I grandi (non solo metaforicamente) classici che vale la pena leggere

In un precedente articolo ci eravamo occupati di alcuni grandi capolavori alla portata anche dei lettori meno forti, classici con meno di duecento pagine che anche il più pigro non avrebbe avuto scuse per non leggere. Ecco invece ora una classifica, tratta da Flavorwire, di opere di peso e volume ben più consistente...

Da “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust a “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak, ecco una selezione di opere monumentali che valgono tutto il tempo richiesto dalla lettura

MILANO – In un precedente articolo ci eravamo occupati di alcuni grandi capolavori alla portata anche dei lettori meno forti, classici con meno di duecento pagine che anche il più pigro non avrebbe avuto scuse per non leggere. Ecco invece ora una classifica, tratta da Flavorwire, di opere di peso e volume ben più consistente, che richiedono un’immersione profonda e totalizzante nell’universo letterario, ma che valgono assolutamente il tempo richiesto dalla lettura. Storie meravigliose, senza tempo, che ogni booklover dovrebbe assolutamente conoscere. Eccone una selezione…

“Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust (4215 pagine)
Ci sono grandi romanzi, e poi c’è “Alla ricerca del tempo perduto”. È l’opera più imponente di Marcel Proust, pubblicata in sette volumi. Si colloca tra i massimi capolavori della letteratura universale per l’ambizione letteraria e filosofica che ha l’autore di intuire l’essenza del tempo per cercare di fuggirne il corso.

“Guardami” di Jennifer Egan (544 pagine)
Al secondo posto, il premio Pulitzer Jennifer Egan. Nel suo romanzo Egan esplora una delle ossessioni della cultura contemporanea: l’immagine.

“Conversazione nella cattedrale” di Mario Vargas Llosa (608 circa)
Questo è uno dei libri più importanti della letteratura Sudamericana degli anni Sessanta. Llosa avrebbe vinto il Nobel più tardi nella sua carriera, tuttavia questo è uno dei capolavori più belli dell’autore peruviano.

“Middlemarch” di George Eliot (880 pagine)
“Middlemarch” è un romanzo di George Eliot, pseudonimo di Marie Anne Evans, suo settimo e penultimo romanzo. L’opera è ambientata a Middlemarch, città di fantasia dell’Inghilterra centrale, ed ha per oggetto una grande varietà di temi come lo status delle donne, il matrimonio, l’idealismo e gli interessi personali, la religione e l’ipocrisia.

“J.R.” di William Gaddis (752 pagine)
Vincitore del National Book Award for Fiction, Gaddis ha fatto un lavoro brillante, trasformando il sogno americano. Il protagonista è un undicenne che ha imparato a sufficienza come funziona il mercato azionario durante una gita scolastica da costruirsi un impero finanziario.

“Don Chisciotte” di Miguel De Cervantes (992 pagine)
Dopo il suo debutto nel Seicento, questo capolavoro spagnolo rimane tuttora uno di quei libri che deve assolutamente essere letto. Una curiosità? Guccini ha reso protagonista di una omonima canzone questo eroe… e la sua battaglia con i mulini a vento.

“David Copperfield” di Charles Dickens (736 pagine)
Nella precedente carrellata dei classici, avevo già citato Dickens con il suo “Canto di Natale”, uno dei miei libri preferiti. Eccolo ora ricomparire con la sua opera più autobiografica.

“Le Istruzioni” di Adam Levin (1026 pagine)
Un grande romanzo che racconta la giovinezza, la ribellione e le tendenze messianiche. Surreale e stravagante.

“Albero di fumo” di Denis Johnson (720 pagine)
Questo romanzo, ambientato durante la guerra del Vietnam, è una delle più grandi opere di uno degli autori contemporanei più brillanti d’America.

“Vita e destino” di Vasilij Grossman (896 pagine)
Una delle più grandi opere della letteratura russa del XX secolo, facilmente assimilabile al valore di storico e letterario di Guerra e Pace.

“Il ragazzo giusto” di Vikram Seth (1488 pagine)
Ambientato nel 1950 a Bombay, il romanzo di Seth narra la ricerca di un marito adatto per Lata.  Ma cosa accade se la protagonista si ribella all’usanza dei matrimoni concordati?

“Via col vento” di Margaret Mitchell (1472 pagine)
Impossibile togliersi dalla mente l’interpretazione di Rossella O’Hara e Clark Gable, ma come non rivivere questa struggente vicenda anche tra le pagine di uno dei romanzi di più popolari della storia americana?

“Infinite Jest” di David Foster Wallace (1104 pagine)
Realistico, satirico, “Infinite Jest” tocca argomenti diversi, quali il tennis, come metafora dell’agonismo nella società americana, la dipendenza da stupefacenti, gli abusi sui minori e la pubblicità e l’intrattenimento popolare.

“I Miserabili” di Victor Hugo (1488 pagine)
Uno dei più grandi capolavori del XIX secolo, un classico forse più noto per i suoi numerosi adattamenti teatrali e cinematografici.  

“Ulisse” di James Joyce (736 pagine)
Ulisse è il trionfo del flusso di coscienza, la storia di una giornata di un gruppo di abitanti di Dublino che, incrociando i propri destini, ne determinano lo svolgimento.

“Guerra e pace” di Lev Tolstoj (1296 pagine)
“Guerra e pace” potrebbe essere il più grande romanzo mai scritto. Monumentale nella forma e nei contenuti.

“Gli ambasciatori” di Henry James (544 pagine)
Un romanzo cupamente umoristico che racconta il Paese natale dell’autore, l’America, e la sua patria d’adozione, la Francia e in particolare Parigi.

“Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk (688 pagine)
Il premio Nobel ha una strana capacità di saltare tra le diverse influenze e scrivere in toni e stili diversi, con ogni libro. Con “Il mio nome è rosso”, regala sprazzi di Joyce, Borges e Kafka per raccontare una storia ambientata nell’Impero Ottomano nel XVI secolo.

“Moby Dick” di Herman Melville (704 pagine)
È considerato il capolavoro di Melville e uno dei più noti libri della letteratura universale. Ismaele narra in prima persona la sua avventura sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene. La snervante attesa dell’incontro con il cetaceo offre al narratore l’occasione di meditazioni scientifiche, religiose e filosofiche.

“Il dottor Zivago” di Boris Pasternak (704 pagine)
Censurato e proibito nell’URSS a causa della sua posizione in merito alla Rivoluzione d’Ottobre, l’opera magna di Pasternak si svolge tra la rivoluzione russa e la Seconda guerra mondiale e regalò al suo autore il premio Nobel per la letteratura.

Francesca Tommasi

6 febbraio 2014

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