I figli dell’odio è il titolo del nuovo libro di Cecilia Sala, in uscita il 2 settembre 2025 per Mondadori, ma che si può già prenotare nei principali bookstore on line e nelle librerie italiane. Dopo il successo di L’incendio, che aveva dato voce a una generazione segnata dalle crisi in Ucraina, Afghanistan e Iran, Sala torna con un reportage che scava nelle radici di uno dei conflitti più complessi e drammatici del nostro tempo: quello mediorientale.
Il libro racconta Israele, Palestina e Iran attraverso la prospettiva delle persone che vivono quotidianamente in territori segnati dalla guerra, dalla repressione e dalla paura. Non è un’analisi astratta, ma una narrazione viva, costruita con il rigore dell’inchiesta e l’intensità della testimonianza diretta.
Cecilia Sala, che ha vissuto in prima persona le tensioni della regione, offre un ritratto lucido e spietato di ciò che sta accadendo in una delle zone più instabili del Pianeta. Il Medio Oriente emerge come un crocevia di destini e memorie in conflitto, ma anche come il luogo in cui si formano le linee di frattura che potrebbero definire il futuro del mondo.
Un viaggio tra radicalizzazione, distruzione e umiliazione
I figli dell’odio segue tre grandi traiettorie narrative. La prima è quella della radicalizzazione israeliana, un fenomeno che attraversa la società e che, negli ultimi anni, ha reso sempre più fragile l’idea di convivenza. Sala ci porta tra chi vive ogni giorno in insediamenti circondati da barriere, raccontando come la paura e la rabbia abbiano trasformato intere comunità.
La seconda direttrice è la distruzione del tessuto palestinese, osservata da vicino nei campi profughi e nelle città sotto assedio. È un racconto che si concentra sulle persone, su famiglie che hanno perso tutto, su giovani che crescono senza altra prospettiva se non quella di un conflitto senza fine.
Infine, l’autrice ci conduce in Iran, paese cruciale nello scacchiere mediorientale, dove l’umiliazione collettiva inflitta da un regime oppressivo convive con il coraggio di chi si ribella ogni giorno. Sala intreccia testimonianze di studenti, attivisti e madri che hanno visto i propri figli finire in carcere, rivelando un Paese sospeso tra repressione e voglia di rinascita.
Nelle pagine del libro non ci sono scorciatoie narrative. Cecilia Sala racconta il Medio Oriente con una scrittura cruda ma profondamente empatica. Il libro è segnato dalla sua esperienza personale, l’essere una grande narratrice e l’esperienza dell’arresto a Teheran, avvenuto nel dicembre 2024.
La detenzione nel carcere di Evin ha aggiunto una dimensione sicuramente più empatica al lavoro svolto, nella consapevolezza che chi subisce una costrizione ingiustificata finisce per comprendere la barbarie umana.
Generazioni spezzate dal conflitto
Uno dei punti di forza di I figli dell’odio è la capacità di leggere i conflitti attraverso gli occhi delle nuove generazioni. In Israele, una gioventù cresciuta tra muri, propaganda e paura sembra aver smarrito la fiducia nella pace.
In Palestina, i ragazzi che hanno conosciuto solo checkpoint e bombardamenti scelgono la resistenza come unica forma di identità, alimentando un ciclo di dolore che si trasmette di padre in figlio.
In Iran, le ragazze che sfidano il regime a viso scoperto incarnano una ribellione che è insieme politica e culturale, una rivoluzione silenziosa che attraversa le case, le scuole e le strade.
Il libro si prefigge di a guardare in faccia una realtà spesso semplificata dai media. I conflitti non sono soltanto il risultato di decisioni politiche, ma il prodotto di ferite storiche, tradizioni radicate e traumi collettivi che si accumulano e si tramandano. Cecilia Sala invita a conoscere le storie dietro le statistiche, a dare un volto a chi vive intrappolato in una storia che sembra non avere fine.
Chi è Cecilia Sala
Cecilia Sala, nata a Roma nel 1995, è oggi riconosciuta come una delle giornaliste italiane più autorevoli della sua generazione. La sua carriera è segnata da un approccio diretto, rigoroso e internazionale: ha raccontato conflitti e crisi politiche in luoghi come Afghanistan, Ucraina, Iran, Venezuela e Sud Sudan, distinguendosi per la capacità di trasformare eventi complessi in storie comprensibili, senza mai rinunciare alla profondità analitica.
Dopo aver mosso i primi passi nel giornalismo televisivo con programmi come Servizio Pubblico e Otto e mezzo su LA7, è diventata una firma stabile de Il Foglio, affermandosi come reporter capace di coniugare inchiesta e narrazione. Parallelamente, con il podcast quotidiano Stories di Chora Media, ha introdotto in Italia un nuovo modo di fare informazione: episodi brevi ma densi di contenuto, che ogni giorno accompagnano migliaia di ascoltatori offrendo uno sguardo internazionale su notizie spesso trascurate dai grandi media.
Il suo stile, caratterizzato da sintesi, chiarezza e attenzione al lato umano degli eventi, le ha permesso di conquistare una platea trasversale, dai lettori più giovani agli appassionati di giornalismo narrativo. Negli anni, Sala ha costruito una reputazione fondata su credibilità, coraggio e capacità di innovazione nel linguaggio giornalistico, diventando un punto di riferimento per chi cerca un’informazione indipendente e accurata.
I libri di Cecilia Sala
Polvere: il caso Marta Russo, l’esordio narrativo di Cecilia Sala
Il suo esordio nel mondo editoriale è stato con Polvere. Il caso Marta Russo (Mondadori, 2021), scritto insieme a Chiara Lalli e tratto dall’omonimo podcast di grande successo, Cecilia Sala ha realizzato una delle più accurate contro-inchieste della cronaca nera italiana. Il libro riapre il caso dell’omicidio avvenuto nel 1997 all’Università La Sapienza di Roma, mettendo in discussione la “verità processuale” e offrendo una ricostruzione basata su documenti originali, registrazioni e testimonianze inedite.
Polvere non è solo un’inchiesta giudiziaria: è anche una riflessione sulla relazione tra media, giustizia e opinione pubblica. La scrittura di Sala e Lalli trasforma una vicenda intricata in un racconto scorrevole e coinvolgente, dimostrando come il giornalismo narrativo possa illuminare le zone d’ombra di un caso che ha segnato un’epoca.
Questo lavoro ha consolidato la reputazione di Sala come voce capace di unire rigore investigativo e narrazione emotiva, aprendo la strada ai suoi reportage internazionali.
L’incendio: la consacrazione di una voce internazionale
Con L’incendio. Reportage su una generazione tra Iran, Ucraina e Afghanistan (Mondadori, 2023), Cecilia Sala ha confermato il suo ruolo di giornalista e narratrice di crisi globali. Il libro raccoglie testimonianze dirette di giovani che vivono in tre dei territori più instabili del pianeta, restituendo un ritratto corale di una generazione che cresce tra guerre, rivoluzioni e repressioni.
Sala racconta l’Afghanistan caduto nelle mani dei talebani, l’Ucraina devastata dall’invasione russa e l’Iran delle proteste di piazza, dove le donne guidano una lotta civile senza precedenti. Lo fa con una scrittura essenziale ma cinematografica, capace di mettere il lettore accanto ai protagonisti.
L’incendio è stato accolto dalla critica come un’opera necessaria per capire il presente, e ha consolidato Sala come una delle voci più influenti del giornalismo italiano. Il successo di pubblico, alimentato anche dal podcast Stories, ha segnato il passaggio dell’autrice verso una dimensione internazionale, anticipando il lavoro di ricerca e il coraggio che caratterizzano I figli dell’odio.
Un libro che aiuta a capire, ed uno stimolo a guardare oltre
I figli dell’odio è il frutto di un lavoro che unisce rigore giornalistico, immersione sul campo e una straordinaria capacità narrativa. Cecilia Sala offre al lettore un quadro lucido e complesso del Medio Oriente contemporaneo, frutto di anni di esperienza, di viaggi in prima persona nei luoghi del conflitto e di un approccio che sa ascoltare prima di raccontare. Ogni pagina restituisce l’intensità di un mestiere che si misura con il rischio, con il dolore e con la necessità di dare voce a chi non ce l’ha.
Eppure, proprio la profondità di quest’opera deve evidenziare che il giornalismo, anche nella sua forma più accurata, è sempre una prospettiva, un punto di vista che riflette la sensibilità, la ricerca e il percorso dell’autrice.
Non per questo è meno vero. Al contrario, è proprio questa consapevolezza a renderlo prezioso. Cecilia Sala costruisce un mosaico che apre varchi di comprensione, mostra ciò che spesso resta invisibile e offre strumenti per leggere il presente con maggiore chiarezza.
La forza di libri come questo sta nella capacità di stimolare il pensiero critico, invitando il lettore a non fermarsi alla superficie, ma a cercare altre fonti, confrontare narrazioni, approfondire. È un invito a leggere con lentezza, a osservare con attenzione, a riconoscere che dietro ogni notizia c’è una storia che merita ascolto.
In questo senso, I figli dell’odio non è solo un reportage, ma un’opera di responsabilità culturale. Possiamo considerare il libro una delle mappe per orientarsi in un mondo frammentato, che dimostra come il giornalismo, quando è fatto con coraggio e rispetto, possa diventare strumento di conoscenza e coscienza collettiva.
Facendo sempre attenzione, per rimanere nello spirito di Cecilia Sala, che ogni racconto ha la fortuna di essere uno dei punti di vista. Ecco perché la via della conoscenza richiede l’ascolto esponenziale delle voci coinvolte, al fine di avvicinarsi sempre di più alla verità.