Il prezzo dei libri è troppo alto? Per gli editori, è al limite della sopravvivenza

Le statistiche sulla lettura in Italia sono, lo ripetiamo da sempre, sconfortanti. Poiché noi di Libreriamo siamo dalla parte dei lettori, ci siamo chiesti se a scoraggiare l'acquisto di libri non sia anche, in questo momento, un'effettiva difficoltà economica delle famiglie...

Negli ultimi anni il prezzo di vendita dei libri è diminuito. Per i professionisti dell’editoria è impossibile pensare di abbassarlo ulteriormente: nessuna voce di costo può essere tagliata senza pregiudicare la qualità del prodotto

MILANO – Le statistiche sulla lettura in Italia sono, lo ripetiamo da sempre, sconfortanti. Poiché noi di Libreriamo siamo dalla parte dei lettori, ci siamo chiesti se a scoraggiare l’acquisto di libri non sia anche, in questo momento, un’effettiva difficoltà economica delle famiglie. Ci siamo dunque confrontati con alcuni professionisti del settore editoriale per scoprire con loro se ci sia un modo di abbassare il prezzo di copertina dei libri. Ne hanno parlato con noi Jacopo De Michelis, editor responsabile della narrativa di Marsilio, Gianluca Mazzitelli, amministratore delegato di Salani, e Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli. Da questo confronto, emerge che gli editori, dal canto loro, fanno quanto è in loro potere e che non può ricadere su di loro lo sforzo di un ulteriore abbassamento dei prezzi. La domande che resta è allora: cosa può fare il Paese, a partire dalle istituzioni, per sostenere libri e lettura?

DA COSA È DATO IL PREZZO DI UN LIBRO – Il prezzo di copertina di un libro naturalmente è dato dalla somma di una serie di costi. Questi definiscono il conto economico di un libro, che tende a determinare quello che dovrebbe essere il prezzo atteso per soddisfare le esigenze di un margine dell’editore. Andando a ritroso, le componenti che concorrono a determinare il prezzo sono: lo sconto praticato al libraio, cioè la parte che diventerà il ricavo lordo della libreria; la quota destinata ai distributori, con cui si intendono sia gli operatori logistici sia quelli che operano un servizio di intermediazione tra editori e librai; l’IVA; la quota che spetta alla parte promozionale. Poi ci sono voci di costo più dirette, che riguardano il prodotto libro in senso stretto: i costi del lavoro redazionale, che variano a seconda del libro; i costi di produzione dell’oggetto fisico – la carta, la stampa etc.; il diritto d’autore; il costo della traduzione se il libro è straniero; i costi di comunicazione.

QUANTO RESTA ALL’EDITORE – La somma delle prime voci, sconto al libraio, distribuzione, IVA e promozione, si assestano attorno al 55% del prezzo di copertina – Mazzitelli parla del 55-60%, De Michelis del 55% e Foglia di “circa metà del prezzo di copertina”. Costi di produzione e diritti devono stare nella soglia del 20% del prezzo di copertina. I costi di comunicazione normalmente sono attorno al 3-4%. Quel che resta è quel che serve all’editore per pagare i propri costi fissi, la propria struttura, i propri oneri finanziari e, auspicabilmente, remunerare il capitale investito dall’azionista.

GLI EDITORI POSSONO ABBASSARE IL PREZZO DI COPERTINA? – Gli editori possono fare qualcosa per abbattere il prezzo di copertina? De Michelis, Foglia e Mazzitelli concordano sul fatto che questo non sia un obiettivo perseguibile dagli editori. “Negli ultimi anni la dinamica dei prezzi è stata tesa già violentemente verso l’abbassamento, complici anche le politiche di prezzo aggressive, e molto efficaci, attuate da Newton Compton, cui ci siamo dovuti adeguare”, afferma De Michelis. Foglia sottolinea questo riguardo un altro aspetto: “Il costo della carta è sceso negli ultimi anni e sicuramente ha aiutato a tenere sotto controllo il prezzo”.
“Più di tanto comunque non si può fare”, prosegue l’editor di Marsilio: “libri che costano meno hanno una cura editoriale e redazionale di minore qualità”.
La preoccupazione per il livello qualitativo dei prodotti editoriali è condivisa anche da Foglia e Mazzitelli. “Non è giusto risparmiare sulle funzioni specificamente editoriali, perché il pubblico si troverebbe in mano dei libri scelti senza un criterio, poco curati o mal tradotti, comunicati senza efficacia”, afferma il direttore editoriale di Feltrinelli.

LA DISTRIBUZIONE – Dove invece si potrebbe intervenire, secondo lui, è la distribuzione: “Credo che sarebbe importante semplificare l’intero apparato distributivo in modo che non pesi eccessivamente sul prezzo finale”.
Per Mazzitelli non ci sono molte possibilità di abbassare le voci di costo. “Il prodotto libro prima di arrivare al lettore ha un numero diverso di passaggi. Ridurli si rifletterebbe probabilmente in un prezzo di copertina più basso, ma non so se questa sia la soluzione. Non credo che un abbassamento del prezzo dei libri sia barattabile con la concentrazione della parte distributiva – secondo il principio ‘meno librerie più grandi’, che poi è quello che con la grande distribuzione ha permesso l’abbattimento dei prezzi di altri beni di consumo. Del resto non vedo molte alternative possibili”.

UNA POLITICA A SOSTEGNO DELLA LETTURA – Se le ragioni degli editori sono in effetti condivisibili, vero è anche, d’altra parte, che in questo momento il potere di acquisto delle famiglie è diminuito. Non si potrebbe pensare a una politica fiscale per favorire la vendita dei prodotti editoriali a prezzi più bassi, in quanto beni culturali di primaria importanza per il Paese? “Gli editori di libri stanno sul mercato solo ed esclusivamente con le proprie forze, senza nessun tipo di aiuto come quello destinato ad esempio ai giornali”, afferma Foglia, che non rivendica aiuti, ma pensa che comunque il Paese dovrebbe porsi il problema di come sostenere libri e librerie.
Il fatto che l’editoria libraria non sia un settore assistito è un bene secondo De Michelis. “Dico no a politiche assistenzialistiche rivolte agli editori, che devono stare sul mercato da soli, benissimo invece se ci sono iniziative per aiutare i lettori a comprare, ma non so quanto siano possibili: l’IVA è già al 4%”. A questo proposito, il direttore editoriale di Feltrinelli evidenzia però un’incongruenza “tra l’Iva che si paga per i libri di carta, che è il 4%, e quella per i libri digitali, che è attualmente al 22%” Un pareggio tra le due potrebbe aiutare la crescita del mercato digitale e favorire l’acquisto di ebook a prezzi più bassi.
“Il problema vero non è tanto quello di aiutare gli editori o di finanziare politiche specifiche sull’acquisto, quanto quello di finanziare una seria politica di promozione della lettura e della cultura in Italia, a partire dai lettori di domani”, sottolinea Mazzitelli.

IL CONFRONTO CON IL MERCATO EUROPEO – Ma i libri da noi costano di più o di meno che nel resto d’Europa? Ogni mercato naturalmente è diverso dall’altro, ha le sue specificità culturali, la sua lingua, la sua legislazione, e questo si riflette sui prezzi, che variano molto da Paese a Paese. “In Francia, per esempio, i prezzi delle novità sono più alti, i tascabili costano meno. L’abbassamento di prezzi che c’è stato da noi negli ultimi anni, però, non ha corrispettivi all’estero”, dichiara De Michelis.
“Io ho il polso della Spagna, che è in una situazione di crisi anche peggiore della nostra, o quanto meno cominciata prima”, afferma Mazzitelli. Ciononostante il prezzo medio dei libri è significativamente più alto”. Secondo Mazzitelli, in generale, mediamente all’estero i libri costano molto di più.
La conferma arriva anche da Foglia: “In Italia i libri sono comunque mediamente più accessibili che in Inghilterra, Francia o Germania”.

15 novembre 2013

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