“Il principe prigioniero” pubblicata in Italia da Triskell Edizioni, la trilogia firmata da C. S. Pacat ha attraversato i confini del fantasy tradizionale per trasformarsi in un fenomeno emotivo, narrativo e culturale, amatissimo dalle lettrici e costantemente al centro delle conversazioni su BookTok e Instagram.
Non è solo una storia d’amore. Non è solo una saga fantasy. Il principe prigioniero è un racconto di potere, identità, desiderio e sopravvivenza che ha saputo parlare a una generazione di lettrici stanche delle dinamiche semplificate e in cerca di relazioni complesse, ambigue, politiche.
Chi è C. S. Pacat
C. S. Pacat è una scrittrice australiana che ha esordito con Captive Prince nel circuito anglofono, conquistando rapidamente una fandom internazionale. La sua scrittura si distingue per la capacità di unire fantasy politico, tensione erotica e introspezione psicologica, evitando i cliché più prevedibili del genere.
La trilogia de Il principe prigioniero è la sua opera più celebre e ha contribuito in modo decisivo alla diffusione di una narrativa fantasy queer adulta, stratificata, capace di affrontare temi come il consenso, la manipolazione del potere, la costruzione dell’identità e il desiderio come forza trasformativa.
“Il principe prigioniero”
Come ha scritto Publishers Weekly, la saga è «un fantasy sofisticato che sovverte le aspettative del genere, con intrighi politici affilati e personaggi complessi»
Tor.com ha definito Il principe prigioniero «una storia costruita sul potere, sulla fiducia e su una tensione che cresce lentamente, rifiutando risposte facili e moralità semplificate»
In un’intervista al Guardian, C. S. Pacat ha spiegato come la serie «metta al centro potere, consenso e manipolazione politica, sfidando le convenzioni del fantasy romantico»
Il Libro
La forza de “Il principe prigioniero” sta nel suo rifiuto delle scorciatoie narrative. Fin dalle prime pagine del primo volume, C. S. Pacat mette il lettore di fronte a una realtà brutale: Damen, guerriero ed erede legittimo al trono di Akielos, viene catturato, privato del suo nome e della sua identità, e venduto come schiavo di piacere alla corte nemica di Vere.
È una premessa che spiazza, disturba, mette a disagio. E lo fa volutamente. Pacat non edulcora la violenza del potere, non la rende simbolica: la mostra per quello che è, un sistema che umilia, controlla, ridefinisce i corpi e i ruoli. In questo contesto si inserisce Laurent di Vere, principe brillante, manipolatore, pericoloso, costruito come un personaggio che sfugge a ogni lettura immediata.
Il rapporto tra Damen e Laurent è il cuore pulsante della saga, ma non nasce come romance. Nasce come scontro ideologico, come gioco politico, come campo di battaglia psicologico. La fiducia, quando arriva, è conquistata centimetro dopo centimetro, tradimento dopo tradimento. Ed è proprio questa lentezza a rendere la relazione così potente e credibile.
Nel secondo volume, “La mossa del principe”, la saga cambia passo. L’intrigo di palazzo si apre al campo di battaglia, la tensione si fa più ampia, e i personaggi sono costretti a confrontarsi non solo con il nemico esterno, ma con le proprie contraddizioni. Damen, costretto a nascondere la sua vera identità, comincia a guardare Laurent oltre la maschera del carnefice. Laurent, a sua volta, rivela una vulnerabilità mai esibita, ma sempre protetta come un’arma segreta.
“L’ascesa dei re” è il volume della resa dei conti. Politica, guerra e sentimento convergono in una narrazione che non separa mai l’intimo dal pubblico. Il destino dei regni è inseparabile dal destino dei corpi e delle scelte personali. Pacat dimostra qui una maturità narrativa notevole, chiudendo gli archi dei personaggi senza tradire la complessità costruita nei libri precedenti.
La novella Il palazzo d’estate e altre storie funziona come epilogo emotivo: non aggiunge spettacolarità, ma profondità. È uno spazio di respiro, di riconciliazione, in cui il desiderio può finalmente esistere senza la costante minaccia della distruzione.
“Il principe prigioniero” è una saga che ha sconvolto lettrici e social perché non chiede di essere amata facilmente. Chiede attenzione, pazienza, capacità di restare nel disagio. E in cambio offre una delle storie più intense e discusse del fantasy contemporaneo.
È il motivo per cui continua a vivere su Instagram, su BookTok, nelle riletture ossessive e nelle discussioni appassionate. Non è una moda passeggera, ma una saga che ha segnato un prima e un dopo nella narrativa fantasy queer.
Un titolo imprescindibile per chi cerca storie che osano, che non semplificano, che sanno parlare di amore solo dopo aver parlato di potere.
