In un panorama editoriale sempre più saturo, in cui migliaia di manoscritti restano invisibili e il sogno della pubblicazione sembra spesso lontano, IoScrittore torna anche nel 2026 con una promessa chiara: non solo scoprire nuovi talenti, ma formarli.
Il torneo letterario gratuito promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), giunto alla sua diciassettesima edizione, si conferma uno degli strumenti più solidi e strutturati per chi desidera mettersi alla prova con la scrittura. Non un semplice concorso, ma un vero e proprio ecosistema in cui chi scrive diventa anche lettore, critico, osservatore del lavoro altrui.
Come funziona IoScrittore 2026: tra incipit, valutazioni e selezione editoriale
Le iscrizioni sono ufficialmente aperte e resteranno disponibili fino al 15 aprile 2026. La prima fase del torneo richiede ai partecipanti di caricare l’incipit della propria opera sulla piattaforma ufficiale. Un gesto apparentemente semplice, ma in realtà cruciale.
È in queste prime pagine che si gioca tutto: voce, ritmo, credibilità, capacità di trattenere il lettore. Non è un caso che proprio da qui parta la selezione.
Dopo questa fase iniziale, saranno annunciati 400 finalisti durante il festival Taobuk, che accederanno alla seconda fase caricando il romanzo completo. Il percorso culminerà poi a novembre, in occasione di BookCity Milano, con la proclamazione dei dieci vincitori. Ma il vero cuore del progetto è un altro: il sistema di valutazione incrociata.
I partecipanti leggono e giudicano le opere degli altri iscritti, ricevendo a loro volta commenti e critiche. Un meccanismo che, negli anni, ha dimostrato di essere non solo efficace, ma profondamente formativo. Scrivere, qui, significa anche imparare a leggere davvero.
Un osservatorio privilegiato sul talento: cosa cerca oggi l’editoria
Con quasi 60.000 manoscritti raccolti nel corso degli anni, IoScrittore è diventato una delle più importanti piattaforme italiane di scouting editoriale.
Da questo bacino sono emersi autori oggi pubblicati da alcune delle case editrici del gruppo GeMS, da Longanesi a Garzanti, da Nord a Salani, confermando la capacità del torneo di intercettare voci nuove e trasformarle in progetti editoriali concreti.
Eppure, ridurre IoScrittore a una “porta d’accesso alla pubblicazione” sarebbe limitante.
Perché ciò che davvero offre è una risposta, spesso scomoda, a una domanda che molti aspiranti scrittori evitano:
il mio testo funziona davvero?
Nel confronto con gli altri, nella lettura critica, nella restituzione ricevuta, si costruisce una consapevolezza che nessun invio spontaneo a una casa editrice può garantire.
Le novità del 2026: formazione, confronto e accesso diretto agli editor
L’edizione 2026 introduce anche nuove opportunità pensate per avvicinare ancora di più gli autori al mondo editoriale.
Tra queste, il premio speciale “Parla con l’editor”, che permetterà al miglior romanzo di genere di confrontarsi direttamente con un editor del gruppo GeMS in un incontro dedicato. Una buona occasione per incontrare da vicino gli “addetti ai lavori” e ricevere consigli utili.
A questo si aggiunge il webinar aperto a tutti gli iscritti, con professionisti del settore come Francesca Manzon e Gian Andrea Cerone, che offriranno uno sguardo interno sulla costruzione di un romanzo di successo. Non solo selezione, quindi, ma anche trasmissione di strumenti.
Perché partecipare
C’è un punto che spesso viene sottovalutato: IoScrittore non è solo per chi vuole vincere. È per chi vuole capire. Capire come funziona una storia, capire cosa non sta funzionando nel proprio testo, capire cosa significa davvero essere letti.
Dentro IoScrittore: cosa ci racconta davvero questo torneo sulla scrittura oggi
Ma cosa succede davvero dietro le quinte di un progetto come IoScrittore? Come si riconosce una voce autentica tra migliaia di testi? E soprattutto: quali sono gli errori più comuni che fanno gli aspiranti scrittori?
Per rispondere a queste domande, e andare oltre la semplice presentazione del concorso, abbiamo intervistato Lucia Tomelleri, coordinatrice del torneo.
Un confronto che non si limita a spiegare come partecipare, ma che entra nel cuore della scrittura contemporanea, tra illusioni, consapevolezza e realtà editoriale.
Intervista a Lucia Tomelleri coordinatrice di IoScrittore
1.
IoScrittore viene spesso percepito come un “concorso”. Ma in realtà è anche un laboratorio. Qual è l’errore più grande che fanno gli aspiranti partecipanti nel modo in cui lo interpretano?
IoScrittore è un “torneo”: la sua particolarità sta proprio nel fatto che i partecipanti entrano in gioco nel duplice ruolo di scrittori e di lettori, ovvero giudicano e sono giudicati al tempo stesso. Il torneo diventa quindi una sorta di laboratorio di confronto e di miglioramento per gli aspiranti scrittori, che ricevono (e danno) giudizi spesso molto utili a migliorare il proprio lavoro.
2.
Dopo 17 edizioni, cosa avete capito davvero sul talento? È qualcosa che si riconosce subito o che emerge nel tempo attraverso il lavoro?
Parafrasando Manzoni che nei Promessi Sposi a proposito di don Abbondio scrive “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, vale lo stesso per il talento. Poi l’aiuto di un editor è sicuramente fondamentale per farlo emergere a pieno.
3.
IoScrittore ha visto passare migliaia di manoscritti: cosa distingue una voce che resta da una che si perde?
Se un romanzo ha qualcosa da dire ai lettori non si perde. E trova sempre il modo di raggiungere il pubblico.
4.
Molti scrittori esordienti credono di dover “impressionare” già dalle prime righe. Quanto è invece importante la chiarezza rispetto allo stile?
Stile e chiarezza devono andare di pari passo, come si suol dire. La scrittura di un romanzo deve catturare l’attenzione del lettore, essere chiara, interessante e distinguersi. Sembra forse banale, ma è così.
5.
L’incipit è il primo filtro del torneo: cosa non dovrebbe mai fare un incipit?
Più che dire cosa non dovrebbe mai fare (annoiare, confondere), posso dire forse cosa dovrebbe fare: incuriosire, dare subito un’idea del tono e del tema del romanzo, presentare il protagonista, convincere il lettore ad affidarsi allo scrittore… L’incipit è una sorta di promessa. E come tutte le promesse va mantenuta!
6.
Ha notato nel mondo IoScrittore un cambiamento nel modo di scrivere delle nuove generazioni? Più imitazione o più originalità?
Scrivere, raccontare quello che succede o quello che vorresti succedesse, immaginare mondi di fantasia in cui far vivere i propri personaggi è l’arte più antica del mondo. E in questo le nuove generazioni ricalcano le orme di chi li ha preceduti. Cambiano magari i generi: in questi anni abbiamo assistito alla grande fioritura del romance, sia sulle piattaforme come wattpad che in libreria. E anche tra i romanzi partecipanti al torneo abbiamo visto tante storie romantiche. Ma ogni storia ha un tratto distintivo, particolare.
7.
Il fatto che i partecipanti siano anche lettori è uno degli elementi più interessanti del torneo. Ma quanto sono affidabili gli aspiranti scrittori come giudici?
Sicuramente chi partecipa al torneo non ha la professionalità di un addetto ai lavori, ed è questo il motivo per cui il torneo è costantemente monitorato dagli editor delle case editrici del Gruppo Mauri Spagnol, alla ricerca di belle storie da pubblicare. Detto questo, anche il parere di un “dilettante” diciamo così, che ha però la passione per la scrittura e per la lettura, ha la sua importanza. La scrittura di un aspirante esordiente è spesso un’esperienza solitaria. Io Scrittore mette in contatto chi scrive in una grande community virtuale unita dalla stessa passione.
8.
C’è un rischio di giudizi superficiali o “di pancia”? Come si trasforma questa dinamica in qualcosa di davvero formativo?
IoScrittore è una formula di scouting democratico e questo è sicuramente la sua forza, ma anche, se vogliamo, la sua debolezza. È importante che chi partecipa dia i giudizi che vorrebbe ricevere. Poi qualche partecipante che si comporta male, che dà giudizi sommari, purtroppo, capita. Quando vengono individuati, vengono espulsi. E, data l’importanza che IoScrittore riconosce anche ai lettori, sono previsti premi anche per loro. Proprio perché, se svolto bene e con coscienza, il ruolo del lettore è una parte fondamentale del torneo.
9.
Che cosa imparano davvero gli autori leggendo e giudicando gli altri?
A migliorare la propria scrittura, a individuare le eventuali debolezze narrative, a credere di più in se stessi (o anche a dirsi “quanti aspiranti scrittori migliori di me ci sono…”). È capitato di trovare giudizi del tipo: “come avrei voluto scrivere io questo incipit”. Una curiosità: a volte, a torneo concluso e venuto meno il vincolo dell’anonimato dei partecipanti, è capitato che qualche partecipante abbia chiesto di poter leggere il seguito del romanzo il cui incipit lo aveva conquistato.
10.
IoScrittore è anche uno strumento di scouting: cosa cerca oggi davvero un editor quando legge un manoscritto?
Una bella storia da pubblicare. Un romanzo che parli al cuore e alla mente del lettore.
11.
C’è ancora spazio per le storie “lente” o oggi si cercano solo romanzi immediati e commerciali?
C’è sempre spazio per le storie belle e interessanti.
12.
Qual è il mito più dannoso che gli aspiranti scrittori hanno sul mondo editoriale?
Valgono anche i miti “negativi”? Che sia impossibile farsi leggere dagli editor delle case editrici, che si pubblicano solo “gli amici di / i parenti di / gli influencer famosi”. Non è così: e lo dimostrano gli esordienti usciti da IoScrittore, e non solo. Un altro mito negativo è che l’autopubblicazione possa sostituire l’editore. Può essere una strada da percorrere, ma non può sostituire l’editore, che, ricordiamolo, è un imprenditore che investe sulla pubblicazione e che ha una squadra di professionisti che accompagnano un manoscritto nel suo cammino dal proverbiale cassetto fino ad arrivare a essere un libro sugli scaffali delle librerie
13.
Conviene scrivere pensando al mercato o restare fedeli alla propria voce, anche se più rischiosa?
La fedeltà a se stessi paga sempre. Nella scrittura come nella vita.
14.
Partecipare a IoScrittore può cambiare davvero il destino di un manoscritto o il valore è più nel percorso che nel risultato?
Lo ha cambiato per molti vincitori, che in questi anni sono arrivati a pubblicare il terzo o quarto romanzo, che hanno visto le loro storie tradotte all’estero, trasformate in serie tv, vincere premi. Ma anche per chi non “vince” c’è comunque un percorso di confronto e di crescita spesso insostituibile.
15.
Se una persona ha un romanzo “imperfetto”, ha senso partecipare lo stesso?
Sì: può essere l’occasione perfetta per “testare” il proprio romanzo, sapere che cosa ne pensano gli altri e magari aggiustare il tiro per la prossima edizione.
16.
Se dovesse dare 3 consigli pratici a chi sta per iscriversi, quali sarebbero?
Leggere, leggere, leggere.
16.
Meglio lavorare molto sull’incipit o avere già una struttura completa del romanzo?
Sono due facce della stessa medaglia. Poi dipende anche dal sistema di scrittura. Ci sono autori che, arrivati alla fine del romanzo, tornano indietro e riscrivono l’incipit proprio perché nel completarne la stesura hanno più chiari alcuni elementi da presentare subito. Oppure scrittori che hanno ben chiaro l’incipit fin da subito. Una cosa importante da tener presente è una sorta di “scaletta” della storia, per non perdersi (e non far perdere il lettore).
17.
Quanto è importante l’editing prima di inviare il testo?
L’editing è un intervento professionale che arriva successivamente.
Quello che è importante per un aspirante scrittore è rileggere sempre con molta attenzione quello che si scrive (ma questa è una regola che vale anche quando si scrive un messaggio whatsapp).
18.
Secondo lei, oggi è più difficile scrivere o essere letti?
Scrivere non è un’attività facile, a mio parere. Dar voce al proprio mondo interiore richiede concentrazione, impegno e tempo, che va sottratto magari alla famiglia, al relax. Ma ho visto in questi anni, parlando con gli esordienti, che è un’attività che dà anche tante soddisfazioni. Se per difficoltà di essere letti si intende la difficoltà di raggiungere l’attenzione delle case editrici, be’, non è un problema… basta iscriversi a IoScrittore.
19.
Se IoScrittore fosse una persona, che tipo di scrittore sarebbe?
Uno scrittore che padroneggia tutti i generi, dal romance al thriller, al romanzo storico, al cozy crime. Praticamente un Frankenstein della scrittura!
20.
A chi ha paura di non essere “abbastanza bravo”, cosa direbbe per convincerlo a partecipare?
Buttati, potresti essere sorpreso dal risultato.
21.
E a chi invece è convinto di esserlo già?
Buttati, potresti essere sorpreso dal risultato.
