C’è una domanda che attraversa “Io sono perfetto” dall’inizio alla fine, senza mai diventare uno slogan: chi decide cosa è normale?
Paolo Ruffini, al suo esordio nel romanzo, sceglie di affrontarla entrando nel territorio più scivoloso possibile, quello della politica, del potere, dell’immagine pubblica e del consenso. Ma lo fa con una mossa narrativa spiazzante: mettendo al centro una relazione fraterna, fragile e potentissima, che smonta ogni retorica.
“Io sono perfetto” è un romanzo che usa l’ironia per disinnescare il cinismo, e la tenerezza per fare critica sociale. Un libro che fa sorridere, sì, ma soprattutto mette a disagio nel modo giusto.
“Io sono perfetto” Il libro di Paolo Ruffini che trasforma la gentilezza in una rivoluzione
“Io sono perfetto” è un romanzo che osa fare una cosa rara: ricordarci che la vera rivoluzione, oggi, è la gentilezza non strategica. È una storia che smaschera l’ipocrisia del potere e ribalta la domanda più scomoda di tutte: e se il problema non fosse chi è diverso, ma chi si crede normale? Paolo Ruffini firma un libro che fa ridere, commuovere e riflettere, ma soprattutto lascia una traccia. Perché quando chiudiamo “Io sono perfetto”, una certezza resta: nessuno è davvero normale, nessuno è davvero diverso. Siamo tutti, semplicemente, imperfettamente umani.
“Io sono perfetto”: la storia
Il protagonista di “Io sono perfetto” è Paolo Conforti, politico ambizioso, spregiudicato, abilissimo nel manipolare la comunicazione e nel parlare “alla pancia del Paese”. È a un passo dalla Presidenza del Consiglio, il punto d’arrivo di una carriera costruita su compromessi, omissioni e verità comode. Ma Paolo ha un segreto che non è uno scandalo: ha un fratello gemello, Simone, con sindrome di Down.
Da quando sono rimasti orfani a tredici anni, Paolo si prende cura di lui. Simone vive una vita semplice, scandita da piccoli riti quotidiani: il lavoro da bidello, l’autobus preso sempre alla stessa ora, le merendine, i programmi televisivi, un amore assoluto e incrollabile per il fratello.
Quando la carriera politica di Paolo crolla sotto il peso di un caso di corruzione e di un ricatto, l’uomo escogita una soluzione tanto disperata quanto cinica: candidare Simone al posto suo, convinto di poterlo controllare e manovrare come una marionetta. Ma Simone non è manipolabile. Ed è qui che “Io sono perfetto” cambia marcia.
La campagna elettorale di Simone, fatta di abbracci, verità dette senza filtri, gentilezza ostinata e sguardi limpidi, diventa un cortocircuito mediatico e umano. Non perché sia “diverso”, ma perché è radicalmente onesto. E il Paese, abituato alla menzogna, non sa come difendersi da chi non mente.
Una favola politica che non assolve nessuno
Sarebbe un errore leggere “Io sono perfetto” come un romanzo “buonista”. Ruffini è molto più lucido di così. Il libro non idealizza la disabilità, non santifica Simone, non demonizza in modo semplicistico la politica. Al contrario, mostra quanto sia comodo usare le categorie di “normale” e “diverso” per mantenere il potere dove è sempre stato. Simone non è un simbolo: è una persona.
Ed è proprio questo che manda in crisi Paolo, e con lui un intero sistema. Perché Simone non gioca, non recita, non calcola. Dice quello che pensa. Fa quello che sente giusto. E, paradossalmente, è l’unico davvero inadatto alla politica proprio perché è l’unico autentico.
In “Io sono perfetto” la vera disabilità non è la sindrome di Down, ma l’incapacità di empatia, l’ossessione per l’immagine, la fame di consenso.
Chi è Paolo Ruffini e perché questo romanzo conta
Paolo Ruffini è noto al grande pubblico come attore, regista, autore televisivo e volto popolare della comicità italiana. Da anni è impegnato anche in progetti culturali e sociali legati all’inclusione, alla disabilità e al racconto di una diversità non spettacolarizzata. Con “Io sono perfetto”, Ruffini compie un passo ulteriore: trasforma il suo impegno in narrazione letteraria.
Non scrive un manifesto, ma una storia. Non fa la predica, ma costruisce un dispositivo narrativo che mette il lettore davanti alle proprie contraddizioni.
Il risultato è un romanzo accessibile ma non superficiale, emotivo ma mai ricattatorio, capace di parlare a pubblici diversi senza abbassare il livello del discorso.
