Il Premio Pulitzer in primo piano sulle pagine di cultura dei quotidiani

RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA - È l'assegnazione del Premio Pultizer per la narrativa ad Adam Johnson per il romanzo ''The Orphan's Master Son'', in italiano ''Il signore degli orfani'', la notizia principale che oggi segnaliamo sulle pagine di cultura dei quotidiani. Paolo Mastrolilli su La Stampa dedica un articolo al Premio e alla School of Journalism della Columbia University...

Paolo Mieli sul Corriere della Sera e Gad Lerner su Repubblica parlano del nuovo libro di Sergio Luzzatto, in cui lo storico riscostruisce un episodio buio della storia partigiana cui avrebbe preso parte Primo Levi


RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA
– È l’assegnazione del Premio Pultizer per la narrativa ad Adam Johnson per il romanzo “The Orphan’s Master Son”, in italiano “Il signore degli orfani”, la notizia principale che oggi segnaliamo sulle pagine di cultura dei quotidiani. Paolo Mastrolilli su La Stampa dedica un articolo al Premio e alla School of Journalism della Columbia University, che assegna i Pulitzer, soffermandosi sui cambiamenti che verranno introdotti dal prossimo agosto nel programma di insegnamento. Del Pulitzer scrivono anche Alessandro Farkas sul Corriere della Sera, Matteo Sacchi su il Giornale e Repubblica. Segnaliamo inoltre gli articoli di Paolo Mieli sul Corriere della Sera e di Gad Lerner su Repubblica dedicati al saggio di Sergio Luzzatto, “Partigia. Una storia della Resistenza”, in cui lo storico ricostruisce l’esperienza di Primo Levi nella banda di partigiani di cui faceva parte e impone una rilettura della storiografia sulla Resistenza e dei suoi tabù. Il Messaggero dedica un articolo a firma di Leonardo Jattarelli al Premio Strega, nel giorno in cui il direttivo annuncerà i nomi dei dodici candidati a entrare nella cinquina dei finalisti. Intervengono il presidente Tullio De Mauro, l’editore Elido Fazi, gli autori Emanuele Trevi e Walter Siti, che discutono la proposta di un voto popolare su internet.

IL PULITZER E LA SCHOOL OF JOURNALISM – Come riportate nell’articolo di Mastrolilli, “Pultizer lancia il giornalista multimediale”, Nick Lemann, presidente uscente della School of Journalism della Columbia, ha annunciato sabato che dal prossimo agosto la Facoltà non includerà più il corso RW1 (Reporting and Writing 1), “la pietra angolare su cui per oltre un secolo si è retta la scuola fondata da Joseph Pultizer”. Si insegnerà ancora come raccogliere le informazioni e come scrivere un articolo, ma questo insegnamento avrà un altro nome, “e sarà legato alla capacità di ogni studente di esprimersi  con qualunque tipo di media: scrittura, foto, video, audio, da stampare sulla carta, offrire su internet e social network in tutte le loro forme, trasmettere in televisione o radio. L’allievo”, scrive ancora Mastrolillo, “diventerà una macchine in grado di funzionare in qualunque situazione e qualunque newsroom”. Un cambiamento, questo, imposto dalle nuove tecnologie e dalla rete, che hanno trasformato il giornalismo in un’attività molto più “olistica” e pervasiva, condotta attraverso una pluralità di messi e canali di informazione contemporaneamente.


IL NUOVO SAGGIO DI SERGIO LUZZATTO
– Sul Corriere Paolo Mieli presenta in maniera molto esaustiva i contenuti del nuovo lavoro di Sergio Luzzatto, “Partigia . Una storia della Resistenza”, che uscirà a breve per Mondadori. Qui lo storico si sofferma su un passaggio de “Il sistema periodico” di Primo Levi, rimanendo colpito dal fatto che l’autore dedichi solo 4 pagine su 238 al racconto della Resistenza. La ragione di tale “avarizia narrativa”, secondo Luzzatto, è da rinvenirsi in un passaggio di questo stesso libro, contenuto in quelle stesse pagine. Dodici righe riportate sia da Mieli sia da Gad Lerner su Repubblica, in cui si parla di un “segreto brutto” che Levi e i suoi compagni condividevano, “lo stesso segreto”, scrive Levi, “che ci aveva esposti alla cattura, spegnendo in noi, pochi giorni prima, ogni volontà di resistere, anzi di vivere.” Secondo quanto raccontato dallo stesso Levi, infatti, la banda partigiana di cui faceva parte e che fu catturata la mattina del 13 dicembre 1943 in Val d’Aosta– l’inizio dell’esperienza di deportazione e internamento dell’autore ad Auschwitz – non compì mai azioni di rilievo nel periodo in cui lui vi militò. Si trattava di uomini disorganizzati, piagati inoltre da quel “segreto” cui allude, da quella colpa. Luzzatto individua quella colpa nell’esecuzione sommaria, la mattina del 9 dicembre 1943, di due giovani compagni da parte degli altri partigiani: “il diciottenne Fulvio Oppezzo di Cerrina Monferrato (nome di battaglia “Furio”) e il diciassettenne Luciano Zabaldano di Torino (nome di battaglia “Mare”)”, precisa Mieli. Questi vennero giustiziati per furti compiuti ai danni dei valligiani, scontando una condanna eccessiva rispetto alla loro colpa.In seguito, alla fine della guerra, la retorica della Resistenza ne fece degli eroi, dei martiri immolotai alla causa dell’antifascismo e uccisi dai loro oppositori.


LA LETTURA DI GAD LERNER
– Amareggiato da questo libro si dichiara Lerner, che nel suo articolo su Repubblica  scrive: “È certo avvincente il suo racconto [di Luzzatto] dei partigiani e dei loro persecutori tra le valli alpine e la pianura, ma non aggiungerebbe nulla di nuovo sul piano della ricostruzione storica e del giudizio morale, non sfiorasse in veste di comprimario marginale uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento”. Secondo Lerner, la reticenza di Levi riguardo a quell’episodio non è colpevole omissione, ma deriva da una valutazione equilibrata e ragionata dei fatti, dal carattere sempre razionale delle ricostruzioni di Levi, anche quando si tratta di ritrarre i carnefici del lager. “Stiamo parlando di un intellettuale sempre misurato nei suoi giudizi storici, a costo di tenersi dentro il suo tormento, proprio perché sentiva il dovere di restituire un giusto senso delle proporzioni agli avvenimenti immani di cui era stato testimone”. Se Levi non parlò mai esplicitamente dell’episodio del 9 dicembre fu per questa ragione, e non, come ipotizza Luzzatto, per pagare pegno allaretorica della Resistenza, che imponeva di non parlare delle violenze di cui questa si era macchiata.

LA DISCUSSIONE SUL PREMIO STREGA – Tornando sulle polemiche riguardo al Premio Strega e all’eccessivo peso che le case editrici avrebbero nell’assegnazione di questo riconoscimento, Jattarelli nel suo articolo su Il Messaggero fa una proposta. “Dunque, proprio oggi, nella giornata della selezione dei 12 candidati alla cinquina dell’edizione 2013, riflettiamo: e se il voto dello Strega dal prossimo anno fosse aperto ‘anche’ al popolo del web, cioè quello della stragrande maggioranza dei lettori che potrebbero scegliere i loro candidati, e successivamente votare la cinquina e decretare il vincitore?” La risposta di Tullio De Mauro, riportata dal giornalista, è piuttosto caustica: “Mi sta parlando di lettori, in Italia. Ma lo sa quanti lettori ci sono nel nostro Paese? E allora su, non scherziamo”. Per Trevi, questo “non cambierebbe le cose […] e poi non sarebbe un’idea di prestigio per un premio come lo Strega”. Secondo Elido Fazi invece “il voto popolare ci vorrebbe proprio”, mentre resta sul vago Walter Siti, che dichiara di non aver mai pensato a un’eventualità del genere.

LE ALTRE NOTIZIE – Tra le altre notizie, segnaliamo ancora su La Stampa l’intervista di Anna Masera all’ingegnere informatico newyorkese Robert Kahn, uno dei padri di internet, sui temi della democrazia elettronica e del futuro di internet, di cui Kahn discuterà oggi a Biennale Democrazia. Su Repubblica, l’articolo di Piergiorgio Odifreddi sul libro del matematico Cédric Villani, “Il teorema vivente. La mia più grande avventura matematica”. Su il Giornale, l’articolo di Stefania Vitrulli “Icone, tweet, riscritture. Aiuto, il romanzo è diventato liquido”, sulle nuove sperimentazioni nel campo della “narrativa 2.0”, e quello di Alessandro Gnocchi “La cultura di destra è solida e vivace. Ma i politici lo sanno?” Su Libero Claudia Gualdana presenta il libro di Philip Dick, “Il cerchio del robot”, in uscita in Italia, ed Emilio Rivolta parla di “Una foto, un delitto”, volume revisionista sulla Seconda guerra mondiale di Nicola Marini.

16 aprile 2013

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