”Il Milionario” di Per Walöö e Maj Siöwall, la crisi del welfare state scandinavo e le radici del ”giallo nordico”

Un tributo al giallo nordico e ai suoi fondatori da parte del critico-giudice Alessandro Centonze. Il giudice presso il Tribunale di Catania dedica alcune brevi riflessioni al libro ''Il milionario'' di Per Walöö e Maj Siöwall, recentemente pubblicato dalla Casa editrice Sellerio di Palermo nella collana ''La memoria'', e rende omaggio ai due Autori svedesi, che sono giustamente riconosciuti come gli antesignani del ''giallo nordico''...

Siamo in piena estate, impazzano i gialli balneari e riesplode la moda, mai tramontata, del “giallo nordico”, a cui vorrei dedicare alcune brevi riflessioni, nell’accingermi a recensire il bellissimo volume intitolato “Il milionario” di Per Walöö e Maj Siöwall, recentemente pubblicato dalla Casa editrice Sellerio di Palermo nella collana “La memoria”.

Per Walöö e Maj Siöwall sono state una delle coppie – nella vita come nella letteratura – più famose della scena letteraria scandinava degli anni Sessanta e al loro binomio si deve la nascita di un genere narrativo che viene comunemente denominato, con una formula giornalistica particolarmente efficace, “giallo nordico”; questo fortunatissimo sodalizio aveva inizio nel 1962 con il loro matrimonio e cessava nel 1975 con la morte improvvisa di Per Walöö. Per la verità, “Il milionario” di Per Walöö e Maj Siöwall, più che una raccolta di racconti e note biografiche, rappresenta una sorta di omaggio letterario della Casa editrice Sellerio ai due Autori svedesi, che sono giustamente riconosciuti come gli antesignani del “giallo nordico” e che, per questa ragione, al di là delle loro indubbie qualità letterarie, meritano di essere ricordati.

Il “giallo nordico” è un genere letterario che gode di grande fortuna nel nostro Paese, rappresentando un’isola felice di un settore editoriale già di per sé particolarmente fortunato, costituito dal genere noir, che da quasi un ventennio domina le classifiche di vendita italiane, conoscendo – a partire da Andrea Camilleri, al quale tra l’altro va anche il merito di avere riscoperto i nostri Autori – un successo inarrestabile. La fortuna del “giallo nordico”, oltre che alla bravura degli Autori che lo rappresentano nel panorama editoriale internazionale, consegue anche al fatto di possedere delle sue peculiarità culturali che lo differenziano dal genere noir di ispirazione tradizionale, sulle quali di qui a breve ci si soffermerà. Nel nostro Paese, il merito di tale scoperta letteraria è certamente da attribuire alla Casa editrice Marsilio di Venezia che, sulla scia del successo planetario di Henning Mankell e del ciclo di romanzi incentrati sulla figura del commissario Kurt Wallander, ha consentito ai lettori italiani di scoprire un mondo letterario nuovo e affascinante, composto da Autori sconosciuti al grande pubblico ma di grande valore, come Arne Dahl, Åsa Larsson, Camilla Läckberg, John Ajvide Lindqvist, Liza Marklund, Leif G.F. Persson. 

In questa cornice, innanzitutto, il “giallo nordico” si caratterizza per la sua ambientazione geografica scandinava – generalmente svedese, più raramente norvegese, quasi mai finlandese – e per la bellezza degli scenari, urbani e naturalistici, dei suoi racconti, sconosciuti ai lettori italiani e per questo affascinanti ed esotici. Basti pensare alla fortunatissima trilogia “Millennium” dello scomparso Stieg Larsson, ambientata a Stoccolma; alla saga del commissario Kurt Wallander ideata da Henning Mankell, ambientata nella Scania svedese; alle ambientazioni di incomparabile bellezza polare dei romanzi di Åsa Larsson.

Questa sua peculiarità culturale è anche la conseguenza dell’abilità letteraria dei suoi Autori che hanno dato vita a figure impareggiabili di investigatori che rivaleggiano con i personaggi più famosi della letteratura noir di questo secolo, anche se quello che da cui tutti sembrano trarre ispirazione, per loro stessa ammissione, è il Jules Maigret di George Simenon. Estranei agli Autori scandinavi che abbiamo citato sembrano invece i modelli dell’hard boiled statunitense – e naturalmente Dashiell Hammett e Raymond Chandler – tanto amati dagli Autori nostrani, Gianrico Carofiglio e Massimo Carlotto in testa.

    
Il “giallo nordico” merita anche di essere segnalato per un’altra e probabilmente più significativa ragione, costituita dal fatto che gli Autori che ne alimentano le fila utilizzano gli schemi letterari giallistici per raccontare il malessere di una società che il mondo occidentale prende a modello incomparabile di welfare state, ma che presenta al suo interno un elevato grado di insofferenza, individuale prima ancora che sociale, che Per Walöö e Maj Siöwall, per primi, già nel corso degli anni Sessanta, sono riusciti a cogliere, descrivendolo mirabilmente nel ciclo di racconti intitolati “Romanzo di un crimine”, incentrati sulla figura dell’ispettore capo della squadra omicidi di Stoccolma Martin Beck. In questo caso, il riferimento al “crimine” del titolo del ciclo, utilizzato dagli stessi Autori svedesi, mira a descrivere le ragioni individuali e sociali che, di volta in volta, spingono l’assassino, al culmine del suo stato di disagio personale, a commettere il delitto indagato da Beck e dai suoi disincantati collaboratori, tra i quali spiccano per la loro apparente incompatibilità personale Lennart Köllberg e Gunvald Larsson.

La saga dell’ispettore Martin Beck e dei suoi collaboratori della squadra omicidi di Stoccolma si articola in dieci romanzi in larga parte pubblicati dalla Sellerio – anche se purtroppo non nella loro originaria successione cronologica – e si colloca in questa prospettiva culturale e meta-letteraria; tutto ciò è riassunto benissimo nelle parole di Per Wahlöö che, a proposito della fortuna inaspettata di questo ciclo di romanzi, ha riferito di avere puntato alla creazione di una sorta di «scalpello per sventrare il sedicente “welfare state” di tipo borghese, ideologico, pauperistico e moralmente discutibile». 

 

In termini analoghi si esprime Andrea Camilleri, che è il riscopritore dei libri di Per Walöö e Maj Siöwall, già pubblicati da Garzanti nei primi anni Settanta, nella prefazione di uno dei romanzi più belli del ciclo di Beck, intitolato “Omicidio al Savoy”, quando, nel distinguere la figura letteraria di Jules Maigret da quella di Martin Beck, alla quale peraltro i nostri Autori, si sono evidentemente ispirati, osserva: «Nella coppia invece il contesto socio-politico-eonomico della società svedese è l’humus indispensabile allo svolgersi dell’indagine. La critica serrata di Maj e Per alla socialdemocrazia del loro paese mostra il rovescio di una medaglia che ai nostri occhi appariva perfettamente lucida». In questo contesto, letterario e meta-letterario, si colloca anche l’ultimo volume di Per Walöö e Maj Siöwall, che raccoglie alcuni scritti pubblicati tra il 1949 e il 1994, edito dalla Sellerio nella collana “La memoria” e intitolato “Il milionario”.

 

Come si è detto, questo volume non è dedicato alle indagini dell’ispettore Martin Beck e dei suoi collaboratori della squadra omicidi di Stoccolma, ma raccoglie racconti e lettere dei due giornalisti-scrittori scandinavi, fornendo un punto di vista indispensabile per quanti vogliono entrare nella loro psicologia e comprendere le raffinate atmosfere da cui trae origine il ciclo intitolato “Romanzo di un crimine”. Questo volume raccoglie alcuni racconti scritti a due mani da Per Walöö e Maj Siöwall, intitolati “L’ultimo viaggio” (1962), “Il milionario” (1970), “Il dado di bordo” (1966), “Il capitano” (1972); un racconto scritto dal solo Per Walöö, intitolato “Vent’anni dopo” (1949); un racconto scritto dalla sola Maj Siöwall, intitolato “Non era ieri” (1994); e una nota biografica inviata da Per Walöö a Maj Siöwall, intitolata “Dove? Come? Quando? Perché? Chi?” (1969).

L’originalità dell’operazione editoriale selleriana, a mio parere, è dovuta al fatto che ci presenta racconti di ambientazione non giallistica e prevalentemente marittima, che potrebbero spiazzare gli affezionati del ciclo romanzesco dell’ispettore Martin Beck, ma che descrivono un campionario di personaggi fortemente calati nella realtà svedese, fornendo un punto di vista insostituibile per comprendere il mondo descritto nel “Romanzo di un crimine”, nella cornice del racconto di viaggio, che è uno dei temi cari ai nostri Autori. Questa ambientazione marittima e il riferimento al mare come fondamento plurisecolare della stessa vita scandinava, però, fuoriesce dallo schema dei racconti di viaggio tradizionali – per intenderci alla Conrad – ponendo i personaggi di Per Walöö a Maj Siöwall in uno spazio letterario diverso, dove il viaggio è il pretesto per descrivere la solitudine esistenziale dei protagonisti e rievocare nostalgicamente il passato e una realtà sociale ormai inesistenti, perché soffocati dalle pervasive dinamiche del welfare state scandinavo; tipica, in questa direzione, è l’apertura del racconto di formazione di Per Walöö, intitolato “Vent’anni dopo”, che così si apre: «Il mondo, come si sa, è pieno di delusioni».

      
Su tutti i racconti si staglia il bellissimo “Non era ieri…” di Maj Siöwall, che descrive in modo esemplare quel disagio sociale tipico del mondo svedese e che costituisce il fondamento dello stesso ciclo narrativo incentrato sulla figura di Martin Beck, contrapponendo la borghese annoiata Netta alla senza tetto disperata Blomman, che da giovani avevano frequentato lo stesso istituto scolastico e che la vita aveva condotto su sponde sociali opposte, con una conclusione che da sola vale l’intero volume. Nel descrivere l’accidentale morte di Blomman, con la sua scomparsa tra le acque gelide del porto di Stoccolma dopo una maldestra caduta dovuta alla banchina gelata, nell’indifferenza di Netta che l’aveva incontrata per caso venti minuti prima, Maj Siöwall conclude drammaticamente: «Blomman non era esistita per quarant’anni, poi all’improvviso era comparsa per venti minuti, e adesso era sparita di nuovo. Era semplicemente così».
Consiglio a tutti i lettori di leggere il bellissimo “Il milionario” di Per Walöö e Maj Siöwall per sfuggire alla noia delle stereotipate letture estive e comprendere le ragioni del successo planetario dei “gialli nordici” e della fortuna del ciclo di romanzi intitolati “Romanzo di un crimine” incentrati sulla figura dell’ispettore capo della squadra omicidi di Stoccolma Martin Beck.

 

Alessandro Centonze

 

10 luglio 2012

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