Il nuovo romanzo di Ildefonso Falcones

Ildefonso Falcones, “Il terrore inibisce la nostra capacità di ragionamento”

Ildefonso Falcones è in Italia per parlare del suo nuovo romanzo, "Gli eredi della terra", appena uscito per Longanesi, che prosegue la storia della "Cattedrale del mare"

MILANO – Ildefonso Falcones è tornato in libreria con “Gli eredi della terra” (Longanesi), il seguito della “Cattedrale del mare“. Non ha però l’ansia di dover ripetere lo stesso successo del suo più grande bestseller: “Lavorare 25 anni come avvocato mi ha insegnato che non si può vincere sempre, può darsi che tu vinca la prima causa ma la seconda la perderai. Bisogna saper accettare la sconfitta e capire che non si può sempre superare se stessi”. Allo stesso modo dobbiamo accettare che nelle prime pagine muoia Arnau Estanyol, il protagonista della “Cattedrale del mare”: “era già vecchio nel primo romanzo” ha detto Ildefonso Falcones durante l’intervista “dovevo per forza farlo morire”. Il ruolo del protagonista viene ereditato da Hugo, un ragazzino di 16 anni che per molti versi ricorda gli eroi dei romanzi di Dumas.

Partiamo dal protagonista. Quanto c’è in Hugo dei tre moschettieri e di Edmond Dantès?

Tanto, direi. Per esempio, in Hugo ci sono molte qualità di Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan: personaggi nobili, che lottano contro l’ingiustizia. Non so se il mio Hugo sia un eroe a tutti gli effetti però penso che ci siano varie caratteristiche caratteriali che accomunano Hugo e gli eroi di Dumas. Penso anche al Conte di Montecristo che fugge dal carcere per vendicarsi e inseguire l’amore che aveva perso. Sono storie universali e senza tempo, che valgono oggi come secoli fa.

Le storie che racconta sono fondate sui principi: l’impegno, la volontà, la bontà. Come nascono i suoi personaggi? Vengono prima i principi e poi i personaggi o viceversa?

Credo che i principi illumino tutto il romanzo. Sono convinto che un personaggio con dei principi come quelli che lei ha citato contribuisca a creare una maggiore empatia tra lettori e personaggi. A mio avviso è naturale creare dei personaggi che racchiudano in sé virtù come la lealtà, il voler combattere in difesa dei propri figli e della propria famiglia, il voler opporsi alle ingiustizie, tutte le cose che in un modo o l’altro dobbiamo affrontare anche noi nel nostro quotidiano, con le opportune differenze, ricordando che il nemico con cui lottano i miei personaggi nel medioevo non è lo stesso contro cui combattiamo noi oggi. Credo che la stragrande maggioranza dei lettori provi simpatia ed empatizzi con personaggi di sani principi, come quelli che abbiamo già citato. In più se è sfortunato e ha dovuto far fronte ai rovesci del destino meglio ancora.

Infatti nei suoi romanzi ne capitano di tutti i colori. 

Certo, questo è vero, però c’è anche molta gioia. A Hugo capitano anche cose bellissime: riesce ad avere due vigne, una bambina, trova un amore, e anche se a un certo punto perde tutte queste cose alla fine le recupera. Non dimentichiamo che parliamo di un romanzo di avventura e la vita come la vediamo in un romanzo del genere è fatta di colpi di fortuna, di gioie e di disgrazie. Come avrà capito, per me il romanziere d’avventura per eccellenza è Dumas e nei suoi romanzi succede di tutto: i suoi personaggi vengono incarcerati, scappano, conquistano la libertà per poi venire incarcerati di nuovo. Senza i rovesci e le disgrazie, la storia non sarebbe altrettanto avvincente. Però c’è da dire che i personaggi a cui davvero tengo non li uccido.

A un certo punto del romanzo c’è una frase che mi ha fatto riflettere: “Barcellona è in preda al terrore e ognuno pensa ai propri interessi”. Il terrore giustifica una persona a essere egoista?

Il terrore è un’emozione che viene indotta nelle persone dall’esterno. Un sentimento che non possiamo controllare, estraneo alla nostra volontà. Possiamo provare terrore perché so che sta arrivando il re – come succede nel passaggio che lei citava – e potrebbe decidere di tagliarmi la testa. Credo che il terrori porti quasi sempre all’egoismo, anche se abbiamo visto come in una situazione bellica potremmo vedere nascere lo spirito di gruppo e di comunità. Da giovane sono stato nell’esercito e anche se non ho mai combattuto una guerra ricordo quel sacrificarci per la difesa della patria, in una sorta di follia collettiva. Di contro capisco che il terrore generi egoismo, perché una persona terrorizzata è incapace di prendere decisioni conformi al suo carattere, alla sua personalità. Il terrore inibisce la nostra capacità di ragionamento.

 

 

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