, come in un gioco. Ancora Borges, perché “ la letteratura è uno strip tease al contrario- spiega Cercas: lo scrittore parte nudo e si veste fino a diventare un nuovo o più nuovi personaggi”.

L’IMPORTANZA DELLA RIFLESSIONE SULLA STORIA
–Dopo “ I soldati di Salamina” ci sono stati gli anni passati ad accumulare materiale sul fallito golpe del 23 febbraio 1981, un momento storico per la Spagna tanto che : “ Non si è spagnoli – ironizza Cercas- se non si ha una teoria personale sul complotto di quel giorno”. Proprio la frequenza con la quale sono ritrasmesse le immagini di quel giorno spinge Cercas a una riflessione diversa e cioè all’ “Anatomia di un istante” ovvero alla ricerca del perché il primo ministro Adolfo Suàrez, il tenente generale Gutiérrez Mellado e il segretario del partito comunista Santiago Carillo, simbolo di valori diversi e perfino opposti-  rimasero seduti ai loro posti a sfidare il golpe. Se in “I soldati di Salamina” si cercava un eroe, qui si trovano invece dei traditori però virtuosi, perché il frutto del loro comportamento, alla fine inspiegabile,  è stata poi la democrazia spagnola moderna.

PROSSIMO ROMANZO – Lealtà e tradimento sono dunque due temi cari alla fase “storica” di Cercas e anche del suo prossimo romanzo che uscirà in Italia il 24 aprile, sempre edito da Guanda, con il titolo “Le leggi della frontiera”: qui il background è quello dell’adolescenza di Cercas , periodo nel quale furoreggiava il mito di Billy the Kid e della malavita giovanile: il protagonista è uno di loro, vent’anni dopo, in veste di brillante avvocato: forse è diventato un eroe del tradimento o si è confermato un personaggio leale. Come negli altri romanzi, rimane qualcosa di oscuro e la verità non è svelata fino in fondo.

Alessandra Pavan

11 marzo 2013

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